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Roberto De Mattei De EuropaTra radici cristiane e sogni postmodernirecensione di Mario Secomandi - 28 settembre 2006 Roberto De Mattei opera una lucida ed acuta analisi, volta a mostrare l'insostenibilità dell'attuale modello europeo di matrice burocratica e tecnocratica, il modello cioè di un'Europa rimasta priva di una sua chiara identità e che sembra aver reciso le sue radici culturali e spirituali. Ma andiamo con ordine, compiendo un piccolo passo indietro nel tempo. La prima Comunità europea sorse all'indomani del secondo conflitto mondiale, dunque da una chiara esigenza di pace. Nell'immediato dopoguerra, accanto alla pace bisognava salvaguardare la sicurezza, e così le istituzioni europee hanno visto la luce nel pieno contesto della Guerra Fredda, mentre i Paesi dell'Europa orientale si trovavano ad essere sotto il giogo dell'oppressione del regime comunista sovietico. Dal Trattato di Roma (1957) all'Atto Unico europeo (1985), e poi dal Trattato di Maastricht (1992) fino alla Carta dei Diritti fondamentali di Nizza (2000), si arriva ai giorni nostri, ossia al progetto del Trattato Costituzionale europeo (2003). Tale è stato il percorso d'integrazione che ha condotto all'attuale Unione europea. Il punto nodale, sottolineato da De Mattei, è che la pietra angolare della (futura) Costituzione europea, ovvero la Carta dei Diritti fondamentali di Nizza, risulta essere in-fondata, essendo priva dei tradizionali fondamenti spirituali o politici propri di qualsivoglia Stato sovrano; vi fa difetto, su tutto, un esplicito riferimento alle radici giudaico-cristiane. Ciò che si registra è ad ogni modo un vero e proprio deficit democratico, in quanto chi detiene il potere decisionale su ambiti nevralgici come l'economia e l'interpretazione ed applicazione delle norme dei trattati comunitari (ossia, rispettivamente, la Bce e la Corte di Giustizia europea) manca di legittimazione popolare. Di più, sulla scorta dei principi di «non discriminazione» e dell'«interesse generale», gli organi politici di ciascuno Stato membro si troverebbero costretti a legiferare, sulla scia dell'approvazione di direttive comunitarie di matrice laicista, in direzione dei «nuovi diritti artificiali», vale a dire, ad esempio, dei matrimoni e delle adozioni gay, così come dell'aborto, dell'eutanasia, della droga libera, della ricerca sugli embrioni umani, pena una sanzione comminata dalla stessa Corte nei confronti delle istituzioni nazionali. Si va spianando così la via ad una sorta di «totalitarismo subdolo» nel momento in cui da parte dell'Ue non solo non vi sarebbe la promozione di una retta concezione della persona umana, della libertà, della verità e del bene comune, ma vi sarebbe addirittura e paradossalmente un'azione sanzionatoria (magari anche di tipo penale), dunque di netto ostacolo, nei confronti di chi voglia battersi per il mantenimento del diritto oggettivo e naturale e dei valori e principi cristiani, ed al contempo contro l'attuale deriva nichilista. Non abbiamo affatto bisogno di un super-Stato europeo che col suo centralismo burocratico soffochi le aspirazioni alla libertà delle persone; abbiamo invece bisogno d'istituzioni comunitarie meno rigide e più flessibili, al servizio dei popoli e delle nazioni, ma al contempo fondate su di un nucleo forte di valori irrinunciabili, al cui centro si colloca il primato della persona umana. Il modello comunitario franco-tedesco (egemone fino ad ora) è fallito sotto i colpi della bocciatura referendaria francese ed olandese. Occorre rimarcare come sia stata proprio l'evangelizzazione cristiana quella che ha maggiormente contribuito alla civilizzazione ed integrazione dei popoli del Mediterraneo. Il patrimonio di valori che puntella la coscienza del Vecchio Continente deriva da un lato dal Vangelo, ma anche dal principio greco di non contraddizione (che sta a fondamento della logica occidentale) e dall'idea romana di diritto (donde la nascita di istituzioni permanenti quali la famiglia, la proprietà privata e lo stesso Stato). Va dunque ristabilita la memoria storica dell'Europa, va rinvigorita la sua identità, vanno riscoperte le sue radici plurisecolari. L'Europa è la culla della civiltà occidentale, che è storica ed insieme universale, è la madre dell'umanesimo e delle grandi scoperte geografiche e scientifiche, e la missione della quale essa si trova ad esser investita è il suo essere costruttrice di civiltà per eccellenza. Essa ha saputo partorire una retta concezione della realtà (la filosofia), una retta concezione della materia (la scienza), una retta concezione dell'agire umano (la morale) ed una retta concezione della società (il diritto). Oggi l'Europa si trova a fronteggiare due minacce: il nichilismo dall'interno ed il fondamentalismo islamico dall'esterno. L'Europa, insieme (e non separatamente) agli Stati Uniti d'America è anche in questa fase storica chiamata a difendere i fondamenti della civiltà occidentale, l'umanesimo ad un tempo cristiano e laico, la democrazia e la libertà.
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Ragionpolitica, periodico on line n.179 del 26/9/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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