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La vendetta socialedi Aurora Franceschelli - 28 settembre 2006 Tutto da copione: la retorica del declino, quella che andava di moda quando a governare era il centrodestra, si è rivelato uno strumento utile non solo a fomentare l'insofferenza dei cittadini verso un disagio economico strutturale del Paese che il Governo Berlusconi ha ereditato e al quale è riuscito in buona parte a rimediare, ma anche ha seminare un terreno favorevole ad eventuali mosse fiscali future. L'allora candidato alla presidenza del Consiglio Prodi, consapevole della spada di damocle delle rivendicazioni dei numerosi partiti della sua coalizione, che sarebbe pesa sulla sua testa nel caso fosse riuscito a conquistare Palazzo Chigi, impostò la sua campagna elettorale su un duplice binario: da una parte l'obiettivo di vincere le elezioni non poté far altro che imporgli il mantra martellante del Paese sull'orlo del precipizio, dall'altra il Professore, convinto di un'ampia vittoria elettorale che poi si è rivelata risicatissima, si preparava a governare l'Italia affidandosi al solito progetto di una gestione della Cosa pubblica attraverso la strategia del dissanguamento dei cittadini, ad opera della siringa fiscale di Visco. La linfa vitale che il Governo Berlusconi, attraverso il taglio delle tasse, aveva somministrato al Paese dandogli una grossa spinta per potere rifiorire, ora viene improvvisamente risucchiata dall'idea sinistra di gestione dello Stato e del potere. Un potere che vorrebbe far credere di nutrirsi, per motivi ideologici, del consenso sociale delle «classi» più bisognose, ma che, in realtà, si appoggia principalmente sul mondo dell'alta finanza e sulle sue proiezioni nella società. Il consenso della sinistra, quello legato all'industria, rischia ora, come ha fatto notare giustamente Berlusconi, di ridimensionarsi notevolmente. Prodi sta collezionando una serie di autogol; quello legato alla vicenda Telecom non è l'unico e non sarà nemmeno il più eclatante. L'ostilità di ampia base della Confindustria nei confronti di Prodi, già espresso a Vicenza, va crescendo: l'organismo di rappresentanza degli industruiali ha già espresso il suo scetticismo verso una manovra di bilancio che da una parte presenta un grossa incognita sulla possibilità di riduzione, già da quest'anno, del cuneo fiscale, dall'altra non prevede sufficienti tagli alle spese. Montezemolo teme che i 30 miliardi della Finanziaria saranno racimolati con un forte aumento delle imposte sia centrali che locali, e non ha tutti i torti. Si prevede infatti più libertà di imposizione fiscale da parte di comuni, province e regioni, attraverso l'introduzione delle «tasse di scopo». La Finanziaria, dunque, potrebbe avere, come già si è potuto verificare con i fatti, un potente effetto moltiplicatore sul dissenso verso un Governo che viaggia nella nebbia da quando si è insediato. Vittima della manovra fiscale di Visco è ora la classe media, il motore produttivo del Paese: la sinistra non aspettava altro che essere al Governo per portare a compimento la sua vendetta nei confronti di quei cittadini che, con il loro lavoro, stanno contribuendo a sostenere la ripresa del Sistema Paese, una ripresa della quale l'Unione ora si attribuisce i meriti. La Finanziaria va ancora una volta a colpire, dopo il decreto Visco-Bersani, i lavoratori autonomi, che si vedono stretti in una potente morsa fiscale: saranno colpiti da un ulteriore irrigidimento degli studi di settore, da un aumento dei versamenti pensionistici, dei contributi che devono versare per gli apprendisti, e, inoltre, dall'innalzamento dell'aliquota Irpef prevista per chi guadagna più di 70 mila euro lordi, che passerà dal 37% al 43% (Rifondazione spinge perchè raggiunga addirittura il 45%). La classe media assume i connotati, agli occhi della sinistra, della mucca da mungere; il sistema cooperativo, che si inserisce nel Paradiso fiscale dell'Unione, invece non va toccato. Altrimenti che fine farebbe il sistema reticolare di radicamento sociale del suo consenso? Come mai l'Unione non va a colpire la vera «classe di privilegiati» che rientra nella sua orbita e che si radica anche nelle amministrazioni rosse? La sinistra ha costruito tutto il suo impianto di preferenze politiche su sistemi che, anche a livello di amministrazioni locali, uccidono il mercato: eppure gli interessi economici legati al «capitalismo rosso» non verranno mai colpiti da Visco. Le molte aziende che localmente, sotto forma di SpA, sembrano avere subito un processo di privatizzazione si rivelano, il più delle volte, società a partecipazione pubblica o delle vere e proprie controllate, le cui quote vengono cedute ad enti pubblici o a ex municipalizzate: in questo modo la sinistra, attraverso un meccanismo di parcellizzazione delle poltrone, moltiplica le cariche amministrative e si crea una sua «classe di privilegiati» che viene tutelata. Queste società, che operano soprattutto nel campo dei servizi pubblici locali, verranno mai colpite da un vero processo di liberalizzazione? La risposta è no. Il diktat della sinistra è infierire sulla «classe di cittadini» che non vuole affiliarsi a questo perverso sistema di gestione del potere, quei cittadini che credono alle potenzialità del libero mercato e che rifiutano un sistema economico drogato da logiche particolaristiche. Questa è la politica di Prodi e Company: la vendetta ai danni di metà dell'Italia.
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Ragionpolitica, periodico on line n.179 del 26/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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