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6 marzo 2008
 
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Il ballottaggio in Brasile

di Edoardo Pacelli - 28 ottobre 2006

La campagna di Geraldo Alckmin, candidato alla presidenza del Brasile che disputa il ballottaggio il 29 ottobre prossimo contro l'attuale capo di Stato Lula, ha fatto nascere in molti una domanda: perché Alckmin si aggiudica i dibattiti televisivi (a giudizio della maggior parte dei commentatori politici) e, invece di salire nei sondaggi, le sue quotazioni diminuiscono? La stessa cosa accadde durante il primo turno. Quando tutto indicava la vittoria di Lula, le previsioni della vigilia furono tutte stravolte e Alckmin conseguì una notevole affermazione, aumentando di oltre il 6% le percentuali di voto indicate dalle ricerche d'opinione.

La sicurezza ostentata da Alckmin sta procurando un certo nervosismo nel Pt, il partito di Lula, che è ha messo in atto una insidiosa campagna di cooptazione di influenti membri dell'opposizione. Uno di questi è il neo-governatore dello Stato del Mato Grosso, l'industriale agricolo Blayro Maggi, il più grande produttore di soia del mondo, adescato con la promessa, in caso di vittoria petista, di sostanziali aiuti governativi. Il nervosismo dei petisti è tale che uno dei loro più autorevoli rappresentanti, il neo-governatore dello stato di Bahia, Jacques Wagner, ha affermato che i petisti sorpresi e arrestati con i soldi del cosiddetto «dossiergate», denaro che doveva essere versato per acquistare prove false contro Alckmin, e quelli che saranno imprigionati dopo l'abolizione del loro segreto bancario, hanno il diritto di mentire alla giustizia, diritto riconosciuto a tutti i rei. Con questa sua uscita, l'uomo politico ha implicitamente ammesso che i suoi compagni di partito indagati sono colpevoli.

Il trionfalismo dimostrato dagli attuali governanti e l'ironia con la quale Lula si rivolge al suo avversario dimostrano la fiducia che essi hanno di essere riusciti ad anestetizzare l'opinione pubblica per quanto concerne la corruzione e l'illegalità commesse durante la campagna elettorale. A questo processo di annebbiamento delle coscienze hanno collaborato vari avvocati, tra i quali, senza dubbio, il più influente è l'attuale ministro della Giustizia, Marcio Thomaz Bastos. Mentendo e non solo negando, i petisti credono che sia valsa la pena di aver commesso i vari crimini elettorali. Il lento operato della polizia federale, che oggi dipende dal ministero della Giustizia e che sinora non ha divulgato notizie riguardo alle indagini sul dossiergate, sta dando i risultati sperati dal governo, ma esiste una certa ribellione da parte di alcuni investigatori, che cercano di acquisire l'autonomia per evitare che il ministro Thomaz Bastos usi la sua influenza per procrastinare la conclusione delle indagini a dopo le elezioni.

Il fatto che tali indagini siano arrivate sino al segretario particolare di Lula é un dato che sino ad oggi è stato minimizzato, ma può essere la prova che lo stesso presidente, come minimo, era al corrente del fatto illegale e che quindi ha mentito quando ha dichiarato che non ne sapeva nulla. Le indagini, anche se lentamente, avanzano e l'esito dell'ultimo dibattito alla tv, con domande ben formulate da parte del candidato Alckmin e dei giornalisti, può creare lo scenario più favorevole a che gli elettori possano fare la scelta migliore.

Edoardo Pacelli

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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