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La legge della museruola

di Edoardo Pacelli - 9 novembre 2006

Dopo il caso delle intimidazioni a tre giornalisti della rivista Veja, rei di aver scoperto e reso pubblico l'incontro, favorito dalla Polizia Federale, tra due rappresentanti del Pt che erano stati arrestati perchè sospettati di aver voluto comprare per conto del partito, durante la compagna elettorale, il falso dossier da usare contro l'avversario di Lula, il Brasile è stato teatro di un altro episodio che dimostra in che direzione si stia muovendo la giovane democrazia del Paese. Militanti del Pt, infatti, il lunedì successivo alle elezioni federali hanno aggredito verbalmente i giornalisti che stavano attendendo all'aeroporto militare di Brasilia l'arrivo del presidente Lula. Minacce e insulti che sono continuati sino al palazzo presidenziale dell'Alvorada. Uno di questi militanti ha usato l'asta di una bandiera del Pt per cercare di colpire un reporter, mentre altri gridavano parole d'ordine contro i giornalisti, affermando, tra l'altro, che è meglio la dittatura della stampa. Altri gridavano: «Chiuderemo tutti i giornali!», oppure «se citate il dossier, ve lo sbatteremo in faccia». Il rappresentante della Federazione Nazionale dei Giornalisti, ente legato al Pt, ha dichiarato che tutto questo è accaduto perché i giornalisti «provocano».

In serata, poi, dopo la conferenza stampa del presidente ad interim del partito dei lavoratori, l'ex agente cubano Marco Aurelio Garcia, un altro militante è tornato a minacciare i giornalisti. Garcia ha condannato l'episodio, ma soltanto in un secondo momento: «Se c'è stata qualche manifestazioine di intolleranza, la nostra condanna è molto chiara», ha affermato. «È noto a tutti che molte volte divergiamo nel giudicare il comportamento della stampa, ma giammai arriveremo al punto di negare il suo ruolo. È però vero che la stampa dovrà fare una autocritica sul suo comportamento durante la campagna elettorale». Questo modo di agire fa parte di una ben nota manovra di coercizione promossa dal Pt allo scopo di mettere a tacere qualsiasi tipo di critica. Ma è anche, soprattutto, un avviso di ciò che ci si deve aspettare nel futuro, sotto una amministrazione petista, se qualche coraggioso dovesse tentare di disturbare il manovratore.

Un altro esempio di attentato alla libertà di stampa ha coinvolto un deputato petista, un certo Greenhag, che fa parte della élite pensante del Pt. Disturbato da un articolo scritto nel 2005 da un coraggioso giornalista e filosofo brasiliano, Olavo de Carvalho, costretto a vivere negli Stati Uniti perché minacciato di morte, il deputato ha intrapreso un'azione giudiziaria per costringere il giornalista a ritirare alcuni articoli che presentavano alcune riferimenti, dolorosamente veridici e provati, alla sua irritabile e ipersensibile persona. L'articolo, pubblicato da un giornale l'anno scorso, si trova adesso in internet e l'irascibile deputato ne ha chiesto la rimozione, cosa che il responsabile del sito si rifiuta di fare, non volendosi piegare al tentativo di intimidazione. Nell'articolo in questione, che descrive con molti particolari il carattere dispotico del deputato petista, sono riportate alcune delle azioni antidemocratiche che, dopo la promulgazione della nuova Costituzione brasiliana nel 1988, Greenhag si riprometteva di intraprendere. Tra le altre cose: la rivoluzione armata, lo smembramento delle tre forze armate e la revisone della legge dell'amnistia per trasformarla in uno strumento di vendetta giuridica contro coloro che avevano commesso il «crimine» di essersi opposti al comunismo.

Esiste, inoltre, la registrazione di una conversazione tra il petista e il segretario particolare del presidente Lula, Gilberto Carvalho (uno degli indiziati nel «dossiergate»), durante la quale si discute su come mettere a tacere l'inchiesta sulla morte di un sindaco petista assassinato alcuni anni fa dopo che aveva scoperto lo schema di corruzione nella sua città, che avrebbe beneficiato il Pt.

Edoardo Pacelli

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Ragionpolitica, periodico on line n.185 del 6/11/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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