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Il governo dei deboli

di Valentina Meliadò - 12 ottobre 2006

Conosco persone che alle scorse elezioni politiche hanno votato per il centrosinistra in nome di un auspicato cambiamento, di una inversione di rotta in favore delle fasce più deboli della società. Non so se avessero in mente quanto sta accadendo, non credo. Che stiamo per diventare tutti un po' più poveri mi sembra un dato inoppugnabile, una questione di pura economia, ma quello che a mio parere merita una riflessione a parte è l'atteggiamento globale dell'attuale governo nei confronti della società.

Il primo segnale di attenzione per le fasce deboli è stato l'indulto. Pur dovendo condividere la responsabilità di questa decisione con l'intero Parlamento, il governo ha perorato la causa dell'indulto nel nome della clemenza e dell'umanità. Ma verso chi? Quando tornano in libertà più dei due terzi dei detenuti italiani tra cui, nonostante le promesse, assassini, stupratori e pedofili, molti dei quali, come era prevedibile, sono già tornati in carcere, e quando addirittura il mostro di Foligno si sente in diritto di ottenere l'applicazione dell'indulto anche al suo caso, a favore di chi si è operato? Chi sono i deboli? I delinquenti o i cittadini la cui volontà di rispettare la legalità viene pesantemente frustrata da decisioni come questa? Chi ha diritto a maggiori tutele? Coloro che si sono macchiati anche di reati gravissimi, o la gente comune la cui vita quotidiana viene minata dalla criminalità? Il fatto che le carceri scoppiassero e che le condizioni di vita al loro interno fossero inaccettabili è un fallimento dello Stato che non andava scaricato sui cittadini, i quali saranno gli unici a pagarne il prezzo, fin quando le carceri saranno nuovamente sovraffollate.

E' chiaro che all'interno dei palazzi del potere il concetto di tutela dei deboli non collima con il comune sentire. Anche il caso della piccola Maria ne è una palese dimostrazione. Una bambina bielorussa (ma lo sanno i nostri governanti come si vive in Bielorussia? Che razza di Paese sia?) denuncia una serie di gravi violenze alla famiglia che la ospita in Italia, e chiede, sostanzialmente, di non essere rimpatriata. La famiglia italiana si rivolge al tribunale per ottenere il prolungamento del periodo di permanenza in Italia, e questo fissa una data, in verità, piuttosto lontana dal momento in cui si svolgono gli eventi; per evitare che durante questo lasso di tempo la bambina venga effettivamente rimpatriata, i «genitori» italiani la nascondono. A prescindere dal giudizio morale sull'operato dei coniugi Giusto, la sostanza della questione era che la bambina, la parte debole, andava tutelata.

E invece che è successo? Che il governo italiano, invece di temporeggiare, invece di trattare autorevolmente con l'ambasciatore bielorusso, che si è lasciato andare a minacce di ogni genere che non andavano nemmeno raccolte, invece di fingere di cercare Maria in attesa del pronunciamento del tribunale, la bambina l'ha fatta cercare sul serio, l'ha trovata e l'ha fatta portare via per poi rimpatriarla nottetempo nel silenzio generale. Quando? Il giorno prima della data stabilita dalla Corte d'Appello per pronunciarsi sul destino della piccola. Così il governo italiano si è liberato del problema, cioè della bambina, ed ha ceduto senza remore alle minacce bielorusse a tal punto da organizzare quello che qualcuno ha definito un rapimento di Stato. E il risultato è sotto gli occhi di tutti: Maria difficilmente rivedrà la famiglia italiana che ama e da cui è riamata fino al punto di aver sfidato le istituzioni e le regole, e l'Italia ha fatto la solita figura di paesucolo che china la testa e risolve i problemi alla chetichella. Una vergogna.

L'ultimo capitolo della solerte dimostrazione di particolare attenzione nei confronti dei deboli riguarda la finanziaria. Volendo sorvolare sui molti aspetti doviziosamente sviscerati da tutti gli economisti del Paese, mi soffermerò solo su un punto: il capitolo sanità. Non mi risulta che le analisi mediche le facciano solo i ricchi, e i vecchi 36 euro di ticket mi sembravano più che sufficienti, ma evidentemente mi sbagliavo. Il ticket non aumenterà, però ogni ricetta da otto richieste di analisi costerà, di per sé, 10 euro, il che porta inevitabilmente il ticket a costare 46 euro. Questa è matematica, tutto il resto è chiacchiera. Non solo. Al pronto soccorso, com'è noto, ci vanno solo i ricchi, quindi nulla di male se i codici bianchi (i casi considerati non urgenti) dovranno pagare la notevole cifra di 23 euro, ai quali poi si dovranno aggiungere 18 euro per eventuali accertamenti (ma perché i codici bianchi dovrebbero necessitare di accertamenti?). Ora, mi si perdoni il cinismo, ma non si corre il rischio di provocare un'impennata di codici bianchi in tutti gli ospedali italiani? Ma soprattutto: cosa si deve pensare di una manovra che penalizza chi ricorre al pronto soccorso e chi si fa le analisi nelle strutture pubbliche? Più che il governo per i deboli, questo è davvero un governo di una inquietante debolezza.

! Valentina Meliadò
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