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Il colmo della demagogia

di Edoardo Pacelli - 21 ottobre 2006

Chi pensa di aver già visto tutto in materia di politica si sbaglia di grosso, perché quella brasiliana, soprattutto in periodo elettorale, riesce sempre a sorprendere e stupire, rivelandosi una specie di frontiera mobile, di terra di nessuno, in materia di demagogia. In Brasile i partiti hanno diritto, durante la campagna elettorale, ad un determinato tempo gratuito di propaganda alla radio e in tv, proporzionato al loro peso politico. Nel caso si arrivi al ballottaggio, i due candidati hanno diritto al medesimo tempo. Durante l'ultimo messaggio di Lula, le frasi che sono state pronunciate dall'attuale presidente erano così semplicistiche e populiste che, se messe in bocca a qualsiasi altra persona, sarebbero risultate ridicole o senza senso.

L'ultima perla di Lula è la seguente: «Non è vero che io sono a favore della lotta dei poveri contro i ricchi, o dei ricchi contro i poveri. Sono favorevole al fatto che tutti diventino ricchi; tutti hano diritto ad essere ricchi». Questo è il colmo della demagogia. Molti ascoltatori, a questa uscita, hanno riso a crepapelle, tanto da suggerire all'oppositore Geraldo Alckmin di domandare, in occasione del prossimo dibattito televisivo, con quali mezzi l'attuale presidente vorrebbe raggiungere questo brillante traguardo: usando forse una pozione magica? O imponendo una tassa agli stranieri che vivono fuori del Brasile? La fortuna di Lula è che può affermare qualsiasi cosa senza un contradditorio, un confronto d'opinioni. Dagli ultimi sondaggi sembra proprio che la maggioranza dell'elettorato brasiliano si senta soddisfatta da questa demagogia da quattro soldi.

Che tutta la condotta del Pt sia frutto di una abile messinscena lo si evince anche dal comportamento di alcuni «utili idioti» di sovietica memoria. Uno di questi si chiama Frei Betto, al secolo Carlos Alberto Libânio Christo, un frate domenicano attualmente consigliere speciale del presidente Lula e coordinatore della «Mobilizzazione Sociale del Programma Fame Zero». Nel 1998 Betto è stato insignito, primo esponente brasiliano, del premio Paolo Borsellino, per il suo lavoro a favore dei diritti umani. Il frate è stato definito da Olavo Carvalho, un famoso filosofo brasiliano, come il «bilinguis maledictus» del quale parla la Bibbia. In un articolo su una rivista politicamente corretta, Betto ha scritto una lettera aperta agli elettori cristiani del Brasile e, nello stesso periodo, ha dato una intervista al sito comunista venezuelano Rebélion.

In questi interventi, egli tesse le lodi di due Lula tanto differenti tra loro che nessuno direbbe trattarsi della stessa persona. Nella lettera ai brasiliani, in portoghese, infatti, il frate descrive il candidato petista come un buon amministratore, sensato, cristiano e patriota. Nell'intervista, in spagnolo, davanti ai compagni del Foro di San Paolo, Lula diventa un comunista fedele, al servizio della sovversione continentale che, in caso di sua rielezione, «faciliterà le cose per la Cuba di Fidel, la Bolivia di Evo e il Venezuela di Hugo». È mai possibile che i brasiliani siano così ingenui da non accorgersi di essere alla presenza di un grande commediante, che fa della menzogna l'unica arma per perpetuarsi al potere?

Edoardo Pacelli

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  • si... . - di geronimo - 22 ottobre 2006 15:22
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