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La Nato, una nuova alleanza per sconfiggere il terrorismodi Leonardo Tirabassi - 19 ottobre 2006 Ma che ce facciamo della Nato? La domanda può sembrare provocatoria, ma non lo è. La vecchia e gloriosa Alleanza, a cui si deve la libertà dell'Europa davanti alla minaccia sovietica, è per lo meno dal 1992 in una crisi d'identità profonda. Sconfitto il nemico senza sparare un colpo, sembra che con la dissoluzione del comunismo sia finita anche la sua ragione d'essere, la sua missione istituzionale. Fino al crollo del muro di Berlino e alla conseguente dissoluzione del Patto di Varsavia, il fine era chiaro: proteggere i valori della democrazia, la libertà individuale, lo stato di diritto garantendo per ognuno dei ventisei Paesi aderenti la sicurezza, cioè fornendo ad essi un bene superiore alle loro singole possibilità. In pratica, il patto atlantico garantiva l'intervento immediato e automatico degli alleati in caso di attacco ad ogni Paese firmatario e, fattore di non poco conto, assicurava la protezione da parte del fratello maggiore, degli Stati Uniti, potenza egemone che disponeva in modo reale della forza capace ad assicurare quella sicurezza collettiva. Da quel 4 aprile 1949 ad oggi, l'Alleanza Atlantica ha svolto egregiamente il suo compito riuscendo a superare ogni crisi, ma dalla dissoluzione dell'Urss, la Nato stenta a trovare il passo giusto con il rischio di diventare un menu a la carte dove i commensali possono scegliere i singoli strumenti secondo le loro esigenze, sensibilità e percezioni. Essa infatti è stata coinvolta in missioni diverse, dai Balcani all'Afghanistan, ma non è chiara la coerenza dei modi e dei motivi della partecipazione a questi conflitti. Sembra che, finita la minaccia sovietica, sia venuta meno anche il fondamento della alleanza tra Stati Uniti ed Europa: da una parte, l'Unione Europea che crede di poter far da sola senza l'aiuto americano ormai diventato scomodo anche a causa delle sue politiche unilaterliste, posizione a cui fa da contro canto un certo isolazionismo d'oltre oceano, sicuro della forza dell'unica superpotenza rimasta. La Nato finirebbe così per svolgere un ruolo di forum permanente per discutere le differenti posizioni strategiche da parte dei diversi partner, senza nessun obbligo preciso o alcuna reciprocità, come dimostra la difficoltà di questi giorni a reperire mille uomini da mandare in Afghanistan. Come si vede, l'Alleanza si trova in una situazione ambigua, troppo utile per finire in soffitta, ma problema troppo difficile da risolvere, perché il vero ostacolo di fondo è rappresentato dalla differenza di percezioni del pericoli e delle minacce. Fattori che fanno emergere la scomoda posizione di tutti i paesi, sia di quelli europei che degli Stati Uniti. L'Europa indistintamente, anche gli alleati più ostili agli Stati Uniti come la Francia, sa benissimo che senza la potente America non è, non dico capace di proiettarsi in teatri diversi, ma nemmeno in grado di difendere i propri confini; gli Stati Uniti, d'altronde, non possono recidere, pena l'isolamento del mondo anglosassone da resto dell'Occidente, il legame con il vecchio continente, nonostante i costi economici enormi che questa scelta comporta. E' chiaro quindi che un cambiamento profondo si impone, e non un semplice maquillage, capace di ridisegnare la propria missione istituzionale, di definire una nuova ragion d' etre, che si confronti con le nuove mianaccie e con il nuovo ambiente strategico. In primo luogo, c'è da dire che il fine istituzionale originario è sempre valido: la difesa della libertà individuale, dello stato di diritto e dei valori della democrazia non solo non sono venuti meno, ma anzi hanno acquisito maggior forza e diffusione. Quello che è scomparso, in secondo luogo, non è il bisogno di sicurezza collettivo dei paesi democratici, ma una determinata minaccia rappresentata dall'Unione Sovietica, dal Patto di Varsavia e dal dissolvimento dell'ideologia che dava loro nutrimento. A quella, però, se ne è sostituita una nuova: l'islamo fascismo che ha soppiantato la falce e martello. E' contro questa minaccia globale che l'Alleanza, senza indugio, deve essere diretta. Se gli attentatori suicidi hanno preso il posto dei carri armati sovietici, se i vessilli verdi, gialli e neri hanno sostituito la simbologia marx-leninista, sarà pur necessario che se tirino le conseguenze. Anche perchè, di fatto, dei cambiamenti e non di poco conto sono avvenuti, come dimostra, per la prima volta dalla sua nascita, il dispiegamento delle truppe Nato fuori dei confini dei propri fondatori, fatto avvenuto dopo l'abbattimento di quel fatidico muro. In ultimo, se i valori a cui si ispira il Patto Atlantico sono universali, se il suo nemico, il terrorismo di matrice islamica, è globale, perché non estendere l'Alleanza anche a tutte le democrazie sicure del mondo, come l'Australia, l'India e, soprattutto, Israele?
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Ragionpolitica, periodico on line n.182 del 17/10/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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