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La sinistra italiana e la repressione unghereseBudapest 1956: dalla calunnia alla beffadi Aldo Vitale - 28 ottobre 2006 Ciò che preoccupava maggiormente Imre Nagy non erano gli accadimenti di quei giorni, ma il fatto di poter un giorno essere riabilitato da coloro che allora lo avevano condannato. E considerando che fra i suoi «boia» figurò il Partito Comunista Italiano, sembra opportuno in questa sede focalizzare l'attenzione dapprima su come reagì la dirigenza dello stesso Pci durante la rivoluzione ungherese, e poi su come oggi vengono ricordati quei drammatici giorni da alcuni esponenti di spicco della sinistra odierna che già allora militavano nei ranghi del Pci. Il rapporto fra la sinistra italiana e la rivoluzione ungherese può, in sostanza, essere distinto in due fasi: quella della calunnia, contemporanea allo svolgimento dei fatti nel 1956, e quella della beffa, che si sta vivendo in questi giorni in cui si commemorano il dolore, la morte e la sofferenza di allora. Le figure da esaminare potrebbero essere parecchie, ma sembra sufficiente considerarne tre come parametro per la definizione del rapporto di cui sopra: Palmiro Togliatti, Armando Cossutta e Fausto Bertinotti. TogliattiAll'epoca dei fatti Palmiro Togliatti era segretario del Pci ed aveva disapprovato fin dall'inizio l'opera di destalinizzazione che Kruscev aveva avviato, proprio perché era stato segretario di Stalin per parecchi anni, e allo spietato dittatore georgiano doveva tutto ciò che era, soprattutto nell'ambito del comunismo internazionale ed ancor di più di quello italiano. Allo scoppio della rivoluzione ungherese Togliatti scrisse di proprio pugno una lettera indirizzata a Mosca, in cui si sollecitava il Comitato Centrale del Pcus a prendere provvedimenti contro l'Ungheria. Togliatti aggredì pubblicamente il popolo ungherese in rivolta contro il tiranno sovietico, accusandolo di essere pilotato dalla «reazione fascista» e di favorire l'indebolimento del blocco socialista in favore dell'imperialismo capitalista di marca occidentale. Lo storico Federigo Argentieri riporta espressamente le tre principali tesi di Togliatti sulla vicenda ungherese: «E' un fatto - sosteneva il segretario del Pci - l'appello continuo alla rivolta lanciato al popolo ungherese per anni di seguito, con tutti i mezzi possibili, e con particolare intensità alla vigilia degli avvenimenti, e nel corso di essi trasformatosi nella concreta direttiva per atti insurrezionali e di banditismo. E' un fatto - proseguiva Togliatti - la presenza di gruppi armati e di un preciso piano insurrezionale. E' un fatto - sosteneva il dirigente comunista - il successivo venire alla luce, nell'assenza di qualsiasi forza dirigente popolare, di una direzione reazionaria, che fa appello all'intervento armato degli imperialisti, mentre organizza il terrore bianco e prepara l'avvento di un regime fascista». Lo stile della più genuina mistificazione di stampo stalinista è evidente; Budapest si armò solo dopo il primo intervento militare sovietico; l'Occidente era del tutto all'oscuro della vicenda e quando le notizie trapelarono ne fu assolutamente estraneo e cinicamente indifferente; l'imperialismo non era quello dell'Occidente capitalista, ma quello dell'Oriente socialista. Togliatti si dimostrò il miglior discepolo di Stalin, il più fedele alleato di Mosca, il più infido e strisciante servitore dell'oppressione totalitaria del socialismo reale contro cui si sollevarono popoli interi. CossuttaVenendo ai nostri giorni, non si può ignorare l'intervista che Armando Cossutta ha rilasciato a Bruno Gravagnuolo su L'Unità di mercoledì 20 settembre 2006 sui suoi fedeli e stretti rapporti, al pari di quelli dell'intera dirigenza del Pci, con l'Unione Sovietica. Il giornalista chiede: «Deduco che anche sulla questione ungherese non recedi né ti penti come Ingrao, Napolitano e Bertinotti? Giusti i carri armati?». Cossutta risponde: «Dibattito che non mi appassiona. Allora ero giovane e da dirigente milanese condivisi la linea del partito. Un errore l'intervento sovietico? Certo. Ma a sbagliare furono per primi i comunisti ungheresi. Errori drammatici, ben illustrati dalla famosa intervista di Togliatti a Nuovi Argomenti: una concezione burocratica, personalistica e autoritaria del potere. Ma una volta degenerate le cose, l'epilogo fu inevitabile. E il Pci non poté che prendere quella posizione, in quel mondo di allora e fatto a quel modo». Il giornalista continua: «Il Pci poteva scegliere almeno una linea titoista, di comunismo nazionale?». Cossutta risponde: «Esempio sbagliato. Tito si guardò bene dal condannare l'invasione ungherese». Cossutta dunque imputa ai comunisti ungheresi e alla loro gestione del potere, personalistica e burocratica, la colpa di quanto accadde. Dimentica però che i comunisti ungheresi erano personaggi come Matyas Rakosi - rinomato per essere uno dei migliori discepoli di Stalin così come Togliatti - la cui gestione del potere era altrettanto burocratica, personalistica e autoritaria di quella di Stalin. Cossutta spiega la posizione assunta a quel tempo con l'essere, all'epoca dei fatti, un giovane dirigente comunista, ma ciò in realtà non lo giustifica, solo che si consideri che egli si allineò ad una decisione presa non dai giovani, ma dagli anziani del Pci, legati a doppio filo con Mosca. Insomma, come dire: a mali estremi, estremi rimedi, ma il male estremo questa volta era la libertà di una Nazione. Tuttavia Cossutta ammette qualcosa di vero: il Pci non poteva abbandonarsi ad una posizione titoista di comunismo nazionale, poiché quella posizione era stata condannata in passato dallo stesso Pci, e perché in sostanza era ciò che chiedeva Imre Nagy. BertinottiA tutto ciò si aggiunga che alla commemorazione del cinquantenario di quei drammatici e sanguinari eventi ha partecipato l'attuale presidente della Camera, Fausto Bertinotti. Una domanda è d'obbligo: ma come può colui che vuole rifondare il comunismo recarsi a fare omaggio alle vittime del comunismo stesso? Potrebbe un neo-nazista presentarsi ad Auschwitz il giorno della commemorazione delle vittime della shoa? Alla calunnia di allora si aggiunge così la beffa di oggi, dando all'intera vicenda, nonostante siano trascorsi cinquant'anni, un sapore ancor più amaro e più acre, come gli incendi repressi di Budapest, come i sogni soffocati degli ungheresi. Aldo Vitale |
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Ragionpolitica, periodico on line n.183 del 24/10/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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