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Parole d'odiodi Sara Franchino - 22 agosto 2006 «Sono parole che trasudano d'odio». Il commento del direttore di Qn Giancarlo Mazzuca è l'unico possibile dopo la pubblicazione a pagamento del manifesto dell'Ucoii, l'Unione Comunità e Organizzazione Islamica in Italia. Il paragone storicamente immotivato e privo di connessione tra Israele e Nazismo, tra Marzabotto e Gaza non può che essere letto in tali termini. Ma a differenza della sorpresa che simili aggressive e disconnesse affermazioni hanno suscitato in gran parte dell'opinione pubblica, non portano in sé alcun elemento di novità. Che una parte del mondo islamico non accetti l'esistenza dello stato d'Israele è fatto risaputo. Che gran parte della comunità islamica non provi sentimenti amichevoli nei confronti degli israeliani è comprovato giorno dopo girono dalla cronaca. Quella stessa cronaca la quale annovera episodi di tremenda tragicità che proprio ultimamente hanno toccato in prima persona anche nostri connazionali. Angelo Frammartino forse non è stato ucciso proprio a causa di quell'odio che i palestinesi covano nei confronti di Israele, in quanto concepito come il frutto di un'insana e forzata costruzione occidentale? Quest'ultima dichiarazione a chiare lettere dell'Ucoii non ha dunque fatto che esplicitare frasi sentite e risentite, cui gli islamici integralisti vengono educati fin dalla più tenera età. Rispecchia un modo semplicistico di pensare che inverte i nessi di causa ed effetto in un continuo falso e superficiale stravolgimento della realtà. E' la conseguenza di una prospettiva negativamente manichea, fatta esclusivamente di buoni (i fedeli asserviti) e cattivi assoluti da abbattere con qualsiasi mezzo. Di una visione distorta della realtà in cui non c'è spazio per l'umano rispetto della persona in quanto tale, in cui non trova attuazione quel messaggio di amore fraterno che Cristo diffuse fra gli uomini. Per verità di cronaca non si può inoltre passare sopra con indifferenza al fatto che tali pericolosi sentimenti di odio vengono recepiti e fatti propri a livello derivato, con un'intensità dunque certamente inferiore, negli ambienti della sinistra antagonista. Da parte, quindi, di quelle frange rosse sempre pronte in ogni occasione ad avanzare la propria critica aprioristica contro il nemico imperialista americano o contro quella che senza un'indagine approfondita sulle motivazioni viene giudicata la crudeltà israeliana. Talché lo scontro politico si trasfigura spesso in un'azione contro la propria civiltà, che non tiene conto del difficile e pericoloso momento storico che l'Occidente è chiamato a vivere, costretto sempre all'erta a fronteggiare i rischi di una sanguinaria offesa indesiderata che va a mirare contro bersagli civili e innocenti. La mistificazione della realtà che, esaltata dai media, ha luogo nel nostro Paese, in particolar modo sulle solite reti televisive e sulle stesse testate di cui ormai non occorre più neppure fare il nome, non è che l'amplificatore con cui alcuni luoghi comuni trovano più rumorosa e sensazionale espressione. Sugli Stati Uniti negli ultimi anni è stato detto di tutto e di più senza alcun ritegno, quasi fosse venuto anche meno il rispetto per le migliaia di vittime giustiziate l'11 settembre del 2001 da quell'Islam con cui, per quanto venga detto, non è possibile instaurare un dialogo, in quanto non è disposto ad interloquire, ma è esclusivamente motivato a minare la società occidentale. Il Presidente degli Stati Uniti, per aver avuto il coraggio di difendere con orgoglio la propria nazione, in maniera altamente offensiva è stato fatto passare da indegni comici come assassino, come colui che avrebbe mandato a morire in Iraq ragazzi americani per soli interessi economici personali. In quella che di fatto è una crisi che si protrae da anni senza che venga individuata una soluzione che consenta una pacifica convivenza, con misfatti che hanno contraddistinto l'azione di entrambi le parti e, se vogliamo essere obiettivi, più il fronte palestinese che quello israeliano, la maggior parte dei servizi e degli articoli d'opinione della solita area di informazione, più o meno apertamente schierata con la nostrana sinistra, tendono sempre a far passare il concetto che vi è un unico colpevole cui imputare ogni torto e responsabilità. Non si tratta di fare il processo ai nostri organi di informazione, ma semplicemente di rappresentare la realtà per quello che è. E pertanto di non provare ipocrita sorpresa e indignazione d'innanzi alle recenti gravi affermazioni, a tutti note, espresse dall'Ucoii, in merito a cui spetterà al ministro dell'Interno decidere sul da farsi, valutando l'opportunità di un atto di critica politica che si paleserebbe come dovuto, ovvero l'estromissione dalla Consulta per l'Islam Italiano.
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Ragionpolitica, periodico on line n.174 del 22/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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