|
|||||||
|
|
Il Papa «scomunicato» dall'Islamdi Gianteo Bordero - 16 settembre 2006 Guai a chi tocca l'Islam. Guai a chi osa uscire dai sacri dogmi del politicamente corretto e del multiculturalismo per impostare, come ha fatto Papa Ratzinger nella sua lectio magistralis tenuta martedì a Ratisbona, un serio discorso di civiltà nel nome dell'identità dell'Occidente e della differenza tra le culture e tra le religioni. Guai a chi non si tiene allineato alla vulgata islamofila ed ama a tal punto la sua civiltà da non volere che essa capitoli, oltre che di fronte alle sue stesse contraddizioni, anche e soprattutto di fronte alla violenza della jihad predicata in nome di Dio e liberamente propagandata nelle terre d'Occidente. Alta tensione: chi tocca i fili, muore. Perché c'è subito chi è pronto ad usare le parole critiche come pretesto per rinfocolare la sua guerra santa contro l'infedele, per aizzare le masse contro il nuovo nemico, ieri G.W. Bush, oggi Ratzinger. Riportiamo di seguito una breve antologia delle reazioni del mondo islamico alla conferenza che Benedetto XVI ha tenuto martedì a Ratisbona, reazioni alimentate dalla solita Al Jazeera, che ha presentato le parole del Papa come un attacco diretto e violento all'Islam, al Corano, a Maometto. Per i Fratelli Musulmani, a cui tra l'altro è legata l'italiana Ucoii (membro della Consulta islamica salito recentemente all'onore delle cronache per aver paragonato Israele a Hitler), le parole di Papa Ratzinger «non mostrano vera comprensione dell'Islam, ma sono un'estensione delle falsità e delle idee distorte diffuse in Occidente». Ratzinger, a detta di Mohammed Mahdi Akef, leader della Fratellanza, «ha gettato benzina sul fuoco, facendo divampare la rabbia dell'intero mondo islamico e dando sostegno alle teorie di chi dice che l'Occidente è ostile a qualunque cosa sia musulmana». Per questo «gli chiediamo di presentare le sue scuse e, se non lo farà, chiediamo ai governi degli Stati islamici e alla società civile di interrompere ogni relazione con il Vaticano». Al Fatah, dal canto suo, con il portavoce Fahmi Al Zaarir, ritiene che il discorso di Ratisbona sia «un insulto all'Islam, ai musulmani e al profeta Maometto». E che «potrebbe condurre a manifestazioni di odio in tutto il mondo, alimentando così lo scontro di civiltà». Così, pure Al Fatah chiede a Benedetto XVI di «ritirare le sue dichiarazioni, impegnandosi invece nella diffusione dei principi di tolleranza e fratellanza fra esseri umani, al di là del loro credo religioso». Anche l'Oci (Organizzazione della Conferenza Islamica avente sede a Gedda, Arabia Saudita) invoca dal Papa un chiarimento sulla sua «vera posizione nei confronti dell'Islam e dei suoi precetti». Voci critiche giungono anche dai leaders musulmani del Kuwait, secondo i quali le parole di Ratzinger sono «irresponsabili e senza precedenti», e dal Consiglio Centrale Musulmano in Germania, che per bocca di Aiman Mazyek dichiara: «Dopo le sanguinose conversioni delle popolazioni latinoamericane, dopo le crociate, le coercizioni imposte da Hitler alla chiesa, e addirittura dopo che Urbano II coniò per primo il termine "guerra santa", non credo che la Chiesa Cattolica possa puntare il dito contro gli estremismi di altre religioni». Particolarmente rilevanti, poi, anche in vista del viaggio in Turchia che Benedetto XVI dovrebbe - dopo le reazioni alla conferenza di Ratisbona il condizionale è d'obbligo - fare nel prossimo mese di novembre, sono le dichiarazioni di Alì Bardokoglu, la massima autorità religiosa turca, per il quale le parole del Papa mostrano «un odio nel suo cuore. Siamo davanti ad una situazione pericolosa». E, in merito alla visita di novembre: «Non mi aspetto niente di buono da una visita nel mondo islamico da parte di chi pensa così del profeta dell'Islam». Se quello in Turchia era già prima un viaggio complesso (l'uccisione del prete italiano Andrea Santoro nel febbraio scorso ha fatto emergere in tutta la sua portata il clima ostile ai cristiani che regna in quella terra), ora esso si trasforma in una missione ad alto rischio per il Papa. E veniamo infine alle reazioni apparse sui forum telematici frequentati dai simpatizzanti di Al Qaeda. Qui il tenore delle critiche a Benedetto XVI è, come prevedibile, ancora più duro, e sfocia tout court nella minaccia di morte: «Che Allah lo maledica, è venuto da te il nostro profeta per combattere e per sgozzare. Toccati quindi il collo, o Benedetto»; «diciamo a questo Papa quello che ha detto la spada di Allah, Khalid Bin Walid, al capo dei romani: "Noi siamo venuti per bere il sangue e non troviamo nulla di più buono del sangue dei romani"». Come si vede, siamo in presenza non di dichiarazioni isolate, ma di un comune risentimento che i soliti signori del terrore stanno già usando, e prevedibilmente useranno, come alibi per nuovi attacchi contro l'Occidente e contro gli stessi cristiani, che nelle terre musulmane vedono da tempo ridotta al lumicino la possibilità di professare liberamente la loro fede e non di rado sono perseguitati, torturati e uccisi. Ma tanto le reazioni verbali di questi giorni, quanto le prevedibili azioni violente che verranno messe in campo, dimostrano che il Papa ha visto giusto quando, nella sua lezione di Ratisbona, ha criticato la jihad opponendovi la forza del logos da cui ha preso forma la civiltà occidentale.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.177 del 13/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||