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Il ricatto islamico

di Stefano Magni - 19 ottobre 2006

Ricattare per uccidere. Non può che essere di sconcerto la prima reazione di una persona normale di fronte ai termini dell'ultimo ricatto dei talebani, che minacciano di morte il fotoreporter Gabriele Torsello se, entro la fine del Ramadan, non consegneremo ai suoi carnefici l'apostata Abdul Rahman. Non si erano mai visti termini così criminali usati per giustificare un atto criminale. Ma il totalitarismo islamico ci ha abituati a questo e ad altro. Stiamo parlando della stessa ideologia che ha usato aerei pieni di civili come proiettili per uccidere altri civili. E tra questi civili c'erano anche molti musulmani. Per raggiungere i loro scopi, gli islamisti sono i primi a non badare troppo alle «vittime collaterali» anche tra i loro fratelli, così come tutti i movimenti totalitari.

Ma in questo ricatto c'è un elemento in più: la convinzione che la teocrazia islamica e le sue leggi non abbiano confini. La stessa motivazione che spinge i leaders religiosi radicali a condannare a morte laici professori occidentali per quello che scrivono in giornali pubblicati in una democrazia liberale. Nella logica totalitaria islamica, così come si legge chiaramente negli scritti dei suoi progenitori, come l'ideologo egiziano Sayyd Qutb, non esiste e non deve esistere una separazione tra la legge civile e la legge religiosa, tra lo Stato e la religione. Una società laica che lascia i suoi membri liberi di scegliere il loro credo e le loro convinzioni, non può che essere una società «vuota», in cui gli uomini sono «perduti».

I radicali islamici ci disprezzano proprio per la nostra libertà. Disprezzano il cristianesimo perché lascia troppa libertà ai cristiani, perché accetta la separazione di Chiesa e Stato. Non è un caso che Azzam l'Americano definisca la religione cristiana «un guscio vuoto». Se anche l'Occidente fosse una teocrazia, paradossalmente gli islamisti ci rispetterebbero di più. E non passa giorno che i leaders totalitari islamici non ce lo ricordino, con le loro minacce e i loro gesti plateali. Ahmadinejad esorta ad un'alleanza tra religioni contro il mondo ateo e «decadente». All'epoca dello «scandalo delle vignette», il leader qaedista Al Zawahiri condannava la società occidentale che «venera i gay e l'Olocausto» e «non ha più rispetto nemmeno per Nostro Signore Gesù Cristo».

Ogni volta che in Occidente viene pubblicato un articolo giudicato «offensivo», i leaders religiosi islamici pretendono la censura come se fossero loro a governare la stampa, non tanto nel nome di un potere che non hanno, ma per invitare al «rispetto delle religioni». Il rapimento di Torsello è un passo ulteriore in questa direzione: i talebani ci invitano esplicitamente a diventare una teocrazia, o per lo meno ad accettarne la logica. I talebani instaurarono un regime totalitario religioso in cui l'apostasia era un reato punibile con la morte. Ora chiedono l'estradizione di Abdul Rahman, «reo» di aver voltato le spalle all'Islam. Non vogliono un confronto tra governi, o tra un gruppo terroristico e un governo, ma vogliono un confronto tra religioni. I talebani non chiedono uno scambio di prigionieri, ma vogliono riavere indietro un loro «traditore», minacciando un cittadino occidentale e ignorando completamente la sua amicizia con il popolo afgano. Stanno chiedendo al nostro governo di sopprimere la nostra libertà di religione.

! Stefano Magni
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Ragionpolitica, periodico on line n.182 del 17/10/2006
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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