RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Difendere i valori dell'Occidente

di Paolo della Sala - 16 settembre 2006

Tre fatti dominano il confine tra l'informazione nazionale e quella che arriva dal resto del mondo. Sono tre nodi tra loro correlati, il primo dei quali è l'attacco scatenato contro il papa, all'indomani del suo intervento a proposito dell'islam. Il secondo fatto è costituito dalla morte di Oriana Fallaci e dalle riflessioni che è opportuno trarre dagli scritti di questa grande scrittrice e saggista. Il terzo evento che riguarda il mondo dell'informazione è il rientro in Rai di Michele Santoro, con una trasmissione che ricalca i modi populisti dell'ex militante di «Servire il popolo». La prima trasmissione di Santoro ha avuto come focus il tema delle relazioni col mondo arabo, in particolare l'emigrazione.

Da sempre il marxismo e il relativismo hanno operato spingendo il soggetto a dimenticare se stesso, la propria cultura, la propria appartenenza storica. Se non si crea il vuoto, non si può riempire il vuoto con altre idee, altre fedi. Lo stesso Occidente ha operato così, in passato: il colonialismo europeo ha spesso cancellato le culture indigene, sovrascrivendole con la lingua e la cultura francese, olandese, portoghese... Il socialcomunismo opera in maniera diversa. Si prenda un libro importante come Aden Arabia di Paul Nizan. Il libro ha avuto una importanza straordinaria per i comunisti del periodo bellico (è stato pubblicato nel 1932, in Francia), ma anche per la generazione del '68 (nel 1960 è stato riedito con una prefazione di J.P. Sartre di 50 pagine). L'incipit produce già il senso del vuoto, e non a caso è diventato proverbiale: «Avevo vent'anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bella età della vita». Nizan ripercorre il vuoto degli esistenzialisti e della generazione dei poeti maudits come Baudelaire e Rimbaud: nel 1926 abbandona la Francia e va in Aden, nel sud della penisola arabica, come precettore presso una famiglia inglese. Il viaggio è occasione per confrontare il modello di vita europeo e quello arabo. Nizan parteggia per gli oppressi (indu, arabi, neri), ma li trova «impenetrabili» e non si occupa di loro se non per finalizzare il proprio discorso che è invece tutto volto al disprezzo nei confronti dei bianchi (inglesi, francesi e italiani). A Gibuti nota che l'Europa, privata di arte, filosofia, politica, rimane al puro stato capitalista. Non a caso si iscriverà al partito comunista francese, al ritorno dal viaggio.

Contro il nichilismo ha vissuto Oriana Fallaci, esponente di generazioni per le quali esistevano ideali per cui valeva la pena di conformare la propria esistenza. Atea non del tutto devota, ha improntato la propria maturità alla difesa dei valori dell'Occidente. Per la Fallaci non ci può essere melting pot con l'islam. A differenza dell'America, dove il territorio era praticamente disabitato e dove gli immigrati erano uguali e coincidevano coi neo-cittadini (almeno fino alla fine dell'Ottocento), l'Europa non può essere l'oggetto di una nuova civiltà meticcia, non può trasformarsi in Eurabia. L'Europa può solo rimanere fedele a se stessa, così come l'islam. Tertium non datur. Il tertium sarebbe (è) un disastro immenso, le cui vittime sarebbero sia i popoli europei sia quelli immigrati: non si tratta - infatti - di una riedizione della formazione degli Usa, ma della fase finale dell'Impero romano, con la differenza che l'islam non potrà essere assimilato dall'Europa, ma - semmai - avverrebbe il contrario, perché i musulmani hanno una propria identità assoluta e irrinunciabile.

Non trovo pertanto esagerato sostenere che Oriana Fallaci è la persona che più ha contribuito alla causa dei diseredati dell'Africa e dei paesi arabi. Dire che i Paesi islamici devono risolvere da sé i propri problemi economici (dovuti in parte alla nefasta politica europea), vuol dire evitare che masse di diseredati abbandonino le proprie terre e le proprie famiglie, vuol dire esigere che anche in quei Paesi si possa creare ricchezza. Purtroppo ciò non va bene né all'islam (refrattario al modernismo) né al neomarxismo (per motivi simili). Ecco perché il pietismo di Santoro è falso e produce disastri: non si deve accogliere, non si deve spingere verso l'importazione di schiavi. Si devono creare diversità, ricchezza e libertà, su tutte le sponde del Mediterraneo. Chi dice altro lo fa per interesse di bottega.

La Casa delle Libertà deve occuparsi dei diritti dei deboli, ma la strada maestra è quella liberale. Purtroppo il senso di colpa e il nichilismo, il disprezzo per i propri valori, si sono diffusi anche in questa parte politica. Guai a dire la propria opinione sull'islam. Oggi gran parte dei politici e del mondo dell'informazione europei hanno paura di esprimere la propria opinione. Se tutte le religioni sono uguali, solo il laicismo sarà superiore alle religioni. Se tutte le religioni sono uguali non ci può essere una religione migliore né una fede falsa. Non tutti adorano lo stesso Dio. In Europa vince l'egualitarismo, il collettivismo delle idee. Per questo motivo l'intervento del Papa ha una grande importanza: non ci sono idee uguali, ci sono fedi, idee scientifiche, filosofie migliori e altre che non lo sono. Sembra pazzesco, ma la questione è questa: non si può parlare di differenze ma solo di uguaglianze ipocrite. Lo spazio di libertà e l'autocensura in Europa sono a un livello critico.

Questo mentre il parlamento pakistano ha approvato una mozione di condanna del discorso di Benedetto XVI, un fatto grave, basato per giunta su una falsa interpretazione del messaggio del Papa. Vale la pena ricordare una lettera pastorale profetica, scritta nel 1947 dal cardinale Suhard, arcivescovo di Parigi. Il tema della lettera era il nodo di quegli anni per i credenti: il rapporto tra i cristiani e il mondo moderno. Lo stesso punto che oggi attanaglia il mondo musulmano. Il cardinale temeva ciò che poi sarebbe successo, la caduta del dinamismo della fede, non solo in Francia. La lettera si apriva sulla constatazione che il mondo si stava unificando sotto il segno di un «umanesimo basato sul progresso tecnico». Dato questo processo, il problema posto dal cardinale era «quale sarà il contenuto di questo nuovo umanesimo?». I non credenti avrebbero escluso la Chiesa, vista da loro come un residuo del mondo precedente. D'altro lato, i credenti erano divisi in due, tra chi cercava la rottura «col mondo (integrismo)» e chi andava verso «l'adattamento incondizionato (modernismo)». Per sfuggire a questa tenaglia, Suhard proponeva il ritorno alla doppia natura della chiesa dei Vangeli, umana e insieme amante del divino (natura «teandrica»).

Indubbiamente oggi la fede torna al centro del dibattito nella cultura e nella tradizione europea. Il vuoto di cui si alimentano i Santoro e gli affaristi neosocialisti non ha prodotto nulla di positivo: bene ha fatto la Fallaci a schiaffeggiare metaforicamente questi potenti farisei contemporanei. Certamente mediare tra laicità e fede senza cadere né nell'integrismo né nel modernismo, è un compito enorme ma tuttavia necessario, se non si vuole darla vinta all'alleanza tattica tra neomarxismo e neoislamismo. Questo era il succo dell'intervento di Benedetto XVI: creare una nuova Summa condivisa, un pensiero insieme forte e libero.

! Paolo della Sala
Gli ultimi commenti
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.177 del 13/9/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata