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Facolta' scientifiche, le borse di studio non bastanodi Pietro De Leo - 5 settembre 2006 In Italia, nell'ambiente universitario, sembra non si sia in grado di affrontare in maniera seria la carenza di preferenze che i nostri giovani stanno dimostrando verso le facoltà scientifiche. E' chiaramente un fenomeno negativo, considerando soprattutto il fatto che, a livello internazionale, gran parte della competizione sulle abilità e sulle competenze si gioca sul piano scientifico, a suon di centri di eccellenza, e in tale contesa Stati Uniti e Sud-Est asiatico sono in prima linea. Per riuscire a tamponare la mancanza di scelta delle facoltà scientifiche l'Italia gioca la carta dell'«attrattiva economica», a suon di sconti sulle tasse universitarie e borse di studio (ne sono in programma 126 per tutti gli studenti che, nell'anno accademico 2006/2007, si iscriveranno in tutta Italia alle facoltà di Chimica, Fisica e Matematica). Credo sia lecito dubitare che misure strettamente economiche, di per sé lodevoli premiando il merito, possano risolvere il problema. Infatti, una volta esauriti gli effetti del beneficio monetario, non si farà di certo a meno di porre l'accento su tutti i problemi, insiti al sistema, che affossano lo studente, e per questo lo disorientano preventivamente nella scelta della facoltà: autoreferenzialità dei docenti, difficoltà nell'accedere ai servizi universitari, senza dimenticare i vari casi di nepotismo negli atenei (ricordati giustamente in un'intervista dal direttore di Almalaurea). Le soluzioni, quindi, vanno cercate alla radice del sistema universitario e dell'intero sistema educativo italiano. Oggi, infatti, è necessaria più che mai una sinergia tra la formazione primaria e la formazione universitaria che possa rendere integrato il cammino formativo di ogni studente. Questo, purtroppo, non avviene. Il bagaglio culturale fornito dal ciclo primario spesso non dà gli strumenti adeguati per affrontare il percorso universitario senza patemi. Soprattutto, un'eccessiva ossessione dei docenti delle scuole superiori per l'esame di maturità impedisce di affrontare in maniera oculata il passaggio tra la scuola superiore e l'università. Spesso, infatti, lo studente sceglie la facoltà senza sapere esattamente quali siano i suoi obiettivi e le sue predisposizioni. Tutto questo, chiaramente, è ancor più acuito nelle facoltà scientifiche, in cui viene richiesto un continuo aggiornamento, una più spiccata predisposizione alla ricerca e, insomma, un rapporto più stretto tra ateneo e studente. E' chiaro che, per raggiungere questa finalità, non basta l'elargizione di borse di studio. L'attrattiva deve necessariamente basarsi sulla qualità, sull'importanza dei progetti di ricerca che vengono portati avanti, sui collegamenti con i centri di eccellenza esteri. Occorre dare, fin dall'inizio, la certezza agli studenti di poter giocare la propria partita in un contesto globale (in ambito scientifico, sapersi muovere fuori dai confini del proprio Paese è un punto di partenza e non di arrivo). La globalizzazione non deve essere soltanto il vento che scopre tutte le annose negatività di un sistema, come il nostro, fondato sui privilegi acquisiti. Deve essere anche la molla che spinge al cambiamento, un cambiamento sempre più urgente, che parte dalla consapevolezza che più opportunità, anche e soprattutto in ambito formativo, fanno rima con l'investimento sulle capacità di affermarsi dell'individuo.
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Ragionpolitica, periodico on line n.176 del 5/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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