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Fede e ragione

di Gianteo Bordero - 21 ottobre 2006

E' difficile schematizzare o etichettare il discorso che Benedetto XVI ha pronunciato giovedì a Verona, in occasione del IV Convegno ecclesiale italiano, con una delle categorie in voga presso la pubblicistica vaticanista. Sicuramente, come ha detto Sandro Magister a Otto e Mezzo, è uno dei grandi discorsi del pontificato ratzingeriano, assieme a quello di Ratisbona, a quello tenuto lo scorso dicembre sulla corretta interpretazione del Vaticano II e all'omelia della Messa pro eligendo pontifice. La verità è che la prospettiva da cui Benedetto XVI ha preso le mosse per indicare la strada che la Chiesa italiana deve percorrere negli anni a venire fuoriesce dagli schemi soliti della cosiddetta «politica ecclesiastica» e della programmazione pastorale, spesso incentrata, attivisticamente, sul «che cosa dobbiamo fare».

Papa Ratzinger ha piuttosto impostato il suo discorso sul «chi siamo» dei cattolici italiani, perché solo partendo da qui, dalla domanda sull'identità, si può elaborare un percorso capace di rispondere concretamente alle sfide poste alla Chiesa dal mondo contemporaneo. Così, nel suo intervento, Benedetto XVI ha parlato del rischio di una «secolarizzazione interna» allo stesso mondo cattolico. Una secolarizzazione che va a toccare e a indebolire proprio l'autocoscienza identitaria dei credenti, svilendone e depotenziandone, di rimando, anche l'azione sociale. Non c'è quindi soltanto la «nuova ondata di illuminismo e di laicismo», con la riduzione dello spazio della razionalità umana a «ciò che è sperimentabile e calcolabile», a mettere in pericolo l'autocoscienza cristiana, ma anche un processo interno alla stessa Chiesa, chiamata ora dal Papa a recuperare e a ricomprendere in tutta la sua portata il legame inscindibile tra fede e ragione per continuare ad essere, nel mondo, testimone fedele del fatto cristiano.

Recuperare il legame tra fede e ragione, infatti, significa aprirsi all'ampiezza del concetto cristiano di Dio e, alla luce di esso, al vero significato e alla vera essenza della Chiesa cattolica, ricavando da questi dati le risorse per rispondere alle sfide poste dal mondo attuale. Nel suo libro La comunione nella Chiesa (2002), parlando dell'ecclesiologia del Vaticano II e dei suoi sviluppi post-conciliari, Ratzinger scrive che «il Vaticano II voleva chiaramente affiancare e subordinare il discorso della Chiesa al discorso di Dio, voleva proporre una ecclesiologia nel senso propriamente teologico, ma la recezione del Concilio ha finora trascurato questa caratteristica qualificante in favore di singole affermazioni ecclesiologiche, si è gettata su singole parole di facile richiamo». Così nel dibattito post-conciliare, incentrato spesso sulla ripetizione di facili slogan comunitari e sulla ideologizzazione di concetti come quello di «popolo di Dio», «proprio il concetto di Dio è stato lasciato da parte», con la conseguenza che la stessa identità della Chiesa è diventata incerta e fumosa, quando non irrilevante. «Infatti - scrive ancora Ratzinger - una Chiesa, che esiste solo per se stessa, è superflua. E la gente lo nota subito. La crisi della Chiesa, quale si rispecchia nella crisi del concetto di popolo di Dio, è "crisi di Dio"; essa risulta dall'abbandono dell'essenziale».

Alla luce di queste dure osservazioni sulla secolarizzazione interna alla Chiesa, si comprende meglio il discorso di Verona, che ha avuto di mira, prima ancora che l'elaborazione di strategie e di programmi pastorali, la definizione dell'identità del credente e della Chiesa alla luce dell'immagine del Dio cristiano e del rapporto tra fede e ragione. Con ciò, Benedetto XVI ha mostrato la debolezza di quelle posizioni che arrivano a teorizzare la presenza dei cattolici nella società - quella italiana, in particolare - come una presenza quasi silenziosa, che non deve scendere nel campo della politica e dell'elaborazione delle leggi che riguardano i principi fondamentali della convivenza umana. Allo stesso tempo, richiamandosi a un concetto di ragione aperto e integrale, ha posto le basi per un dialogo autentico con le altre componenti della società: «E' sentita con crescente chiarezza - ha detto - l'insufficienza di una razionalità chiusa in se stessa e di un'etica troppo individualistica... Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede». Per questo «la Chiesa e i cattolici italiani sono chiamati a cogliere questa grande opportunità, e anzitutto a esserne consapevoli. Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi».

Papa Ratzinger ha mostrato così che l'accento posto sull'identità e sull'autocoscienza cristiana non è in contraddizione con la possibilità di dialogare a tutto campo con chi, pur non essendo cristiano, condivide, sulla base del logos, le stesse preoccupazioni per il bene comune e per una vera «crescita culturale e morale dell'Italia». Appare chiara, allora, la strada tracciata da Benedetto per la Chiesa italiana: rendendo visibile «il grande "sì" della fede» - la capacità di intelligenza e di amore che scaturiscono dall'incontro cristiano - i cattolici possono contribuire a valorizzare al meglio le possibilità della ragione umana, purificata da tutte le incrostazioni ideologiche, e a costruire, con la loro opera e la loro dedizione educativa e caritativa, una società - e una politica - più umana, più giusta, più vivibile.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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