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La civiltà occidentale è la profezia della libertà

di Raffaele Iannuzzi - 23 settembre 2006

La Fallaci lo scriveva sempre. Fino all'altro ieri la questione era di lampante evidenza. Oggi non lo è più. Fu Berlusconi, in chiave politica, a rimetterla al centro, seppur parzialmente. Ma anche fra di noi la cosa non è assodata. Di cosa sto parlando? Chiaro, di ciò che il politically correct impedisce di parlare: la superiorità della civiltà occidentale rispetto a quella coranico-islamica. Sia come sia e qualunque sia la fatwa del politically correct su chiunque si azzardi ad affermare simili verità, così «oscene» per il comune sentore dei benpensanti buonisti e gonfi di relativismo antropologico e culturale, non è affatto difficile argomentare una tesi di questo genere. Anzi, mi vergogno quasi a riprodurre argomenti arcinoti, vecchi e stravecchi, oggi appannati e messi in soffitta soltanto per la paura di non ritrovarsi di fronte a qualche casino con i fondamentalisti appunto, guarda un po', islamici. Del resto, sempre la grande Fallaci aveva sentenziato, col buon senso della toscanaccia (siamo fatti così, noi di quelle parti...): non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici. Verissimo. E vengo al punto.

La nostra civiltà è superiore a quella coranico-islamica almeno per quattro ragioni:

  1. essa è dotata di un evoluzionismo interno, tale per cui è riuscita a mantenere, ad un tempo, i fondamenti di base, i basics, della sua realtà, senza per ciò dover negare la storia e i mutamenti della storia. Su questo punto si legga l'articolo magistrale della Magli pubblicato sul Giornale del 23 agosto di quest'anno. E' chiaro a chiunque ancora sia in grado di osservare con un minimo di obiettività le cose e i fatti storici, che l'Islam è ancora inchiodato a Maometto e da lì non si schioda. Ragion per cui non esistono né teologia adeguata ai fedeli del terzo millennio, né interpretazioni - non sia mai! - del Corano, ridotto ad una casuistica morale, da un lato, e ad una precettistica pietistica, dall'altro.
  2. L'Occidente è la profezia della libertà, perché è la patria della persona e dell'individuo, che vive, lavora, commercia, cerca la verità e non accetta di essere schiavizzato da nessun dogma. Quando la persona sceglie la fede, appunto la sceglie, non gli viene imposto il prodotto, come nel caso della civiltà coranico-islamica.Il fondamentalismo wahabita e in genere ogni forma di fondamentalismo islamico aborre questa civiltà della libertà e della persona perché, in essa, non c'è più spazio per un autoritarismo religioso e messianico, volto soltanto a costruire la Umma e il Califfato. Dunque, niente più Islam. In parole povere. Ma, accanto a questo atteggiamento di odio del diverso da sé, sia chiaro che circola anche una sorta di invidia nei confronti della nostra civiltà, tant'è vero che uno scrittore e giornalista libanese, assassinato da una bomba hezbollah perché dissidente e «laico», ha scritto proprio della «tristezza» degli arabi dopo l'11 settembre 2001. La tristezza di non potersi più avvicinare alla modernità ed al rispetto della libertà, ora che essi, gli islamici, erano giunti fin sotto la bocca dell'abisso.
  3. gli strumenti ai quali anche gli islamici fondamentalisti incarcerati a Guantanamo si appellano, invocando migliori trattamenti da parte degli Stati Uniti. Su questo punto, si legga un saggio molto importante dello storico della politica anglosassone Larry Siedentop, La democrazia in Europa, Einaudi, Torino, 2001, soprattutto il cap. X.
  4. L'intero impianto della civiltà occidentale, sia sul piano religioso che su quello civile, consente a quelli che sono nel mondo arabo dei soggetti emarginati, come gli omosessuali e le donne, ad esempio, di essere considerati all'altezza di diritti soggettivi e di tutela civile e politica. Ovvio, per noi, ma allora come mai nessuno fra i fin troppi progressisti nostrani non dice una parola su quel che fanno i governanti arabi agli omosessuali ed alle donne? Devo dirlo io, che sono duramente anti-progressista, contro il matrimonio fra omosessuali, che considero un'empietà contro l'ethos civile, prima ancora che religioso, e il senso comune, cioè la ragione rettamente usata dalla gente comune? Un paradosso? Non tanto.

Qui c'è in gioco la convergenza, su cui variamente si è scritto su ragionpolitica, tra lanti-occidentalismo dei post-comunisti/neo-comunisti e l'Islam in armi contro di noi. Gemellati da un unico, grande Nemico: l'Occidente. Il quale, oggi, rimane a guardare mentre sbertucciano il Papa, gli chiedono delle scuse che non stanno né in cielo, né in terra, pretendono insommma che divenga, lui, Pontifex Sanctae Romanae Ecclesiae!, un dhimmi con la coda tra le gambe. Oggi larga parte dell'Occidente è ridotto così. E' superiore all'Islam, ma purtroppo, per paura e malafede ideologicamente orientata, non lo sa.

! Raffaele Iannuzzi
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