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Le donne assenti dal dibattito sul velo

di Anna Bono - 21 ottobre 2006

Manca sempre un po', nelle discussioni sul velo islamico, la voce delle donne. Nei Paesi in cui è usanza indossarlo questo non desta meraviglia: tante donne semplicemente non vedono il problema, portano il velo e basta (attenendosi rigorosamente alla versione scelta dalla loro comunità), così come accettano il matrimonio imposto, il ripudio, la poliginia, e contribuiscono a perpetuare queste e altre istituzioni educando i figli maschi e femmine a rispettarle per amore o per forza, finchè a loro volta non ne avranno capito il valore e la necessità. Inoltre, poiché spetta alle autorità religiose e politiche esprimersi e decidere, e poiché tali autorità, a seconda dei contesti, sono in prevalenza o del tutto di sesso maschile, il punto di vista femminile è poco o per niente rilevante e tutt'al più la sua manifestazione, nelle moschee e nelle aule parlamentari, è affidata agli uomini.

Anche in Paesi come l'Italia e la Gran Bretagna le autorità politiche e religiose sono in gran parte di sesso maschile. Tuttavia la scarsa partecipazione delle donne al dibattito sul velo si capisce di meno, perché esse hanno facoltà di parteciparvi e dispongono dei mezzi per farlo e per rendere di dominio pubblico le loro opinioni. Sicché l'assenza diventa scelta di astenersi, come è accaduto nei mesi scorsi all'epoca dell'omicidio della giovane pakistana immigrata uccisa per motivi d'onore dai famigliari e come ormai succede da anni, da quando cioè le portavoce accreditate dei diritti delle donne si sono schierate in massa contro l'Occidente e, pur di dimostrarne l'inferiorità culturale e morale, sono disposte a tutto. Anche a negare l'esistenza, altrove nel mondo, di discriminazioni e violenze istituzionalizzate contro le donne o addirittura a sostenere il valore positivo di «tradizioni» di cui, secondo loro, non comprendiamo la saggezza e i benefici effetti e che, comunque, non abbiamo il diritto di giudicare.

Per questo in Italia ci sono voluti un governo e una maggioranza parlamentare di centrodestra, filo-americani, schierati dalla parte dell'odiato Occidente, per arrivare a una legge sulle mutilazioni genitali femminili che una serie di ministri precedenti - della Sanità, delle Pari Opportunità, per la Solidarietà Sociale - tutti di sesso femminile non avevano considerato impegno prioritario, malgrado l'infittirsi di segnalazioni sulla diffusione di quella istituzione nel nostro Paese. Ed è per questo che le femministe del nuovo millennio, invece di battersi contro istituzioni come la segregazione domestica (l'harem) e il velo imposto, si entusiasmano per i bagni turchi - gli hammam - e si mobilitano per ottenere fondi pubblici per realizzarli, a beneficio di donne immigrate, che in numero crescente dispongono di doccia e vasca da bagno a casa loro e possono fare la sauna e il bagno turco in qualsiasi centro di benessere, sostenendo di voler offrire alle immigrate di religione islamica, altrimenti segregate in casa, non tanto un servizio igienico quanto l'opportunità di uscire, di sfogarsi e confidarsi con altre donne come fanno in patria, sottraendosi per un momento al controllo maschile.

Il risultato è che in Occidente, a quanto pare, aumentano le donne velate, in gran parte ignare del fatto che nel resto del mondo è in corso una battaglia per liberarle da questo e da altri obblighi, combattuta da autorevolissime autorità politiche e religiose. Così rischia di avverarsi la previsione secondo la quale gli immigrati extracomunitari in Italia - non informati di quanto avviene nei loro Paesi d'origine e assecondati, quando non esortati, a mantenere le proprie tradizioni in nome di un superiore diritto all'identità e alla differenza - finiranno per attenersi a leggi e prescrizioni che i loro connazionali non seguono più, aderendo a un'interpretazione integralista della loro religione. In Marocco, ad esempio, dopo una clamorosa riforma del diritto di famiglia che consente alle donne persino il divorzio, re Mohammed VI, discendente diretto del profeta Maometto, preme perché dai libri di testo vengano escluse immagini di donne con il velo. Escludendo che si tratti di una prescrizione divina, in Marocco, come in Tunisia e in altre nazioni a maggioranza islamica, si vuole contrastare l'uso del velo per la stessa ragione che invece induce molti occidentali a difenderlo: in quanto simbolo di un'appartenenza religiosa e politica, non all'islam in generale, ma a quello fondamentalista.

! Anna Bono
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