|
|||||||
|
|
La Corte Costituzionale benedice la legge 40di Gianteo Bordero - 26 ottobre 2006 Si riaccende lo scontro sulla fecondazione assistita. Martedì, infatti, la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile la questione di legittimità relativa all'articolo 13 della legge 40, sollevata dal tribunale di Cagliari chiamato a giudicare il caso di una coppia talassemica che aveva richiesto di effettuare la diagnosi embrionale preimpianto. Con la sua decisione, la Consulta ha confermato l'indirizzo della legge 40 approvata nella scorsa legislatura, che prevede il ricorso alla diagnosi preimpianto soltanto nei casi in cui «si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche... volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell'embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative» (articolo 13). Secondo il giornale della Conferenza Episcopale italiana, Avvenire (che, ricordiamo, fu uno dei principali protagonisti del fronte astensionista in occasione dei referendum del giugno 2005), la Corte Costituzionale «ha sbarrato immediatamente la porta al primo tentativo di alterare per via giudiziaria la legge sulla fecondazione assistita», e ha fatto salva una «legge che, per quanto imperfetta, rispecchia il sentire largamente condiviso dagli italiani e - di conseguenza - salvaguarda la civiltà giuridica che ne è insieme espressione e garanzia». Per l'associazione Luca Coscioni, al contrario, «è stato espresso un giudizio politico... La Corte si erge a difesa di una legge manifestamente contro i diritti alla salute della donna». Mentre l'associazione Amica Cicogna sostiene che «molti genitori proveranno un senso di sconforto, si sono visti nuovamente negare i loro diritti». Tale delusione è comprensibile: se la Consulta avesse accolto la questione di legittimità, si sarebbe riaffacciata sulla scena l'ipotesi di modificare nelle aule parlamentari la legge 40 dopo la sonora bocciatura del referendum. Infatti, liberalizzare la possibilità del ricorso alla diagnosi preimpianto avrebbe di fatto inciso sullo stesso indirizzo di fondo della legge, il cui orientamento è quello di consentire la fecondazione assistita alla luce del pieno rispetto dell'embrione. Quello che i fautori del sì referendario prima e della revisione legislativa della legge 40 oggi dimenticano di dire, infatti, è che la diagnosi preimpianto è un intervento fortemente invasivo, che elimina gli embrioni portatori di malattie cromosomiche o geniche. Inoltre, essa procura, in diversi casi, anche la morte di embrioni sani, a seguito dei danni recati all'embrione stesso dalla biopsia. Infine, la diagnosi preimpianto, soprattutto quando si tratta di determinati tipi di malattie, ha un margine di errore del 10%. Un altro dato di cui i sostenitori della modifica della legge 40 non parlano, facendo nascere il sospetto che, oltre ogni buona intenzione, i loro intenti siano meramente ideologici, è il fatto che esistono tecniche alternative alla diagnosi preimpianto, e che tali tecniche hanno rispetto ad essa minor margine di errore. Nel caso specifico della talassemia, spiega il professor Licinio Contu, vi sono metodi «basati sulla selezione degli ovuli o degli spermatozoi prima della fecondazione. Nel caso degli ovuli, la procedura prevede il prelievo di una formazione, chiamata globulo primario (che viene normalmente espulsa), sulla quale è possibile eseguire un'analisi molecolare che permette di stabilire se un ovulo è talassemico o no. In questo modo, si potranno eliminare gli ovuli che hanno il gene talassemico e fecondare solamente ovuli non talassemici, che potranno essere impiantati e produrre figli sani. Così non si agisce sull'embrione... ma sull'ovulo, che è una cellula» (da Avvenire del 12 aprile 2005). La sentenza della Corte Costituzionale, dunque, tenendo conto di questi dati, ha ritenuto ragionevole l'orientamento stabilito dalla legge 40. Infatti, nel caso in questione, a fronte dell'incertezza sull'esito positivo della diagnosi, avremmo avuto la distruzione certa degli embrioni (vietata dalla normativa in vigore). Si tratta certamente di un caso delicato, che porta con sé il dramma di una famiglia e di una madre. Ma non è con la legittimazione del ricorso a tecniche distruttive dell'embrione e della vita che si sarebbe fatta vera giustizia.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.183 del 24/10/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||