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6 marzo 2008
 
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Il vero significato della «lectio magistralis» di Benedetto XVI

di Vincenzo Merlo - 19 settembre 2006

Ha ragione Marcello Pera: «E' stato frainteso, il Papa, anche se si è espresso in modo linguisticamente chiaro e concettualmente preciso. E si è sollevata contro di lui una protesta mondiale. Dopo le precisazioni di padre Lombardi e la inequivocabile puntualizzazione del neosegretario di Stato cardinal Bertone, per i fraintendimenti non c'è più spazio. Se continuano, vuol dire che si vuole fraintenderlo, fa comodo fraintenderlo, si aspettava il momento opportuno per fraintenderlo. Ora basta. I governi dei Paesi islamici e arabi dovrebbero per primi far sentire la loro voce. I governi occidentali, soprattutto europei, dovrebbero capire che è necessario che questa voce sia ferma e definitiva, e loro stessi dovrebbero farsene interpreti». Altrettanto esplicito Renato Farina su Libero: «il trasformare a freddo un discorso perfettamente ed assolutamente saggio di Ratzinger contro la Guerra santa in un'offesa, è una colossale montatura. L'hanno ordita gli intellettuali europei islamici che lavorano ad Al Jazeera, ed ha innescato a scoppio ritardato l'ira dei popoli che neanche sanno chi sia l'imperatore Paleologo citato dal dotto Ratzinger».

Oramai è chiaro a tutti, infatti, che nessuno dei critici del Papa ha letto per intero la lectio magistralis tenuta da Benedetto XVI all'università di Regensburg martedì 12 settembre. Si è trattato di una prolusione (incentrata sulla fecondità dell'incontro tra ragione e fede, binomio alla base di tutto il cristianesimo) impartita davanti a professori e studenti, dunque concepita come testo accademico, interdisciplinare, dal respiro storico, filosofico e teologico di altissimo profilo. E come tale, evidentemente, destinato a non essere compreso da tutti. A partire da quei media (come Al Jazeera) che, più interessati alla notizia urlata che non all'approfondimento rigoroso, hanno presentato le parole del Papa come un attacco diretto all'Islam. All'emittente del Qatar hanno fatto eco impegnate testate giornalistiche occidentali quali El Pais, The Guardian, New York Times, vicine alla sinistra «cavialista» (sullo strano connubio «tattico» tra fondamentalismo islamico e sinistra occorrerà aprire un franco dibattito, a partire da quello che succede nel nostro Paese...). Giornali, questi, immediatamente scattati a richiedere scuse ed umiliazioni al Pontefice.

In realtà, il testo letto da Papa Ratzinger a Regensburg rappresenta da un lato, per dirla con Gianni Baget Bozzo, «l'apologia della civiltà cristiana, nata dall'unità del monoteismo ebraico, del logos greco, del diritto romano», e dall'altro una mano tesa all'Islam, a cui si propone di uscire dal ciclo della violenza mediante la condivisione della ragione, una ragione illuminata dall'etica. Nella lezione del 12 settembre Benedetto XVI ha scelto infatti un lavoro del bizantinologo Padre Theodore Khoury, che ha recentemente pubblicato un testo sul dialogo tra l'imperatore d'Oriente Manuele II Paleologo e un musulmano persiano, ambientato nel tardo Medioevo.

«Il Papa - scrive Samir Khalil Samir su Asianews - ha scelto questo testo a causa di una frase essenziale, quella dove il Paleologo critica il musulmano per la violenza dell'Islam. E dice: voi convertite la gente con la spada. Nessuno storico può negare questo: Maometto, e dopo di lui i primi califfi, hanno spesso usato la violenza per convertire i popoli conquistati. Ciò non significa che Maometto amasse la violenza, ma era un uomo del suo tempo. In quell'epoca le tribù arabe combattevano per tutto, anche per avere i pascoli. La prima biografia di Maometto scritta da musulmani si intitola proprio "Il libro delle guerre (delle razzie)". L'imperatore dice che "la violenza è cosa irragionevole in contrasto con la natura di Dio e la natura dell'anima": è questa la frase che ha colpito il Santo Padre, ripetuta almeno 5 volte nel testo. Il perno, dunque, è che chi fa violenza non è più credente: chiunque sia - cristiano o musulmano - se segue la violenza, va contro la ragione e contro Dio, che è la fonte della ragione... Papa Ratzinger, da grande maestro - conclude l'articolo - con grande finezza è riuscito a dire sì alla ragione, no alla ragione svuotata; sì all'illuminismo autentico, no all'illuminismo antireligioso. In questo modo egli propone un dialogo universale, con le religioni e con gli agnostici, basandosi sulla ragione "allargata". Per questo voglio dire ai miei amici musulmani: prima di parlare, leggete; dopo aver letto bene, riflettete; cercate di capire: nemmeno noi cristiani riusciamo a comprenderlo bene».

Evidentemente, però, in qualche parte dell'emisfero si legge poco e si riflette ancora meno. Basta guardare alle reazioni scatenatesi contro i cristiani in questi giorni un po' in tutti i Paesi islamici, dal Pakistan al Marocco, dall'Iran all'Iraq, dall'Egitto all'Indonesia, dalla Turchia alla Cisgiordania, (qui in pochi giorni sono state incendiate quattro chiese cristiane). Proprio mentre stiamo scrivendo questo articolo giunge notizia, tra le altre, dell'efferata uccisione a Mogadiscio della suora cattolica italiana Rosa Sgorbati (Suor Leonella), di 65 anni, delle Missionarie della Consolata. Da 36 anni in Africa, attualmente era direttrice di un ospedale pediatrico; è stata assassinata, insieme ad un collaboratore somalo, con tre colpi di pistola alla schiena. «C'è una concreta possibilità che le persone che hanno ucciso la suora lo abbiano fatto in rappresaglia per i recenti commenti del Papa contro l'Islam», ha dichiarato una fonte locale alle agenzie di stampa. Il Vice Capo della Sicurezza delle Corti Islamiche (al potere in Somalia e dalle quali, nei giorni scorsi, erano state indirizzate al Santo Padre parole astiose), ha condannato senza mezzi termini il delitto, definendolo «un atto barbaro e contrario agli insegnamenti dell'Islam»; ciononostante a Mogadiscio, e in tantissime altre parti del mondo islamico, la situazione per i cristiani presenta difficoltà ogni giorno più evidenti.

E' soprattutto nei Paesi dominati dal fondamentalismo islamico e in quelli retti da regimi comunisti, infatti, che la fede cristiana subisce ancora oggi vere e proprie persecuzioni, per lo più sconosciute a tanta parte di questo annoiato, distratto, incomprensibile Occidente. Occidente che, per dirla ancora con il grande Papa Ratzinger, «rinnegando le proprie radici cristiane, perde fiducia nella propria identità e non ama più se stesso».

Vincenzo Merlo

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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