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Dal Segretario di Stato al Segretario di Chiesa

di Gianteo Bordero - 31 agosto 2006

Il modo con cui guiderà la Segreteria di Stato vaticana - carica che assumerà a tutti gli effetti dopo la visita di Benedetto XVI in Baviera - il cardinale Bertone lo ha già detto a chiare lettere in questi mesi, e lo ha ribadito in un'intervista rilasciata ad Andrea Tornielli e pubblicata martedì su Il Giornale. Bertone spiega così il più significativo elemento di novità che egli vuole imprimere al suo nuovo incarico: «Spero di poter contribuire ad accentuare la missione spirituale della Chiesa, che trascende la politica e la diplomazia... Monsignor Bettazzi, il vescovo emerito di Ivrea, la mia diocesi natale, mi ha raccomandato di essere segretario "di Chiesa" più che "di Stato". Sono d'accordo con lui».

E' tutta concentrata qui, in queste brevi osservazioni, la «svolta» che la Segreteria di Stato della Santa Sede si prepara a vivere sotto la guida del cardinal Bertone, secondo quella sorta di «riforma in senso spirituale» della Chiesa che sembra essere l'impronta con cui Benedetto XVI vuole caratterizzare il suo pontificato. E nella cui direzione vanno sia la nomina di Bertone che altri provvedimenti adottati in questo anno e mezzo da Papa Ratzinger, come la cura dimagrante a cui è stata sottoposta la Curia romana attraverso l'accorpamento di alcune Congregazioni. Tutta l'azione della Chiesa, nella prospettiva di Benedetto XVI, deve concentrarsi non tanto sugli aspetti politici e diplomatici, seppur importanti e necessari, quanto sulla missione pastorale di cui i cattolici sono investiti: «La missione della Chiesa - ha sottolineato nell'intervista il cardinal Bertone - è soltanto una ed è sempre stata quella: annunciare al mondo che la bellezza, la felicità, la risposta alle domande più profonde dell'uomo non è un'idea, un sistema filosofico o una serie di insegnamenti, ma una persona, Gesù Cristo... È soltanto in forza e alla luce di questa missione che la Santa Sede cerca di agire in favore della pace e della giustizia in ogni angolo del mondo, usando tutti i mezzi disponibili per raggiungere questi nobili obiettivi».

Diventa chiara, alla luce di queste parole, l'espressione «segretario di Chiesa più che di Stato», e si chiariscono ancora di più i motivi per cui il Papa, nella scelta del suo collaboratore più stretto, di colui che avrà il compito di coordinare il lavoro e gli indirizzi di tutti gli organi della Santa Sede, ha privilegiato un porporato che non proviene dalla carriera diplomatica in senso stretto, ma - come egli stesso ha spiegato in una lettera inviata all'arcidiocesi genovese al momento dell'annuncio della nomina di Bertone - «un pastore fedele, particolarmente capace di coniugare attenzione pastorale e preparazione dottrinale».

La sottolineatura della «fedeltà» indica poi la volontà di Ratzinger di avere al suo fianco collaboratori che non diano l'impressione di muoversi su una linea diversa e parallela, quando non autonoma, da quella su cui egli sta conducendo la Chiesa. Come ha sottolineato lo stesso Bertone, «l'aspetto più importante è che il Segretario di Stato è un uomo fedele al Papa; deve essere portavoce dei suoi messaggi e aiutarlo a realizzare i suoi progetti». Quanto questo aspetto sia importante e dirimente per Benedetto XVI è testimoniato, oltre che dalla scelta di un salesiano come Bertone alla guida della Segreteria di Stato, anche dalla nomina di un gesuita, padre Federico Lombardi, alla guida della sala stampa vaticana dopo Joaquin Navarro Valls.

Con il suo «lento affrettarsi» - per usare un'espressione di Gianni Baget Bozzo - Papa Ratzinger sta così imprimendo, seppur con il suo stile mite e delicato, un cambiamento significativo alla «macchina» di governo della Santa Sede, non tanto per rispondere a qualche astratto programma di riforma, quanto per far sì che la Chiesa - come egli stesso lasciò intendere nella sua omelia durante la Messa dell'incoronazione - non sia ostacolata nella sua missione pastorale dal peso delle sue strutture e dei suoi meccanismi. Per far sì che la burocrazia, la politica e la diplomazia non abbiano il sopravvento sulla capacità della Chiesa di porsi in ascolto della voce dello Spirito e di annunciare al mondo la novità del fatto cristiano.

! Gianteo Bordero
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