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Europa ed Islam: un confronto culturale e socialedi Alessandro Gianmoena - 5 settembre 2006 Il confronto tra Islam e Occidente pone problemi interamente nuovi al Vecchio Continente. L'Europa ha di fronte problematiche che coinvolgono scelte politico-sociali che devono tener conto dell'emisfero metapolitico dei valori e dei principi che hanno forgiato la sua storia e di cui ora sembra avere perduto la memoria. Il confronto che pone la crisi dell'Islam è, infatti, di natura non solo culturale ma anche sociale. I flussi migratori di persone che dall'Africa approdano sulle coste dell'Europa alla disperata ricerca di un benessere che non hanno mai vissuto pone a noi stessi europei il problema di integrare chi è diverso per usi e costumi. Non sarebbe così se L'Europa non vivesse la piaga del laicismo che, in contrapposizione alla storia cristiana europea, intende svilirne l'identità, non sarebbe così se l'Europa non vivesse nel complesso di colpa della Seconda Guerra mondiale, che la rende spesso inerme di fronte ai drammi del mondo che la coinvolgono anche in casa propria. L'anima laicista che si è diffusa in Europa si è fusa con l'approccio multiculturalista, abituato ad ospitare chiunque a prescindere, senza preoccuparsi della compatibilità del modus vivendi di chi ha conosciuto il benessere della nostra società senza viverlo. L'Olanda, così come la Gran Bretagna, ha seguito modelli di integrazione sociale che hanno prodotto razzismo ed odio antioccidentale. La stessa Francia, che ha fatto del laicismo delle proprie istituzioni un modello di separazione tra Stato e religione, ha subìto la rivolta delle banlieues causata dalle nuove generazioni di immigrati che, nella crisi sociale e occupazionale, hanno riscoperto l'identità islamica delle proprie radici in contrapposizione al modello di società delle periferie francesi. Con l'omicidio dell'olandese Theo van Ghog, causato da un terrorista islamico, con l'attentato alla metropolitana di Londra del luglio 2005, l'Europa si mostra incapace di far fronte alle problematiche che l'Islam pone nell'integrazione entro la nostra società. Se la lotta al terrorismo con operazioni di polizia e di intelligence ha conseguito importanti risultati nella prevenzione da possibili attentati, l'Unione europea non ha ancora trovato una risposta virtuosa ed efficace che sappia far fronte a questi drammi. Ma l'Europa non è l'America degli Stati Uniti. Gli Stati del Vecchio Continente sono uniti dall'euro e trovano comunanza di intenti solamente quando agiscono all'interno dell'Onu. Non vi è una politica europea comune virtuosa se non solo attraverso la mediocre ricerca del neutralismo nei conflitti del mondo. Ogni Stato segue l'impronta culturale e politica del suo governo. E l'Italia della sinistra di Prodi e di D'Alema rischia di essere il modello di un'Europa che non è in grado di fronteggiare i drammi del presente, perché chiusa nell'approccio ideologico laicista di chi ha sempre vissuto nella contrapposizione al nostro modello di società occidentale senza preoccuparsi di ciò che era al di fuori dei nostri confini culturali. L'inadeguatezza della sinistra nell'affrontare le sfide che l'Islam pone deriva dal suo approccio culturale, che per anni ha permeato la scuola, l'università, i centri formativi ed i media della carta stampata e delle televisioni. E' proprio il mondo dell'informazione che subisce l'influenza culturale della sinistra ad aver stemperato il significato dell'attentato sventato a Londra lo scorso 10 agosto, i cui esiti sarebbero stati peggiori rispetto a quelli della strage dell'11 settembre. Il clamore della notizia si è sgonfiato in poco tempo. Ciò che invece persevera è il senso di colpa che la sinistra ha rispetto alla storia dell'Occidente. Ogni azione estremista islamica è letta come causa dei mali provocati dall'Occidente, ogni scelta politica della sinistra tende ad imporre i diritti di una minoranza di immigrati alla maggioranza dei cittadini della nostra società. Il pragmatismo politico e la cieca ideologia tracciano le scelte del governo Prodi, che tenta invano di inquadrare attraverso lo Stato un Islam in salsa nostrana con la Carta dei Valori del Ministro Amato ed al contempo riduce i tempi del diritto di cittadinanza a cinque anni. Un atteggiamento pressappochista, che mostra debolezza di fronte alle organizzazioni islamiche estremiste come l'Ucoii, frutto ancora di una concezione marxista che discriminava le religioni come sovrastrutture della società. Le radici dell'immanentismo della sinistra riemergono nella traduzione della propria cultura con l'azione nella realtà, mostrando l'incapacità di risoluzione delle problematicità che l'Islam, anche in Italia, produce. I fenomeni di criminalità che si registrano in questi ultimi anni nascono, per la maggior parte dei casi, dal sentimento di contrasto sociale che si produce in coloro che non accettano le nostre regole, la nostra identità, la nostra storia. Il multiculturalimo è ormai considerato come un progetto ideologico confutato in Europa, ma la sinistra nostrana vive in un limbo, isolata, nel suo circuito mediatico e culturale, rispetto al senso comune degli italiani, che avvertono la drammaticità del problema. Il caso Hina non è servito al disincanto di una sinistra che pensa ancora ad un'Italia plurale perché multiculturale. Il filoislamismo dell'Unione di D'Alema dovrebbe riflettere sui progetti sociali falliti dell'Europa e capire che non esiste integrazione senza una vera adesione ai principi ed all'identità del nostro Paese. Ma ciò costituirebbe un ripensamento culturale e politico anche per loro stessi. Anche l'Italia è sotto i riflettori del confronto tra Islam e Occidente. E con questa sinistra il nostro Paese rischia di divenire il ventre molle di un'Unione europea che è incapace di esprimere una politica di integrazione che possa difendere la nostra identità, la nostra storia, il nostro futuro.
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Ragionpolitica, periodico on line n.176 del 5/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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