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11 settembre e dintorni. Campagne d'odio contro l'Occidentedi Anna Bono - 16 settembre 2006 Ogni anno, in occasione della ricorrenza dell'11 settembre, le campagne d'odio contro l'Occidente si fanno più serrate. Ovviamente si ravviva quella che ha per fulcro l'attentato al World Trade Center, variamente graduata quanto alle responsabilità da attribuire alle vittime dell'attacco terroristico. All'estremo si collocano i sostenitori del complotto USA-Israele, popolare soprattutto negli ambienti dello spettacolo, nelle accademie e nelle redazioni di riviste e quotidiani. In sostanza, e nella sua esposizione più raffinata, i Maurizio Blondet e i Michael Moore di tutto il mondo sostengono che, uscite sconfitte dalla «prova di forza» di Durban - il vertice Onu dell'agosto 2001 sul razzismo trasformatosi in un tribunale contro l'Occidente ma in particolare contro Stati Uniti e Israele -, le due potenze ormai isolate avrebbero architettato gli attentati per riconquistare il sostegno degli altri governi occidentali. Quella che va per la maggiore, però, è la teoria che gli americani «se lo sono meritato», in Italia condivisa fin dall'inizio, vigorosamente, da gran parte della stampa e del volontariato cattolici - agenzia missionaria di informazione Misna in testa - e nel mondo da personaggi anche autorevoli, tra i quali spiccano svariati premi Nobel, specie per la letteratura e per la pace. La teoria è ben sintetizzata dalle parole di Harold Pinter, il drammaturgo inglese insignito del Nobel per la letteratura 2005: gli americani, «arroganti, sprezzanti e indifferenti alle leggi internazionali, manipolano e al contempo rinnegano le Nazioni Unite, sono il potere più pericoloso che il mondo abbia mai conosciuto, un autentico Stato canaglia»; ne consegue che «è stato troppo il chiasso orchestrato per tremila bianchi uccisi. I grandi speculatori sguazzano in un'economia che uccide ogni anno decine di milioni di persone con la miseria, che volete che siano ventimila morti a New York?». Delle due, questa è di gran lunga la formula più efficace e pericolosa. Michael Moore piace a chi è già convinto delle infamie dell'Occidente, Pinter incide sulle coscienze di centinaia di milioni di persone di buona volontà. Le sue affermazioni si inseriscono in un flusso ininterrotto di notizie e commenti che condannano la realtà allo scopo supremo di demoralizzare e distruggere l'Occidente: ogni pretesto è buono per accusarlo di colpe imperdonabili. Così, ad esempio, lo scandalo scoppiato in Costa d'Avorio, dove le autorità portuali della capitale Abidjan hanno consentito che una nave straniera scaricasse in diversi punti della città dei rifiuti altamente pericolosi provocando migliaia di intossicazioni, diventa nelle parole di padre Giulio Albanese, missionario comboniano ex direttore dell'agenzia Misna, la conferma che l'Africa «purtroppo si sta trasformando in una vera e propria pattumiera delle nostre nefandezze, degli sprechi dei Paesi ricchi, dei Paesi occidentali». Nella stessa logica, durante la sedicesima Conferenza internazionale sull'Aids, tenutasi a fine agosto a Toronto, Stephen Lewis, rappresentante dell'Onu per la lotta all'Aids in Africa, ha accusato i G8 di aver «tradito il sud del mondo... Tutta la battaglia contro l'Aids è messa in pericolo dall'atteggiamento dei Paesi del G8, non bisogna mai allentare la pressione nei loro confronti». In altre parole gli 8,3 miliardi di dollari già stanziati nel 2005 per combattere la pandemia non meritano neanche un ringraziamento, anzi ogni caso di contagio in più pesa sulle nostre coscienze. Che sconfiggere l'Aids in Africa non sia solo questione di soldi per fortuna lo ha ammesso l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ricordando che nel «sud del mondo», per far fronte all'epidemia, ci vorrebbero quattro milioni di medici e paramedici in più. Ma questo non assolve l'Occidente, al contrario. Infatti se in Africa o altrove mancano medici e infermieri - è quanto emerso contemporaneamente a Dakar, Senegal, durante la Conferenza internazionale su «Migrazioni, sviluppo e riduzione della povertà» - è a causa delle decine di migliaia di laureati e diplomati - il meglio di ogni generazione - che l'Occidente ogni anno «ruba» ai loro Paesi, attirandoli con la seduzione di stipendi e condizioni di vita migliori.
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Ragionpolitica, periodico on line n.177 del 13/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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