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Bersani o non Bersani? Non è questo il problemadi Antonio Iannaccone - 26 agosto 2006 E' vero che il Meeting di Rimini, per dirla con il polemista Antonio Socci, «non ha più una proposta e un'identità» e che «la Compagnia delle Opere sta fagocitando Comunione e Liberazione»? Siccome la tesi è forte e il pulpito da cui proviene non banale, la questione merita approfondimento. La tesi, riassunta all'osso, è che l'invito al ministro Bersani, oggi, nel dialogo-clou del Meeting (quello in cui si presenta il nuovo libro di don Giussani) rappresenterebbe la prova che Cl non è più in grado di provocare l'uomo di oggi all'affascinante proposta della fede in Cristo, ma si è lasciata annacquare, fino a scomparire, dall'attivismo economico della sua ingombrante cugina CdO. Discorso lineare e non privo di fondamenti, anzi discorso che potrebbe risultare addirittura senza possibilità di replica, tranne che in un caso: nel paradosso sempre vivo del Cristianesimo. Già, perché se è vero che in ogni altra dottrina il culmine della scena è riservata al leader massimo o al filosofo più eminente in grado di riassumere le fila degli eventi e di dare le linee guida ai suoi seguaci, nel Cristianesimo il discorso si capovolge. L'ultima parola, infatti, per quel misterioso Nazareno, non doveva essere la sua (tanto è vero che non ha lasciato nemmeno una riga scritta), ma quella del suo interlocutore: «Tu credi in me?» era la sua frase-fissazione di ogni istante, la domanda che ripeteva come un disco stonato, tanto gli stava a cuore. E la cosa più importante di tutte era la risposta dell'interlocutore. Così, proprio l'invito a un uomo non credente e molto potente (addirittura l'esponente probabilmente più autorevole del potere più radicato ed esteso che esista in Italia, quello dell'intreccio rosso emiliano tra economia, cultura e politica) e proprio nel momento culminante della manifestazione, sembra essere il paradosso più credibile per un movimento come Comunione e Liberazione: è quindi oggi, in questo preciso frangente, che si vedrà se avranno la meglio le «opere», cioè l'accomodamento tra le parti nella distribuzione del potere, o se emergerà qualcos'altro, un imprevisto o, meglio, una provocazione. Come in un altro celebre momento della storia, in cui - anche in quel caso fu l'ultimo dialogo di un evento, un evento rivelatosi poi eccezionale - un grande uomo di potere fu provocato fin nelle viscere da una sola parola: «Veritas». «Quid est veritas?» si chiese, rodendosi fegato e cuore, questo prefetto romano e chi era quell'uomo che, dicendosi lui stesso «verità in carne e ossa», stava poi davanti a lui, a Ponzio Pilato - rappresentante di Roma stessa e cioè dell'Impero del mondo - testimoniandogli la sua provocazione fino all'estremo, ovvero soffrendo come un cane e, come poi si sarebbe visto, arrivando fino alla morte più atroce? Probabilmente da quel giorno Ponzio Pilato non fu più se stesso: l'interrogativo su chi fosse quel Nazareno, che gli indicava il senso dell'esistenza e una possibile libertà vera dalle cose, non dovette essere semplice da digerire per lui, abituato a vivere senza troppi dubbi tra le tranquille catene del potere. Certo l'incontro con Bersani non è privo di rischi, è evidente: la tentazione «pelagiana» di ridurre l'uomo alle sue buone opere (culminata poi nel comunismo - di cui Berasni è stato fidato esponente - che vedeva nella grande opera della costruzione dell'egualitarismo la salvezza del genere umano) esiste e non ne è certo esente quella compagnia il cui nome e il suo scopo è nelle opere stesse, come non ne sono esenti tutti quei seguaci di don Giussani che devono ogni giorno misurare la sproporzione tra la grandezza che testimoniano e la pochezza che li contraddistingue come uomini. E' facile insomma accontentarsi di un buon rapporto con i potenti e della risoluzione di qualche piccolo o grande problema sociale: per questo le critiche al Meeting possono cogliere nel segno. A meno che, in modo imprevisto, un uomo chiamato Ponzio Pelagio non si trovasse davvero davanti a un ingombrante Nazareno a rodersi fegato e cuore.
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Ragionpolitica, periodico on line n.174 del 22/8/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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