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La civiltà che non piace ai laicistidi Gianni Baget Bozzo - tratto da Il Giornale del 14 settembre 2006 «Mostrami pure ciò che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che predicava». Sono parole dell'imperatore bizantino Manuele II Paleologo in un dialogo con un persiano colto su Cristianesimo e Islam. Ma Papa Benedetto le ha fatte proprie: ha detto cose che nessun politico occidentale direbbe, nemmeno il presidente Bush. E lo ha fatto nel quadro dell'esposizione dei rapporti tra fede e ragione, riportando la differenza tra la concezione cristiana e quella islamica alla diversa concezione di Dio. Così il ragionamento si colloca nel quadro dottrinale, ma il testo del Papa è una apologia della civiltà cristiana, nata dall'unità del monoteismo ebraico, del logos greco, del diritto romano. Il Cristianesimo, per natura sua, è chiamato a comporsi con i pensieri universali, a ospitarli, a fonderli in sé. L'Islam è una cultura monocoranica, vede nel Corano la lettera divina, un libro non soggetto a interpretazione. Dio, nel Corano, appare come una volontà che chiede non l'adesione ma la soggezione, perché il Dio coranico è pura volontà di potenza e per questo non può non espandersi mediante la forza. Ciò non significa che l'Islam non sia un grande pensiero o una grande religione, ma indica che esso blocca l'uomo in una monocultura, in cui la forza è un elemento determinante della struttura della religione. Anche il Cristianesimo ha conosciuto l'uso della forza e ciò gli è rimproverato dal mondo moderno. Ma questa non è la sua essenza. L'essenza del Cristianesimo è nella scelta della persona, nella libera adesione dell'uomo a una verità che lo trascende. Questa è la debolezza e la forza del Cristianesimo: quella di essere affidato alla scelta della persona e non alla potenza del costume della comunità. Se pensiamo che il Papa era stato accusato di simpatia, ad esempio da un laico musulmano come Magdi Hallam, per le manifestazioni islamiche contro le vignette satiriche di Maometto di un settimanale danese, notiamo come la stampa non prenda in simpatia l'attuale Pontefice, perché sente nella dolcezza della persona la sua fermezza dottrinale. Così il Papa ha detto all'interno del Cristianesimo le parole che nessun politico dice e nessun giornale pubblicherebbe: ha rotto quella invisibile shari'a che è caduta sull'Occidente, per cui è un rigoroso principio dire bene di Maometto e del Corano, attribuendo la jihad solo a una sua deviazione. Il Papa porta in sé l'esperienza millenaria della violenza islamica, che, anche nel secolo ventesimo, è una lotta contro il Cristianesimo. Il Papa può perciò dire, dall'interno del Cristianesimo, quelle verità che la cultura laica non può dire perché ha già accettato la shari'a islamica in ciò che riguarda il discorso sull'Islam. Così l'idea di un Islam moderato a cui tanto tiene la politica occidentale è qui ricondotto, proprio da un Papa, all'interno della connessione tra Islam e violenza. E' proprio per questa invisibile shari'a che grava sulla cultura laica dell'Occidente che il discorso del Papa è stato mal recepito. Ci domandiamo se ciò sia in ossequio alla cultura laica o alla invisibile shaaria che proibisce di criticare la religione islamica. Sono grandi parole quelle di Benedetto, che mostrano la verità dell'assunto che percorre la lezione di Ratisbona sulla civiltà cristiana: cioè che essa, in quanto fondata sulla libertà della persona, suppone e cerca l'armonia tra fede e ragione. Ed è un Papa a difendere la civiltà che, ancora più che occidentale, possiamo dire cristiana, abbandonata dalla cultura anticristiana dell'Occidente in cui la laicità diviene spesso anticristianesimo. La conferenza papale è un saggio sulla civiltà cristiana e non sulla Chiesa. Questo è proprio del pontificato di Papa Benedetto: vedere la civiltà cristiana che va dall'Europa a Occidente e ad Oriente, minata dalla separazione tra fede e ragione, come cultura dominante della nostra civiltà. Ratzinger esprime la convinzione che solo nell'armonia tra fede e ragione questa civiltà si salva dalla sua decadenza. Infine non è solo l'Islam, ma anche l'emergere di culture pagane, come quelle della Cina e dell'India, a minacciare la Cristianità come spazio storico. Benedetto vede che la civiltà cristiana è in pericolo per la scissione interiore tra le sue radici cristiane e i grandi successi della tecnologia occidentale. Il Papa in quanto Papa si erge a difensore di questa civiltà, è in grado di identificarla, di darle il nome di civiltà cristiana. Per questo è destinato a non piacere ai laicisti e agli islamofili che sono tanto importanti nelle nostre culture politiche.
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Ragionpolitica, periodico on line n.177 del 13/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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