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Francesco Agnoli Conoscere il Novecento. La storia e le ideerecensione di Mario Secomandi - 14 ottobre 2006 Francesco Agnoli svolge una lucida e realistica analisi, scevra dai dogmi ideologici del politicamente corretto, del secolo più affascinante, ma anche e soprattutto più controverso ed ambiguo, della storia dell'umanità: il Novecento. Affascinante perché vi hanno visto la luce le odierne democrazie occidentali, col corollario di salti in avanti e di qualità circa l'esplicarsi dello sviluppo socio-economico e del progresso scientifico-tecnologico, oltre che in termini di rispetto e tutela delle libertà e dei diritti umani. Controverso ed ambiguo perché vi sono andate in scena le più grandi e dolorose tragedie che l'uomo abbia mai sperimentato sulla propria pelle, ossia i totalitarismi e le guerre mondiali. Già ai primi del '900 stavano infatti emergendo tutte le contraddizioni della modernità. Le crisi di legittimità delle classi dirigenti europee si rispecchiavano nei sempre più frequenti rivolgimenti sociali, fino all'insorgere delle nuove ideologie totalitarie, le quali, in un ambito di progressiva erosione dei valori tradizionali e delle formazioni intermedie familiari e comunitarie, sedussero le «masse» sempre più atomizzate, prospettando ad esse la rottura del vecchio ed «ingiusto» ordine, una palingenesi radicale ed una nuova «età dell'oro». La promessa rivoluzionaria e progressista di avere il paradiso su questa terra, propria soprattutto del marxismo, ha dato il la all'ideologia da cui sono nati i regimi più violenti e sanguinari della storia, vale a dire le feroci e dispotiche dittature comuniste. Il regime comunista sovietico si è distinto per aver provocato miseria, terrore e morte in proporzioni inaudite. L'ateismo militante, lo scientismo eugenetico, l'evoluzionismo biologico darwiniano, il materialismo storico-dialettico di Marx - ossia tutta l'essenza reale del comunismo, che si è rivelato essere ideologia anti-cristiana ed anti-umana - hanno avuto come diretto portato, accanto alla carestia e povertà per quasi tutta la popolazione, alla soppressione completa delle libertà ed all'abolizione della proprietà privata, anche la persecuzione, tortura ed uccisione arbitraria e coatta, nei gulag, di decine di milioni di persone. Una volta fatto fuori Dio ed il diritto naturale, le ideologie totalitarie hanno imposto all'umanità la venerazione di idoli mostruosi e spaventosi, da quello materialista della Classe (nel comunismo) a quello esoterico e neopagano della Razza (nel nazismo). I totalitarismi novecenteschi sono stati, in buona sostanza, il frutto avvelenato di una concezione degenerativa dello Stato moderno. Da quella pluralità e varietà di poteri, autonomie, diritti specifici, corpi intermedi e libertà regionali e locali, fondati sul diritto naturale ed uniti dalla Cristianità, propri del periodo medievale, si è passati, per il tramite dello spartiacque della Rivoluzione francese, ad uno Stato (moderno) centralizzato, burocratizzato, che esercita positivisticamente, e dall'alto, tutta la sua autorità politico-amministrativa sulla società civile e sulla persona. Caratteristica dello Stato totalitario (e tendenza generale di non pochi Stati moderni), è quella di cercare di esercitare un controllo totalizzante sulla scuola, sulla cultura, sui mass-media, oltre che sull'economia e sul ventaglio dei gangli istituzionali. Lo Stato totalitario tende altresì, per sua stessa natura, a smantellare la famiglia e la Chiesa, cercando di sottrarre alle stesse, rispettivamente, il ruolo di prima e primaria educatrice e formatrice delle giovani generazioni, e la missione di guidare le anime ed indicare ad esse un percorso che contempli il primato dello spirito sulla materia, della libertà sul determinismo e della persona sullo Stato. Passando, da ultimo, all'analisi dell'Italia del dopoguerra, va notato come essa sia stata marchiata sin dai primordi dall'imposizione generalizzata della venerazione del mito resistenziale anti-fascista, e poi dal connubio tra il predominio politico democristiano, l'establishment d'impronta plutocratica e laicista e l'egemonia culturale della sinistra marxista. Quanto alla Resistenza, va detto che il movimento partigiano era invero eterogeneo, non sempre democratico e poco spontaneo, oltre che, non di rado, violento ed ideologico. I partigiani comunisti, ad esempio, non volevano la democrazia di stampo occidentale sotto l'egida atlantica, ma combatterono (anche contro molti italiani) nel tentativo di far collocare l'Italia sotto la sfera comunista sovietica. Quanto alla Prima Repubblica, è da notare che, se la Dc ha garantito il mantenimento nel Paese di istituzioni democratiche, essa ha poi svenduto i valori genuinamente cattolici e liberal-popolari a fronte del corrispettivo del piatto di lenticchie del mero mantenimento del potere, stante il compromesso coi comunisti consistente nell'affidare a questi la fondamentale egemonia nei centri di elaborazione culturale del Paese.
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Ragionpolitica, periodico on line n.181 del 10/10/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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