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6 marzo 2008
 
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Che fine ha fatto la sinistra di piazza?

di David Consiglio - 29 agosto 2006

Durante i cinque anni del governo di centrodestra, la sinistra è scesa in piazza quasi ogni giorno. L'allora opposizione era sempre in buona compagnia, mai da sola: sindacati, no global, pacifisti, girotondini e artisti erano i compagni di lotta sui quali poter fare sempre affidamento. Le piazze erano sempre monocolore: le bandiere rosse erano il filo conduttore di tutti i cortei; si manifestava contro il governo, contro la guerra, contro qualsiasi provvedimento che la maggioranza di centrodestra si azzardasse soltanto a proporre. Politici, sindacalisti, magistrati e pensionati andavano tutti a braccetto, tutti uniti contro il dittatore da abbattere; tutti uniti contro l'America che faceva la guerra e il governo affamatore del popolo e controllore dell'informazione.

Ora, da quando il centrosinistra è al governo, le piazze sono tutte vuote, desolate e silenziose. Le bandiere rosse e quelle del Che sono state tutte messe da parte, insieme a quelle della pace. Che fine hanno fatto i no global? I sindacati italiani esistono ancora? E i pacifisti, sempre pronti a marciare contro l'America imperialista, hanno cambiato idea sulla guerra? I sostenitori della pace non marciano più o, se decidono di farlo, lo fanno per sostenere l'invio dei militari italiani in Libano; per loro i civili libanesi meritano maggiore tutela di quelli iracheni, afghani e israeliani. Quando è il governo di sinistra a mandare i nostri soldati a fare la guerra tutto va bene, non c'è niente da dire; anzi, si manifesta per esprimere il consenso alla missione. I pacifisti si trincerano dietro la bandiera dell'Onu per coprire il loro mutamento di pensiero sulla guerra. Alla faccia della pace e della coerenza.

Le manifestazioni di piazza, nell'era del governo dell'Unione prodiana, sono state messe al bando. I compagni al governo non vanno disturbati e distratti, ora non c'è più il tiranno contro il quale protestare. Chi prima faceva a gara per stare nelle prime file dei cortei, ora, nel regno dell'Unione, occupa posti più comodi: i movimentisti ad oltranza ora sono diventati parlamentari, ministri, sottosegretari e uomini delle istituzioni; per molti di loro, i tempi delle lotte di piazza sono davvero lontani anni luce, ora vestono i panni della politica e delle istituzioni, e non hanno più voglia di marciare, urlare e fischiare: sono diventati moderati, il politicamente corretto è il loro nuovo credo.

A che cosa è dovuto questo cambiamento radicale? In soli cento giorni, Romano Prodi con la bacchetta magica ha risolto tutti i problemi dell'Italia? Tutti hanno un lavoro e riescono ad arrivare alla fine del mese? Macché. La verità è che la sinistra per cinque anni ha portato avanti una vera e propria campagna di disinformazione, creando allarmismi inutili e infondati, con il solo scopo di dare una spallata al governo attraverso l'uso strumentale della piazza. Prima ci ha provato con la magistratura, poi, visti i pessimi risultati, ha cambiato tattica privilegiando la mobilitazione popolare: per cinque anni milioni di cittadini e lavoratori sono stati usati in modo strumentale; infatti l'unico scopo della sinistra era quello di fare chiasso contro il governo Berlusconi. Lavoratori e pensionati sono stati presi in giro e pilotati come marionette. E persino i bambini, attori inconsapevoli, sono stati portati ai cortei organizzati per protestare contro la riforma della scuola varata dal ministro Moratti. La sinistra, sempre con la collaborazione di gran parte del sindacato, ha portato avanti una campagna di delegittimazione dell'avversario politico, senza considerare il merito dei provvedimenti che il governo stava adottando.

Per cinque anni i compagni non si sono affatto preoccupati delle conseguenze del loro irresponsabile atteggiamento: scioperi in quantità esorbitante hanno creato costosi danni alla nostra economia, per non parlare dei disservizi causati dai continui scioperi nel settore dei trasporti. Della guerra, e della presunta crisi dell'economia, alla sinistra e ai sindacati non importava nulla. Il loro unico scopo era quello di creare nel Paese un clima di perenne conflitto sociale: ostacolare il lavoro dell'allora esecutivo era il vero obiettivo della sinistra. Alla faccia della cultura di governo che la nomenklatura progressista non fa altro che sbandierare.

E' vero che la piazza è il tempio della democrazia; ma, per essere tale, deve essere libera e autonoma. Non deve essere addomesticata a dovere dai soliti noti e, soprattutto, la libertà di manifestare deve essere esercitata sempre nel pieno rispetto delle leggi e delle opinioni altrui. In troppi casi, invece, le manifestazioni si sono trasformate in vere e proprie piazzate, in occasioni buone solo per insultare gli avversari ed offendere chi la pensava diversamente. Abbiamo assistito ad episodi di vera e propria maleducazione ed inciviltà; non sono mancati nemmeno atti di violenza, in alcuni casi. E dopo, ad essere criminalizzati non erano gli autori delle violenze ma le forze dell'ordine che si limitavano a fare il loro dovere.

Ma ora la musica è cambiata. Gli amanti e i fautori dei cortei hanno optato per altri passatempi: durante il governo di centrosinistra non ci sono lavoratori e pensionati da difendere, tutti arrivano a fine mese, l'informazione è libera e le guerre non sono più una cosa tanto brutta e da condannare. L'autunno caldo si è trasformato in primavera, e la finanziaria non è più la battaglia delle battaglie. Al governo ora ci sono gli amici, e a loro tutto è concesso: possono fare la guerra, aumentare le tasse, tagliare la spesa sociale, tutto senza problemi. Al posto della piazza - ormai rinnegata - i compagni duri e puri preferiscono le spiagge alla moda o, nei casi estremi, anche gli scenari di guerra.

David Consiglio

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Ragionpolitica, periodico on line n.175 del 29/8/2006
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