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Svegliati, Europa!di Raffaele Iannuzzi - 19 settembre 2006 Quanto sta accadendo nel mondo è l'esito di circa venticinque anni di micro-conflittualità islamica contro l'Occidente. Dagli attentati in Libano - nei primi anni '80 - ad oggi, il cerchio si sta inesorabilmente stringendo. Se poi aggiungiamo l'elemento-chiave del mutamento della strategia del fondamentalismo islamico, vale a dire la fine della Guerra Fredda, la caduta del bipolarismo mondiale Occidente versus mondo comunista - che ha prodotto, paradossalmente, una sorta di isolamento dell'Occidente -, tutto torna. La strategia di Al Qaeda è stata dichiarata: «Conquisteremo Roma, come vuole il Profeta». Certo, non possiamo neanche lontanamente pensare che le parole alte, teologicamente profonde, misurate e verificate sul piano filologico della lectio magistralis del Papa a Regensburg abbiano esacerbato gli animi dei fondamentalisti. Il dato casomai è un altro: la recezione di questa alta lezione di teologia cattolica e, nel contempo, di esegesi della teologia coranica, è stata filtrata dai mass-media europei come la rottura del «dialogo» voluto da Giovanni Paolo II - cosa di per sé almeno in parte vera, ovviamente in un senso del tutto diverso - ma senza porre l'accento sulla difesa della civiltà occidentale cristiana e laica. A dimostrazione di ciò, circola una vignetta sui siti dei fondamentalisti islamici che raffigura Giovanni Paolo II nel gesto di liberare la colomba della pace e, di fianco, un Benedetto XVI, fucile in mano, che la impallina. Pura distorsione della realtà. Ma l'Islam in armi cerca pretesti per fare la guerra all'Occidente, non contesti ermeneutici di approfondimento teologico interreligioso. Inoltre, un Papa come Benedetto XVI, attento non solo alla Chiesa, ma anche e direi soprattutto alla storia ed alla civiltà occidentale, destabilizza certamente il punto di vista di un Islam fondamentalista sempre più attrezzato militarmente e, insieme, sempre più wahabita, dunque portatore di jihad. Per non parlare poi dell'ermeneutica teologica di Benedetto XVI. Mai visto un approccio così laico in un Papa. Spiazzante sia per gli islamici fondamentalisti, sia, paradossalmente, per i multiculturalisti integralisti. Tant'è vero che proprio questo dato non è passato attraverso le agenzie di stampa europee, inquinate dal progressismo multiculturalista, cioè invase dalla cultura della resa all'Islam in armi; è passato, per contro, l'elemento di attacco alla religione islamica. A distanza di sei mesi dalla famosa querelle sulle vignette anti-Islam. Nel silenzio attuale sulle volgarità e blasfeme insinuazioni propalate sul Santo Padre. D'altra parte, ormai è chiaro. Questa è oggi la nostra Europa: un cavallo di Troia. L'Islam lo sa e si permette, così, di attaccare il cuore della civiltà cristiana ed occidentale, il Papato. Non solo. La morte della Fallaci e questa vicenda riguardante il Papa, vergognosamente architettata dai mass-media europei e dal fondamentalismo islamico, oggettivamente alleati, ci richiamano ad un fatto ormai ineluttabile: l'Islam in armi, l'unico Islam che sia dato vedere in azione, vuole conquistarci e sottometterci. Indipendentemente da qualsiasi nostra azione, perfino indipendentemente da un nostro atteggiamento da dhimmi, la dhimmitudine, resa anticipata alla signoria della guerra fondamentalista. «La parola araba "dhimmi" - osserva Sandro Magister - si traduce "protetti". Ed è quello che sostiene Oriana Fallaci: i cristiani d´Europa, col loro filoislamismo, cercano protezione. Anzi, vivono come già sentendosi dhimmi». E' così. Dunque, niente da fare. Ormai il dado è tratto. Il fatto che in gioco vi sia il Papato la dice lunga a riguardo. Perché il Papato è oggi l'unica difesa della civiltà occidentale, la politica europea essendo debole oltre misura. L'Islam in armi questo lo sa bene. Sa chi deve attaccare. Ha una strategia chiara e perniciosa. Mai indietreggerà a fronte di questa evidenza di oggettiva superiorità psico-politica guadagnata sul campo, per così dire. Il Papato - e Papa Ratzinger l'aveva dimostrato già con il suo discorso agli islamici a Colonia - ha saputo ribattere colpo su colpo, ha inventato una strategia di azione-reazione, ergendosi a sentinella mistica e religiosa dell'Occidente. Le parole di Isaia sulla sentinella nella notte sono quanto mai adeguate. Benedetto XVI ha cercato e trovato la strada, non restauratrice e perciò efficace nel presente, della risposta alle sfide della storia, in primo luogo alla sfida dell'aggressione islamica. Una rete di nessi e fatti ci sta strangolando. Ammazzano suore cattoliche, è in corso una recrudescenza di stragi di cristiani dappertutto, nel Sudan è una vera e propria emergenza, ma ciò avviene anche in Turchia - e lo abbiamo recentemente constatato -, in Algeria, in Libia, in Tunisia, in Cina: il Cristianesimo è la fede dei martiri in molte parti del