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Bangladesh «moderato»?di Stefano Magni - 7 ottobre 2006 Esiste un Islam moderato? Esiste eccome, ma in molti casi è perseguitato. Il caso del giornalista del Bangladesh Salah Uddin Choudhury è esemplare, perché non si tratta di un dissidente in un regime totalitario islamista, ma di un intellettuale perseguitato in un Paese che dovrebbe essere retto da un «governo musulmano moderato». La persecuzione di Choudhury iniziò già nel 1999, quando il governo ordinò la chiusura del suo canale televisivo, A-21, la prima tv privata del Paese. I motivi erano politici: i servizi davano spazio anche agli oppositori. Nel 2003, quando Choudhury rientrò da una conferenza tenutasi in Israele sul dialogo interreligioso, le autorità colsero un pretesto fittizio (problemi di passaporto) per arrestarlo all'aeroporto di Dakha, internarlo e trattenerlo in carcere per un anno e mezzo, torturarlo e dissuaderlo dal riprendere la sua attività. Il Bangladesh non ha mai riconosciuto diplomaticamente lo Stato di Israele. E la «colpa» di Choudhury è soprattutto quella di avere scritto articoli a favore del riconoscimento. Ma c'è dell'altro: l'intellettuale indipendente stava soprattutto mettendo in guardia l'opinione pubblica sulla crescita dell'islamismo radicale nel Paese. Choudhury, prima del suo arresto, scriveva realtà che si riscontrano in tanti altri Paesi musulmani: «A Dakha, anche ora, queste organizzazioni (islamiste, ndr) sono ben in evidenza e hanno un vasto seguito (...) Qualche mese fa, un professore siriano venne arrestato. Apparteneva a un'organizzazione chiamata Al Haramine. Stando ai rapporti della polizia del Bangladesh, i membri di questa organizzazione usano le scuole coraniche come copertura. Si tengono regolarmente in contatto con gruppi armati clandestini nel Paese e, occasionalmente, reclutano ragazzi per inviarli a combattere la guerriglia in Palestina. Ogni recluta guadagna uno stipendio che va dai 1500 ai 2000 dollari o anche oltre per il "nuovo lavoro"». Il rapporto tra questi gruppi clandestini e il governo è quanto mai ambiguo. Ufficialmente essi sono fuorilegge e vengono arrestati. Tuttavia la loro propaganda non viene ostacolata. Secondo Choudhury: «Il quotidiano Inquilab agisce come il portavoce del fondamentalismo nel Bangladesh. È un giornale di provocazione che diffonde l'ideologia della jihad tra i locali. Inquilab fu fondato inizialmente dall'ex dittatore iracheno Saddam Hussein (che tuttora viene considerato "laico" dai nostri analisti, ndr) e attualmente riceve lauti finanziamenti da molte organizzazioni segrete del Bangladesh e straniere». Quale direttore del settimanale moderato Weekly Blitz, Choudhury subì pesanti intimidazioni e pressioni da parte degli ambienti radicali islamici: «Dal momento che il nostro settimanale pubblicava diversi articoli favorevoli ad Israele, siamo stati fatti oggetto di numerose minacce di fanatici locali, così come dell'ambasciatore palestinese a Dhaka». È da notare che il governo del Bangladesh, invece di proteggere un suo giornalista, lo ha arrestato, mettendosi sullo stesso piano degli islamisti, ufficialmente «nemici» dello Stato. Il 27 settembre Choudhury è stato nuovamente arrestato e sarà processato per «sedizione», un reato che può costargli la pena di morte. E questo è un governo musulmano, che le democrazie occidentali considerano democratico e «moderato». Mentre i cristiani e i musulmani moderati locali avvertono che non è così: l'International Christian Concern, su segnalazione della comunità cristiana del Bangladesh, avverte che il Partito Nazionalista del Bangladesh, attualmente al governo, «sta diventando un alleato ideologico degli elementi fondamentalisti islamici e sta adoperandosi per truccare le prossime elezioni. Se i suoi sforzi dovessero avere successo, sarebbe un risultato disastroso per i cristiani e per la democrazia». Il partito di maggioranza ha già cooptato nel governo formazioni integraliste. Mentre il terrorismo islamico nel Paese aumenta: 30 morti e 150 feriti solo nell'ultimo anno. Forse, nel formulare la nostra politica estera, dovremmo dare maggior ascolto a queste voci dissenzienti, non tanto ai governi, se vogliamo dialogare con il vero Islam moderato. E iniziare ad ascoltare il monito che Choudhury lanciò nel 2003: «I governi dovrebbero impegnarsi con più forza a isolare questi elementi distruttivi, prima che sia troppo tardi. I media possono anche avere la funzione di diffondere messaggi che contrastino la propaganda islamista, per creare consapevolezza, per organizzare la gente a favore della pace contro ogni sorta di estremismo religioso e ideologico».
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Ragionpolitica, periodico on line n.180 del 3/10/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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