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In Europa «non licet esse christianos»di Marco Massignan - 2 settembre 2006 In tempi non sospetti, l'ex dissidente sovietico Vladimir Bukovskij ebbe a dire che questa Unione europea gli sembrava la reincarnazione dell'Urss. In effetti, in questi ultimi anni abbiamo potuto constatare con crescente preoccupazione come l'Ue emani leggi liberticide ed aberranti (pensiamo, ad esempio, al mandato di arresto): con le loro scelte spesso demagogiche e assurde i tecnocrati di Bruxelles si sono attirati l'indifferenza, se non l'ostilità, della gente comune (i ripetuti flop referendari sono lì a testimoniarlo). Vediamo insomma ogni giorno il triste spettacolo di un'Europa senza futuro, moralmente prostrata, divisa in se stessa, dove non ci si riesce a mettere d'accordo pressoché su nulla. Come se non bastasse, le istituzioni comunitarie sono sempre più pervase da un fondamentalismo laicista che, in nome del nuovo dogma relativista e politicamente corretto, falcidia le manifestazioni di dissenso. E i primi a rimetterci sono i cristiani: sembra insomma drammaticamente riecheggiare l'antico divieto di Nerone: «Non licet esse christianos». Ha ragione da vendere Ernesto Galli della Loggia quando, ricordando l'ostracismo subìto da Buttiglione, scrive: «D'ora in poi chiunque aderisce al cattolicesimo e lo manifesta senza reticenza non è idoneo a ricoprire incarichi al vertice dell'Unione». Esagerazioni? Soffermiamoci, per esempio, sulle linee-guida lungo le quali si sta sviluppando il progetto di dissoluzione dell'istituto familiare: - crescente diffusione e normalizzazione culturale dell'aborto (il Consiglio d'Europa, con la risoluzione n. 1399 adottata il 5 ottobre 2004 a Strasburgo, annovera l'aborto fra i «diritti fondamentali dell'uomo»); inoltre, la propagazione della pillola Ru486 trasforma l'aborto in un atto privato il più possibile non medicalizzato; - penetrazione della contraccezione sempre più intensa anche nel Terzo Mondo (Africa, Asia, America Latina). Scrivono E. Roccella e L. Scaraffia in Contro il cristianesimo. L'Onu e l'Unione europea come nuova ideologia (Piemme, 2005): «Il necessario punto di partenza è la separazione, il più possibile rigorosa, fra sessualità e procreazione, in modo da fare del sesso solo un'attività ludica individuale, culturalmente destrutturata, che non ha più motivo di essere circondata da una rete di convenzioni sociali e norme morali». Già nel Settecento - cuore della Rivoluzione illuminista - si trovano forti tracce di un uso della sessualità, pensata in modo contronaturale, come via maestra di dissoluzione (il marchese De Sade è solo il caso più eclatante); - aumento incessante ed esponenziale, con internet, del consumo pornografico da parte di un pubblico sempre più giovane e da parte di categorie prima normalmente escluse (donne, ragazze, bambine). Dietro un sedicente erotismo più o meno raffinato si tende comunque a ridicolizzare tutto quanto possa rappresentare principii e valori tradizionali. Ricordiamo - en passant - questa «regola aurea»: mano a mano che le libertà politiche ed economiche diminuiscono, la «libertà» sessuale ha tendenza a crescere a titolo di compenso. - diffusione artificiale e indotta attraverso i mass-media dell'idea che l'omosessualità sia un comportamento normale, nonché il tentativo di affermare il diritto al matrimonio per i gay. Si noti come la categoria «diritti dell'uomo» venga usata (in maniera distorta) come una sorta di passe-partout con cui saltare qualsiasi barriera morale o religiosa, nonché - con la retorica del rispetto delle minoranze - bollare di «integralismo» chiunque si opponga a tale visione; - ed ancora: la tendenza legislativa a rendere sempre più facile e veloce il divorzio; la crescente diffusione di pratiche di sterilizzazione permanente sia maschile che femminile (Romano Prodi, all'epoca presidente di turno della Commissione europea, stanziò un finanziamento di almeno 32 milioni di euro per tali pratiche); la lotta per diffondere la fecondazione artificiale e la manipolazione eugenetica del nascituro; l'ormai prossimo inizio di violente campagne a favore dell'eutanasia (Su alcuni di questi temi si veda l'ottimo volume di F. Agnoli: Voglio una vita manipolata, Ares 2005). Fermiamoci qui. Penso che il lettore accorto possa trarne le dovute conclusioni. Giovanni Paolo II ci ha ricordato che «le tenebre che oggi avvolgono la stessa concezione dell'uomo oscurano in primo luogo e direttamente la realtà e le espressioni che le sono connaturali. Persona e famiglia procedono parallele nella stima e nel riconoscimento della propria dignità, così come negli attacchi e nei tentativi di disgregazione. La grandezza e la sapienza di Dio si manifestano nelle sue opere. Tuttavia, oggi sembra che i nemici di Dio, più che attaccare frontalmente l'Autore del creato, preferiscano colpirlo nelle sue opere. L'uomo è il culmine, il vertice delle sue opere visibili». La laicizzazione di tutta la vita e di tutti i rapporti di costume, già preconizzata da Antonio Gramsci, continua ad essere il fine di chi, in nome di valori altisonanti ma vacui, seguita a negare i diritti di Dio sull'uomo e la società. Eppure, questo processo di scristianizzazione che ha voluto estirpare le radici cristiane della civiltà europea non potrà avere (salvo ripensamenti) che un esito: la lenta ma inesorabile implosione del Vecchio Continente.
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Ragionpolitica, periodico on line n.175 del 29/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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