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numero 280
6 marzo 2008
 
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Il grande imbroglio

di Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 26 agosto 2006

Dobbiamo alla scintillante intelligenza del presidente Cossiga il paragone tra Massimo D'Alema e il Conte di Cavour. A nessun altro sarebbe venuto in mente. Ma il paragone è traditore. Vi è in comune, tra il Conte e il «leader Maximo», il fare di una spedizione militare all'estero un motivo di politica generale. Ma, nel caso del Conte di Cavour, l'obiettivo era di politica estera: quello di far sentire alla Francia e all'Inghilterra che il Piemonte era in Italia lo Stato conforme alla loro modernità influenzata dall'illuminismo contro il blocco reazionario degli imperi (Prussia, Austria, Russia). Cavour voleva fondare uno Stato e fare la guerra per ottenerlo; e capiva che la via della fondazione del Regno d'Italia passava per una guerra. E questa guerra doveva essere combattuta, in nome della modernità, dall'impero francese, visto che Napoleone I aveva restaurato, dopo un millennio, il Regno d'Italia.

La manovra di D'Alema è invece di politica interna: in un Paese legato al mondo occidentale come l'Italia non si può governare in nome dell'ostilità all'Occidente. Questo è il primo governo di sinistra nella storia italiana e non ha vinto con un consenso democratico tale da legittimare un così grande soprassalto politico. Venticinquemila voti di differenza non sono cioè sufficienti a motivare il cambio delle coordinate che hanno governato la politica italiana dal '46 in poi. E, non a caso, questo è un governo di sinistra perché è un governo di tutta la sinistra, in cui il contenuto culturale è dato dall'ala estrema della coalizione. L'unico terreno su cui gli ulivisti del Ds possono motivare la loro legittimità è il riconoscimento che la spedizione di tremila uomini inviata in Libano è una richiesta che viene al medesimo tempo dagli Stati Uniti e da Israele: i «santi protettori» del governo Berlusconi, ma anche due elementi essenziali di tutta la tradizione politica italiana.

Berlusconi ha costruito l'alleanza italiana con gli Stati Uniti e con Israele come linea dominante, non soltanto della sua politica estera, ma della sua legittimazione istituzionale. Il centrodestra è in difetto di linguaggio politico, la mancanza di cultura politica è la sua grande debolezza, altrimenti avrebbe potuto scegliere il concetto di Occidente come la sua giustificazione e la sua novità. Nessun governo italiano è stato, dopo il '60, più occidentale di quello guidato da Berlusconi. E questa legittimità è stata accettata dagli italiani; Berlusconi forse non lo sa, ma egli ha ridefinito in questo modo il sentimento della legittimità politica italiana. La nazione di Machiavelli ha il senso che Stati Uniti e Israele sono una forza, l'Islam è una forza, l'Europa non lo è.

Andare in Libano su richiesta di Bush e di Olmert è cercare di assumere in proprio la nuova legittimità politica creata da Silvio Berlusconi e mettere in difficoltà il centrodestra, che capisce quanto sia arduo votare contro una impresa che non ha in sé la possibilità di successo, che umilia l'Italia sottraendole il comando del corpo di spedizione e si situa sul terreno di una guerra che continua e di una pace non stabilita. Questa è la più pericolosa delle imprese militari degli italiani in questi anni, perché si svolge sul terreno di una guerra in corso, senza possibilità di imporre la pace a due forze combattenti come Israele e Hezbollah. Ciò avviene da parte di un governo in cui la motivazione della spedizione è la sconfitta dell'unilateralismo di Bush e della guerra di Israele. È sulla sconfitta dei due «mandanti», che si vedono obbligati a cercare di interporre una qualche realtà sul terreno tra i due guerreggianti, che è nata questa possibilità per il governo italiano.

Il pacifismo dell'estrema sinistra è vinto dal fatto che il corpo di spedizione italiano in Libano ha per giustificazioni politiche la sconfitta di Bush in Iraq e la sconfitta di Israele nel sud del Libano. Questo è il grande imbroglio. Come governo di sinistra, il governo Prodi è ostile all'Occidente e vede nella sconfitta dei due pilastri dell'Occidente - gli Stati Uniti e Israele - le ragioni che consentono ai due impotenti, le Nazioni Unite e l'Unione Europea, di mettere a rischio la vita dei soldati sul terreno in cui si combatte la lotta religiosa tra l'ebraismo e l'Islam.

! Gianni Baget Bozzo
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