RAGIONPOLITICA.it - Giornale online di cultura e politica Logo RAGIONPOLITICA.it
numero 280
6 marzo 2008
 
HOMECHI SIAMOCREDITSSCRIVI  
 
 
segnala ad un amicosegnala l'articolo ad un amico stampa l'articolostampa l'articolo

Una maggioranza fittizia

di Aurora Franceschelli - 5 ottobre 2006

La maggioranza istituzionale, quella che il buon Prodi sbandierava come vessillo della vittoria dopo le elezioni del 9 di aprile, non è altro che una flebile illusione. Il Senato, simbolo del nostro «bicameralismo perfetto», ora si erge a simbolo di un bipolarismo «anomalo», in cui la componente che si ostina a credere di rappresentare realmente la maggioranza del Paese ora diviene lo specchio della frammentazione che caratterizza l'arco istituzionale che va dal centrosinistra alla sinistra massimalista.

I continui terremoti politici che imperversano sul terreno della coalizione di sinistra stanno acuendo quelle lacerazioni interne che, se fino ad ora, per motivazioni esclusivamente speculative legate a giochi di potere, sono state funambolicamente ricucite attraverso le toppe della concertazione e delle concessioni smisurate ad alcune componenti della coalizione, ora, dopo l'elaborazione di una manovra determinate quale è la Finanziaria, sono destinate ad ingigantirsi. Sì, perché la manovra economica di Visco non ha «accontentato» molte frange della coalizione: nonostante le dichiarazioni di consenso (e di facciata) espresse da parte di alcuni leader della maggioranza, è apparso chiaro il disappunto dei vari Rutelli e Mastella verso una manovra che va a colpire il proprio bacino elettorale, così come quello dei rappresentanti della Rosa nel Pugno e dell'Italia dei Valori, ma anche dei Verdi, che lamentano i tagli ai Comuni, e così via. Difficile, o addirittura impossibile, accontentare tutti i vari partiti e partitini che compongono la dis-Unione.

Il motore della politica del governo di sinistra, fino ad ora, si è rivelato essere, a tutti gli effetti, quello alimentato dall'individualismo più sfrenato, un individualismo che ha tentato di nascondersi dietro la foglia di fico di un presunto gioco di squadra, che in realtà non è altro che un semplice gioco di potere e di spartizione delle stesso entro una coalizione che dovrebbe costituire una gruppo unito, ma non lo è affatto.

La bagarre che si è scatenata martedì a Palazzo Madama, che ha visto come protagonisti due nemici storici quali Mastella e Di Pietro, dimostra come la maggioranza risicata al Senato divenga, insieme alle minacce di sciopero generale dei sindacati, alle gaffes di Prodi e alle rivendicazioni di maggior potere da parte di Ds e Margherita, un potentissimo strumento di ricatto sul Governo Prodi. Un Esecutivo, quello che ha messo in piedi il Professore, dove le invidie infrapartitiche e le rivendicazioni di peso politico da parte delle diverse componenti della coalizione non consentono che vi sia un unico baricentro in grado di tenere in piedi il governo, ma condannano Palazzo Chigi ad appendere il filo del suo destino alle numerose ripicche che trovano sfogo non solo a livello verbale, ma soprattutto in sede istituzionale.

Il terremoto scoppiato martedì assume una valenza politica da non sottovalutare. La presunta maggioranza è andata sotto al Senato, 153 a 154: parlano i numeri. A pesare, questa volta, sono state le astensioni di tre rappresentanti dell'Italia dei Valori di Di Pietro che, sotto indicazione del loro leader (che si trovava a Bologna al momento della votazione in aula), hanno pubblicamente lanciato la loro sfida allo «scomodo» Mastella, contro il quale si erano già scagliati dopo l'approvazione della legge sull'indulto. Il timore di mettere a rischio la governabilità del Paese e di perdere la poltrona (dopo le minacce di sfiducia nei suoi confronti) hanno spinto Di Pietro, come era facile a prevedersi, ha ritornare sui suoi passi a dichiarare che l'Italia dei Valori si adeguerà alla volontà della maggioranza «per spirito di servizio», votando al Senato la riforma proposta da Mastella; una riforma che il ministro delle Infrastrutture giudica una «soluzione di compromesso». Lo spirito di «sacrificio» e di «dedizione» al dio potere ha, ancora una volta, messo una toppa ad una situazione che si preannunciava insidiosa: se la controriforma della il 28 di ottobre non fosse passata i magistrati sarebbero stati tenuti, secondo quanto previsto dalla riforma Castelli, a decidere se avviarsi alla carriera di giudici o di pubblici ministeri.

Lo spirito individualistico, quello a cui storicamente la politica di sinistra si è sempre opposta, per motivi ideologici, nella sua antica battaglia contro il capitalismo e il liberismo economico, sembra essere, ora che è al governo, il principio ispiratore delle varie e numerose agende politiche dei leader della coalizione. Non è, dunque, un'unica agenda a dettare l'orientamento di governo dell'Unione, ma sono i capricci e le rivendicazioni di ogni partito che lo compongono, anche quelli cosiddetti minori che, entro il ring parlamentare, hanno, con pochi voti, un pericoloso potere deflagrante su una maggioranza che si trasforma, come è accaduto martedì, in minoranza.

! Aurora Franceschelli
SCRIVI UN COMMENTO A QUEST'ARTICOLO

i migliori verranno pubblicati in queste pagine

Nome o nickname:
Titolo:
Commento:
Caratteri disponibili:


 

Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail

IN QUESTO NUMERO

Ragionpolitica, periodico on line n.180 del 3/10/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero
© 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata
Riproduzione riservata