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Riflessioni sulle elezioni brasiliane

di Edoardo Pacelli - 4 novembre 2006

Amare il Brasile vuol dire vivere con l'anima affranta. Il Paese possiede tutto per poter essere considerato ricco, ma, con l'eccezione di alcune isole di benessere, vive mortificato, circondato dalla miseria. La speranza di uscire da questo stato di afflizione rianima i brasiliani all'epoca delle elezioni. Quattro anni fa fu eletto presidente della Repubblica un uomo che si vantava (e continua a vantarsi) della propria ignoranza: nella storia del Paese non si è avuta mai una così grande provocazione all'intelligenza. La sua elezione dimostrò che, per aver successo, non era necessario possedere una cultura. Persino un analfabeta è utile, purchè menta a tutto spiano, assecondando la volontà e i desideri della gente. Non sono bastate le dimostrazioni quasi quotidiane dell'analfabetismo di Lula, il ladrocinio istituzionalizzato del suo governo, le sue sfrontate e continue menzogne. Si è ricandidato alla presidenza della Repubblica.

Lo scrittore e giornalista brasiliano Janer Cristaldo osservava acutamente che «nei tempi andati, per giustificare i propri voleri, i potenti erano soliti affermare: "Dio lo vuole, l'ha voluto Dio, in nome di Dio". Sembra, però, che questo Dio sia andato un poco fuori moda, tanto che oggi i potenti o i candidati al potere affermano: "In nome del popolo, il popolo lo vuole, il popolo dice". Suonerebbe fuori luogo se i concorenti affermassero: "Sono il candidato di Dio". Ma non hanno il minimo pudore di affermare che sono i candidati del popolo. Le due parole, Dio e popolo, continuano ad essere di difficile definizione e posseggono tante accezioni quante sono le bocche che le pronunciano. Non esiste una sola definizione di popolo che soddisfi tutte le menti. Ma una cosa è certa: è sufficiente passare un lunedì mattina per un giardino pubblico o per una spiaggia; forse non si potrà capire cosa è popolo, ma una cosa è certa: il popolo è passato da lì. Questo lunedì Lula si è svegliato rieletto presidente del Brasile: ergo, ieri il popolo è passato per le urne».

Ancora la settimana passata, il candidato sconfitto, Geraldo Alckmin, affermava che il Pt «sta facendo l'apologia della menzogna. I petisti possono mentire, ma il brasiliano no, a lui non piacciono i bugiardi e nulla si può basare sulla menzogna. Mentire è fuorviante». Santa ingenuità. Il popolo si è indignato per le parole di Alckmin ed è corso alle urne per smentirlo. Un sistema democratico, bene o male, dovrebbe rappresentare le aspirazioni di tutta la Nazione. Una volta, un politico inglese disse che il successo dell'Inghilterra dipendeva dal fatto che i suoi cittadini onesti possedevano la stessa audacia delle canaglie. È chiaro che in Brasile esistono non pochi uomini onesti. Il problema, però, è che molto probabilmente non hanno sufficiente audacia.

Il candidato Alckmin ha perso per aver sacrificato la sua candidatura, la sua coscienza e persino la sua religione tacendo sull'aborto, sul Foro di San Paolo, sui legami di Lula con le Farc e del Pt paulista con il Pcc (il gruppo criminale che ha messo per molti giorni a ferro e fuoco, proprio sotto le elezioni, la città e lo stato di San Paolo, di cui Alckmin è stato governatore). In occasione dell'ultimo dibattito televisivo, attraverso una velata insinuazione Alckmin ha dimostrato che era ben informato, perlomeno su quest'ultimo punto, ma non ha voluto passare queste informazioni agli elettori. Nel frattempo veniva censurato un articolo su un giornale del sud che citava il legame del Pt e di Lula con il Foro di San Poalo, mentre allo stesso tempo si tentava di oscurare un sito dell'opposizione. Per la prima volta nella storia delle elezioni brasiliane, un partito ha proibito, con successo, qualsiasi pubblica menzione di un punto del proprio programma ufficiale, quello relativo alla possibilità di abortire sino ai nove mesi di gravidanza.

Coloro che hanno violato questa censura hanno pagato cara la loro audacia: l'arcivescovo di Rio de Janeiro ha avuto la sua abitazione invasa dalla polizia, mentre a Belo Horizonte sono stati arrestati due giovani che stavano distribuendo dei volantini sull'accordo, firmato da Lula, sulla legalizzazione dell'aborto. Giammai un partito ha avuto un tale completo controllo sugli argomenti ammessi o proibiti durante la campagna elettorale. Quanto successo in questi ultimi giorni può essere un assaggio di quello che saranno i prossimi quattro anni di petismo nel Brasile.

Edoardo Pacelli

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