mondo, soprattutto nel mondo arabo. La Stampa del 18 settembre pubblica un resoconto agghiacciante delle persecuzioni dei cristiani nel mondo, «dal Medioriente all'Asia». Sono addirittura a rischio molte comunità nei luoghi dove si diffuse il primo Cristianesimo. Socci, alcuni anni fa, pubblicò un importante saggio-documento sulle persecuzioni dei cristiani nel mondo. In pochi già allora se ne occuparono. Tutti zitti di fronte a questa macroscopica evidenza, che mette in crisi il modello della Perfetta Convivenza Multiculturalista lanciato dall'Unione Europea. L'ultima utopia degna del romanzo 1984 di Orwell, che i cristiani in particolare stanno pagando pesantemente. Ebbene, chi parla di tutto questo? Chi alza la voce a difesa delle minoranze cristiane in queste aree del mondo? Ancora: chi si pone seriamente il problema della difesa della nostra civiltà, anche sul piano materiale e sociale, della coesione sociale, tenendo presente che, come da tempo dice severamente e rigorosamente la Magli insieme a pochi altri, l'Islam sta investendo gran parte dei suoi mezzi umani nell'invasione delle nostre coste e dei nostri territori? Chi parla di tutto ciò? Chi? Né è tutto. Sta accadendo qualcosa di devastante nel mondo politico italiano. Abbiamo forze radical-massoniche e radical-progressiste, le stesse che amano parlare di «Islam moderato» (una finzione progressista), oggi oggettivamente colluse con settori fondamentalisti o collaterali al fondamentalismo islamico. Stiamo assistendo ad un fenomeno perfettamente definito da Quagliariello: islamo-gramscismo. L'egemonia di gramsciana memoria, sostanziata dall'occupazione delle «casematte» della cultura e della propaganda e dalla conquista dei territori sociali e civili, è oggi in mano all'Ucoii e a pezzi dei Ds, ad esempio in Toscana, dove si costruisce una moschea, a Colle Val D'Elsa (qualcuno ricorda le parole di fuoco della Fallaci in merito?), guarda caso con i soldi della Fondazione del Monte dei Paschi di Siena. Chiunque sa quanta fatica si debba fare per trovare qualche migliaio di euro da investire in una qualsivoglia iniziativa di carattere culturale e civile. Ebbene, qui sono in gioco centinaia di migliaia di euro sganciati al portatore, così, senza alcun problema. Con i mille cavalli di Troia, complici matricolati, presenti nelle istituzioni. Un'invasione progettata da tempo, sistematicamente costruita attorno a due punti-chiave: l'assalto violento a colpi di kamikaze made in Europe e l'inserimento del multiculturalismo drogato nei settori strategici della comunicazione europea. Un capolavoro. Che ci costerà, forse, un attentato a Roma, al Vaticano. Un'ipotesi non più da fanta-politica. La Magli scrive, da par suo, su Il Giornale (18 settembre): «Se il Papa fosse un cittadino dell'Unione Europea, sarebbe già iniziata la procedura per un mandato d'arresto europeo nei suoi confronti. Non stiamo scherzando: l'Unione Europea ha vagheggiato un mondo perfetto nel quale è reato criticare o esprimere un giudizio che possa offendere la razza, la cultura, la religione sia di un individuo che di un popolo. E' un progetto fuori dalla realtà, almeno per quanto riguarda il mondo musulmano, e la vicenda che ha coinvolto in questi giorni Ratzinger lo dimostra. Il Papa si è visto costretto a giustificare il suo pensiero, a scusarsi con i musulmani (i musulmani in genere, non i terroristi) delle parole che ha detto. Parole, solo ed esclusivamente parole. Non minacce, non ingiurie, non armi. Siamo in molti a pensare che non avrebbe dovuto piegarcisi; ma la conclusione da trarre è comunque questa: che la figura più rappresentativa della storia dell'Occidente (storia effettiva, a prescindere da credenti e non credenti) non può più dire nulla senza temere di venire interpretato in senso negativo dai musulmani e scatenare così non si sa quali ritorsioni. I governanti, i leader occidentali debbono convincersi che il mondo musulmano sa di avere già vinto, ed è per questo che reagisce al livello del Capo della Chiesa». Non credo che le parole pronunciate dal Papa possano essere interpretate come delle scuse, ma soltanto come un senso di rammarico; detto questo, sono per il resto interamente d'accordo con la Magli e credo che, da questo momento storico in avanti, la nostra reazione contro l'assalto islamico alla cittadella cristiana ed occidentale debba cambiare nei toni, nella strategia e nella potenza dell'offensiva militare. Sarebbe il caso di riprendere in mano il tanto bistrattato concetto di «guerra preventiva». Nei suoi termini originari, efficacemente tradotti dalla strategia di Bush. Il quale non ha risolto, da solo, i problemi mediorientali, ma ha almeno messo un paletto fermissimo contro il terrorismo islamico: non passeranno.
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Ragionpolitica, periodico on line n.178 del 19/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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