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Al Jazeera: the medium is the messagedi Martino Pillitteri - 4 novembre 2006 Generalmente, quando si parla di Al Jazeera (che ha da poco compiuto 10 anni), si tende a definirla come il network di Bin Laden o come la voce del terrore; la realtà, però, è più sottile e anche più tragica: Al Jazeera non è solo un megafono che promuove la visione di Al Qaeda, ma è anche lo specchio mediatico che riflette la visione e la propulsione islamista di una grossa parte del mondo arabo musulmano. Associare il network del Qatar soltanto alla voce di Bin Laden non fa altro che mistificare la realtà che la classe politica e l'opinione pubblica europee non capiscono o rifiutano di accettare: che in Medioriente, cioè, l'islamismo radicale è in ascesa e questo avanzamento è fuori controllo. In questa prospettiva, Al Jazeera non è solo un mezzo di comunicazione, ma è il messaggio stesso, il classico esempio di «medium is the message». Da strumento di comunicazione, la tv del Qatar si è trasformata nell'essenza stessa del messaggio che trasmette. L'intento e il ruolo iniziale di Al Jazeera erano più che mai apprezzabili e dovuti. Infatti, in un contesto geopolitico come quello mediorientale, caratterizzato da dittature e costrizioni sociali tipiche di culture tribali, il network si era imposto come riferimento mediatico delle aspirazioni liberali e democratiche di molti arabi, che identificavano in esso una sorta di promotore o protagonista di un processo di cambiamento socio-politico in grado di mettere in discussione l'impunibilità del potere e sfatare tabù come i matrimoni forzati, l'apostasia e il sesso. Da promotore di trend liberali, Al Jazeera sarebbe potuta diventare un brand di libertà e democrazia. Oggi invece, il suo logo rappresenta qualcos'altro. La vera ascesa del network del Qatar è iniziata dopo l'11 settembre, in particolare durante la guerra in Afghanistan. Durante quella campagna militare, Al Jazeera divenne protagonista a livello globale in quanto unico mezzo di comunicazione ad essere ammesso in Afghanistan dal regime talebano. Il privilegio di essere la sola fonte di immagini e notizie sull'andamento della guerra americana contro i telebani procurò dei dividendi dei quali questa tv sta ancora oggi sta beneficiano: una immediata internazionalizzazione del suo logo e l'investimento su una linea editoriale antioccidentale. Questa nuova e forse inaspettata visibilità internazionale ha messo Al Jazeera nelle condizioni di crescere in termini di audience ed anche di speculare sulla forza delle immagini, che - guarda caso - erano quasi esclusivamente quelle dei morti tra i civili e delle moschee bombardate. La reazione dell'opinione pubblica araba, da Casablanca a Gaza, fu quella che conosciamo: invece di accogliere gli americani come dei liberatori, le masse musulmane iniziarono a idolatrare Bin Laden e i talebani, al punto che in un sondaggio dell'epoca la maggioranza asserì di voler dare protezione in casa propria sia a Bin Laden che al mullah Omar. Mentre l'Occidente non si accorse di come agli occhi della società araba gli aggressori terroristi talebani erano divenuti le vittime aggredite, Al Jazeera percepì in quale direzione soffiava il vento e da allora non ha più cambiato rotta. Personalmente non credo che Al Jazeera sia tanto determinante nella causa mediatica dei terroristi: infatti chi ha pienamente beneficiato e capitalizzato il successo politico di Hamas, l'appeal dei Fratelli Musulmani, di Hezbollah, del confronto ideologico tra democrazia e jihad, è stata innanzitutto Al Jazeera stessa. Se l'opinione pubblica araba gradisce i messaggi di Bin Laden, se la maggioranza dei musulmani è disposta a dar rifugio al mullah Omar, se i genitori sono fieri dei loro figli quando si fanno esplodere nei mercatini non è perché i mezzi di comunicazione arabi danno voce e spazio agli islamisti, ma perché questa è l'essenza di una crescente parte del mondo arabo musulmano di oggi in Medioriente. Al Jazeera ce lo sta dicendo a chiare lettere. Siamo noi che continuiamo a cambiare canale. Martino Pillitteri |
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Ragionpolitica, periodico on line n.184 del 31/10/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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