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Quando gli estremi si toccano

di Gianteo Bordero - 19 settembre 2006

Il discorso di Papa Ratzinger all'università di Ratisbona, da un lato con l'esposizione chiara di ciò che differenzia la Cristianità e l'Occidente dall'Islam e dall'altro con la denuncia della malattia mortale dell'Occidente che rinnega la sua storia e le sue radici spirituali nel nome di un concetto di ragione monco e riduttivo, ha colto nel segno. Benedetto XVI ha, cioè, semplicemente detto la verità, chiamando le cose col loro nome. Due fatti lo dimostrano.

Il primo è la reazione islamica alle parole del Papa. I musulmani, senza peraltro conoscere il testo integrale della lectio magistralis di Ratzinger, hanno accusato il Pontefice di voler dare un'immagine «violenta» dell'Islam, che non corrisponderebbe a verità. E per tutta risposta hanno pensato bene prima di ricoprire di insulti e minacce Benedetto XVI, poi di scendere per le strade e iniziare a bruciare la sua effigie al grido di «Guerra santa fino alla vittoria» e di «Conquisteremo Roma». Il modo peggiore, questo, per dimostrare la presunta non-violenza dell'Islam, acuito pure dall'assassinio, per mano di un gruppo somalo filo-talebano, di una suora cattolica a Mogadiscio.

Il secondo fatto che dà ragione al Papa è la reazione della stampa liberal, multiculturalista e politicamente corretta dell'Occidente. Il New York Times, tanto per citare l'esempio più eclatante, ha scritto che «il Papa ha insultato i musulmani... Il mondo ascolta con attenzione le parole di ogni Papa. E' tragico e pericoloso (sic!) quando esse alimentano la discordia, per scelta deliberata o per negligenza. Il Papa deve offrire con parole persuasive le sue scuse». Sono le stesse accuse contenute nelle dichiarazioni dei gruppi islamici all'indomani del discorso di Ratisbona. L'esempio migliore, o peggiore, di quell'Occidente che rinnega se stesso, la sua storia, le sue radici culturali e religiose nel nome di un multiculturalismo imbelle e falso nella sua matrice relativista. Quell'Occidente che, come testimonia la mancata comprensione da parte della quasi totalità dei media del senso profondo della lezione di Benedetto XVI, sembra aver smarrito persino le categorie per impostare un discorso serio e razionalmente fondato sulla sua identità e sulla sua differenza dalle altre culture e dalle altre religioni.

Due mali, dunque - la violenza praticata dall'Islam nel nome di Dio e il relativismo occidentale con i suoi esiti nichilistici - che sembrano saldarsi in una paradossale alleanza contro il principio di ragione, contro quel logos che, in quanto capace di accostarsi al vero, al bello, al buono e al giusto, è stato indicato dal Papa come la migliore garanzia per la costruzione di una società autenticamente umana. La violenza della jihad e l'auto-distruzione occidentale combattono così fianco a fianco la loro guerra contro il logos e contro la civiltà che, partendo dalla filosofia greca e passando per la teologia cristiana, attorno a tale logos è stata edificata. La prima (la violenza jihadista) nel nome di un Dio che non si offre liberamente alla ragione e alla coscienza dell'uomo per essere amato, seguito, adorato, ma che chiede soltanto la sottomissione totale della volontà della persona alla sua volontà; la seconda (l'auto-distruzione occidentale) nel nome dell'inammissibilità di un qualsiasi principio certo ed indubitabile di verità e di bene, nel nome dell'equivalenza - in fondo nullificante e autolesionistica - di ogni pensiero, di ogni cultura, di ogni fede.

E', questa, un'alleanza devastante dal punto di vista spirituale, culturale e sociale, e i cui esiti negativi potrebbero essere di dimensioni incalcolabili, e non solo per l'Occidente. Ratzinger lo ha capito ed ha avuto il coraggio di dircelo, a chiare lettere e con argomentazione razionale, nella sua lectio magistralis di Ratisbona. Ora che i anche i fatti danno ragione al Papa, sarebbe stolto continuare a tenere la testa sotto la sabbia, facendo finta, nel nome del quieto vivere, che non sia successo niente.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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