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La cattedrale di Josephdi Gianteo Bordero - 12 settembre 2006 L'immagine che meglio si adatta alle parole pronunciate domenica da Benedetto XVI durante la Messa celebrata nella sua terra natale è quella della cattedrale medievale. Il Medioevo, bistrattato e infamato da gran parte della storiografia occidentale a partire dal secolo XVIII, ha espresso infatti, forse meglio di ogni altra epoca, l'idea della centralità e dell'importanza di Dio nella vita dell'uomo; e la cattedrale, con la sua tensione al cielo e la sua posizione all'interno delle città, era proprio il simbolo tangibile di tale centralità. Ai fedeli radunatisi a Monaco di Baviera, il Papa ha ricordato così che la costruzione di una società migliore, fondata sulla «supremazia della giustizia», passa inevitabilmente attraverso il riconoscimento della presenza di Dio, del suo essere «centro della realtà» e «centro della nostra vita personale». L'uomo occidentale, le società occidentali, soffrono di una strana dimenticanza, sono affette da una «sordità» spirituale, una «debolezza d'udito nei confronti di Dio», perché «sono troppe le frequenze diverse che occupano i nostri orecchi». E così «i nostri sensi interiori corrono il pericolo di spegnersi», riducendo «in modo drastico e pericoloso il raggio del nostro rapporto con la realtà». E allora, con il venir meno dello slancio dell'uomo verso Dio, con la ritrosia ad ascoltarne la voce ed il richiamo, rischia di venir meno anche il tessuto connettivo della società, ciò che la tiene insieme e le consente di dar vita ad un ambiente sociale improntato al bene comune e alla libertà di tutti. La ragione moderna, su cui l'Occidente ha in questi secoli costruito le sue fortune e il suo progresso tecnologico-scientifico, non basta per affrontare le sfide che esso si trova oggi a dover sostenere. Di fronte alla spinta delle altre civiltà e delle altre culture, in cui il richiamo al divino gioca un ruolo fondamentale, non è sufficiente proporre soltanto «conoscenze, abilità, capacità tecniche e strumenti», così come è una soluzione ancor più devastante «il disprezzo di Dio, il cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca». Sono soluzioni peggiori, queste, del male che si vuole combattere e contrastare. Si comprende con ciò quali siano i due poli del dramma che vive l'Occidente: da un lato il dramma della ragione, che non viene più considerata, secondo la nostra migliore tradizione pre-illuminista, come apertura dell'uomo all'infinito e all'Eterno, a ciò che trascende l'individuo e in cui egli trova il suo stesso significato, ma viene ridotta a semplice misura «tecnica» del reale: ciò che conta, in quest'ottica, è soltanto il «misurabile», il «tangibile», e viene oscurato, quando non cancellato, tutto ciò che sta oltre. Dall'altro lato, il dramma della mancata comprensione della natura della fede cristiana, per cui viene ritenuto pericoloso o, peggio, «fondamentalista», impostare un discorso di civiltà sulla base della nostra identità religiosa e culturale. L'esito di questo binomio esplosivo è in primis quello di mettere in campo una concezione dell'uomo mutilata, privata della sua tensione vitale e radicale verso ciò che lo supera, e poi quello di cancellare le radici storiche, spirituali e morali della civiltà occidentale. Una dissoluzione a un tempo esistenziale e sociale, le cui conseguenze non possono che essere esiziali. E allora, come uscire da questa situazione di «sordità» di cui parla Benedetto XVI? Da un lato riaprendo a 360 gradi l'orizzonte della ragione umana, mettendo in evidenza come siano proprio quelle dimensioni che stanno oltre la ragione ad essere decisive per la realizzazione dell'uomo, per la sua vitalità e per la costruzione di una società giusta e orientata al bene comune. Dall'altro, riscoprendo il volto autentico del Dio della nostra tradizione e la sua diversità da quello adorato da altre fedi. «Non veniamo meno al rispetto di altre religioni e di altre culture - ha detto Papa Ratzinger concludendo la sua omelia -, non veniamo meno al profondo rispetto per la loro fede, se confessiamo ad alta voce e senza mezzi termini quel Dio che alla violenza oppone la sua sofferenza; che di fronte al male e al suo potere innalza, come limite e superamento, la sua misericordia». E' questa l'incommensurabile differenza cristiana che può riaprire le orecchie dell'Occidente e sintonizzare il suo cuore sulle frequenze dell'essenziale, ridando slancio al suo «edificio» sociale e significato alla vita degli uomini che lo abitano.
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Ragionpolitica, periodico on line n.177 del 13/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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