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La Finanziaria sposta gli oneri sulle giovani generazioni

di Francesco Pasquali - 10 ottobre 2006

La Finanziaria del Governo Prodi sposta gli oneri sulle spalle delle generazioni future ed alimenta il conflitto intergenerazionale che le riforme del governo Berlusconi stavano attenuando. L'aumento dell'aliquota contributiva per i lavoratori autonomi e la riduzione degli sgravi per l'apprendistato si riveleranno letali per i giovani, in quanto aumenteranno le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro. Aumenterà il lavoro nero e il precariato, inoltre le denunce del mondo produttivo confermano che l'autoimprenditorialità è fortemente scoraggiata. Nello specifico:

  1. Apprendistato (ART 85): la riduzione degli sgravi contributivi per l'apprendistato è un'operazione di ingiustizia sociale che rientra nello smantellamento della riforma Biagi e che comporterà un aumento del lavoro nero e della precarietà giovanile. L'apprendistato si è dimostrato da un lato uno strumento utile ad incentivare le assunzioni dei giovani, perchè ha messo insieme le esigenze dell'impresa e quelle delle nuove generazioni, dall'altro un canale privilegiato di ingresso, perchè presenta elevati tassi di trasformazione in lavoro stabile e qualifica la giovane forza lavoro.
  2. Aumento aliquota contributiva per autonomi e parasubordinati (ART 85): la scelta di aumentare i contributi previdenziali ai lavoratori parasubordinati, una delle categorie più deboli del mercato del lavoro, equivale a penalizzare i giovani sia in entrata che in uscita dal mercato del lavoro. I parasubordinati, infatti, avendo un saldo attivo enorme, stanno contribuendo a mantenere in piedi l'intero sistema previdenziale, dal 1996 ad oggi hanno «regalato» oltre 33 miliardi di euro alle altre gestioni deficitarie.

Il Governo Prodi illude i giovani, in quanto promette pensioni migliori, quando in realtà al momento dell'uscita dal lavoro le casse dell'Inps saranno vuote. Inoltre le dichiarazioni di esponenti della sinistra radicale confermano che il peggio deve ancora arrivare. Un incremento dell'aliquota potrebbe avere effetti negativi sui livelli di occupazione senza agevolare quella stabile. Ma è soprattutto sul terreno dell'equità che l'incremento annunciato sembra discutibile e dettato dall'esigenza di fare cassa.

Il Governo sostiene che l'aumento dell'aliquota sarà fatto nell'interesse dei collaboratori stessi, visto che, grazie ai maggiori versamenti, essi riceveranno pensioni più elevate. Ma tale obiettivo potrebbe essere perseguito in modo diverso: se si volessero migliorare le pensioni future dei collaboratori basterebbe aumentare l'aliquota di accredito, lasciando invariata l'aliquota di finanziamento. L'aliquota di accredito potrebbe salire, come hanno indicato diversi esperti, già dal 2007, dei tre-quattro punti di cui si parla o, ancora meglio, attestarsi al 25%. Si avrebbe così un montante contributivo più consistente, senza necessariamente gravare, tutto in una volta, sulle tasche dei collaboratori. La prima aliquota proseguirebbe, invece, il suo graduale incremento di qualche decimale di punto all'anno fino ad allinearsi con l'aliquota di accredito. Così, i collaboratori (e soprattutto i giovani) potrebbero consumare in proprio, per un periodo di tempo, le risorse da loro stessi accumulate e fino ad oggi distribuite. Un'altra misura a favore dei collaboratori in via esclusiva potrebbe riguardare la previdenza complementare. Dal momento che essi non dispongono del Tfr si potrebbe concedere ai collaboratori di dedurre fiscalmente una quota di reddito più elevata di contribuzione alle forme private.

Per quanto riguarda i lavoratori autonomi, oltre all'aumento dell'aliquota contributiva deve essere considerato anche l'inasprimento degli studi di settore. La Finanziaria approvata dal Governo comporterà un aggravio medio per ciascuno dei 5,5 milioni di lavoratori autonomi (artigiani, commercianti e liberi professionisti) di 550 euro nel 2007. (Fonte CGIA di Mestre). Altro aspetto negativo è il fatto che l'auto-imprenditorialità viene fortemente scoraggiata.

  • Tfr (Art 84): la scelta di togliere alle imprese i fondi del Tfr e di metterli come attivo nelle casse dello Stato penalizza fortemente i giovani lavoratori. Andrebbe al contrario incentivata la previdenza integrativa per far sì che le generazioni future possano godere di pensioni dignitose.
  • Università (ART 71): viene mortifica l'autonomia degli Atenei. E' inconcepibile che lo Stato vieti per legge la nascita di nuovi corsi o nuove facoltà. Solo il mix tra una visione centralista e dirigista dell'Istruzione e dei forti pregiudizi nei confronti del mercato possono indurre il legislatore a produrre simili provvedimenti che mortificano l'autonomia. Non è questa la strada per razionalizzare il proliferare di corsi, occorre fissare requisiti seri attraverso un ampio dibattito con il mondo universitario. Il sistema universitario deve ispirarsi al modello americano, deve cioè iniziare ad agire con le regole del mercato. E' necessaria una sana competizione tra gli atenei basata sulla qualità del servizio offerto e sulla reputazione. A una maggiore capacità di offrire formazione di eccellenza corrisponderà una maggiore capacità di attrarre finanziamenti, studenti e docenti preparati. Le Università, con questa Finanziaria, oltre ai tagli subiscono un colpo alla propria autonomia. Quanto all'Agenzia di valutazione, si dà vita all'ennesimo organo che non risolverà i mali della nostra Università. Affinchè cooptazione, legami parentali e appartenenza corporativa non continuino a sostituirsi al merito occorre rivisitare l'intero sistema universitario, inserendo degli elementi capaci di produrre competitività, come l'abolizione del valore legale dei titoli.

La legge Finanziaria del Governo Prodi suggella il fallimento del ministro per le Politiche Giovanili. Le detrazioni di cui fa vanto il ministro Melandri infatti sono aria fritta. I rimborsi per le attività sportive, oltre ad essere limitati ai soli individui di età compresa tra i 5 e i 18 anni, sono annullati da circa 70 nuove tasse che la Finanziaria introduce. Ne sono inoltre esclusi tutti quei giovani di età compresa tra i 18 e i 34 anni che, ricordiamo al ministro, sono oltre 12 milioni. Anche le detrazioni previste per gli studenti fuori sede sono misure astratte, oltre ad essere una trovata contro l'emersione delle locazioni in nero, se non accompagnate da una seria politica degli alloggi universitari non daranno nessun vantaggio tanto agli studenti quanto alle famiglie. Quanto alla precarietà giovanile, la Melandri non trova di meglio che attribuire impropriamente colpe alla legge Biagi, inoltre si propone di risolverla con ricette stravaganti come l'abolizione di una tipologia contrattuale contenuta nella Legge Biagi, lo staff leasing, che non è affatto diffusa, tanto che appena il 2,2% delle imprese ne ha fatto ricorso. I giovani italiani da questa Finanziaria ne escono davvero con le ossa rotte.

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