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6 marzo 2008
 
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La Chiesa e la condanna del nazismo

di Vincenzo Merlo - 9 novembre 2006

«Abbiamo duemila anni di storia. Nonostante tante sofferenze e fallimenti la Chiesa vive». Così Papa Ratzinger il 31 agosto a Castelgandolfo, incontrando i sacerdoti della diocesi di Albano. Benedetto XVI cita in particolare le passate difficoltà della Chiesa, superate nel corso dei secoli: invasioni musulmane, correnti illuministe, nazismo («neanche Hitler è riuscito a distruggere la Chiesa») e marxismo. Ma «la fede è più forte di tutte le correnti che vanno e vengono» e anche se i pericoli sono sempre in agguato «c'è la necessità di essere ottimisti sulla resistenza della Chiesa agli eventi storici».

L'evocazione delle ideologie che più insanguinarono il secolo passato (con drammatici straschichi su quello presente), colpendo con violenza inusitata in particolare la Chiesa cattolica, ripropone la necessità di un loro approfondimento. E' opportuno soprattutto evidenziare la condanna senza appello, congiunta e argomentata, riservata ai due più nefasti totalitarismi da parte della Chiesa, per mezzo di due memorabili, profetiche (per quanto non sempre conosciute) encicliche papali. Correva l'anno 1937 e sul soglio pontificio sedeva Papa Pio XI (il milanese Achille Ratti). Da qualche anno nazismo e comunismo erano al potere, rispettivamente in Germania e in Unione Sovietica; bisognava allora, con la forza della verità, aprire gli occhi ai cattolici sulla perversa realtà di queste dottrine e far loro valutare l'entità della catastrofe che esse potevano provocare in assenza di una reazione.

Il 14 marzo di quell'anno, con l'enciclica Mit brennender Sorge (Con bruciante inquietudine), si condannava il nazismo. Scritta in tedesco e destinata ai venti milioni di cattolici del III Reich - un terzo della popolazione - l'enciclica sulla «situazione della Chiesa cattolica nell'Impero tedesco» venne inoltrata in tutte le diocesi della Germania, letta dai pulpiti di tutte le chiese cattoliche tedesche il 21 marzo 1937, domenica delle Palme, e nelle settimane successive riprodotta e distribuita clandestinamente. «Rivelazione, in senso cristiano, significa la parola di Dio agli uomini. Usare questo stesso termine - è scritto nel documento pontificio - per suggestioni provenienti dal sangue e dalla razza, per le irradiazioni della storia di un popolo, è, in ogni caso, causare disorientamento. Tali false monete non meritano di passare nel tesoro linguistico di un fedele cristiano».

L'enciclica, alla cui stesura aveva primariamente collaborato il cardinal Eugenio Pacelli, futuro Pio XII, ribadiva «la vera fede in Dio», «la vera fede in Cristo», «la vera fede nella Chiesa», «la vera fede nel Primato di Pietro». Così facendo si respingevano le pretese del paganesimo nazista di produrre anime rette. «Se la razza, o il popolo, se lo Stato o una sua determinata forma, se i rappresentanti del potere statale o altri elementi fondamentali della società umana hanno nell'ordine naturale un posto essenziale e degno di rispetto; chi peraltro li distacca da questa scala di valori terreni, elevandoli a suprema norma di tutto, anche dei valori religiosi, e divinizzandoli con culto idolatrico, perverte e falsifica l'ordine, da Dio creato e imposto, ed è lontano dalla vera fede in Dio e da una concezione della vita a essa conforme».

Pio XI smascherava dunque le ambiguità utilizzate dal panteismo nazista relativamente al nome di Dio, denunciando come blasfema la volontà nazista di vietare nelle scuole l'insegnamento della storia biblica e dell'Antico Testamento e facendo giustizia del «ladrocinio compiuto ai danni delle cose sante» e della «confusione degli spiriti» operata dal regime relativamente alle parole sacre di cui si appropriava. Nell'enciclica si faceva inoltre appello all'«eroico coraggio» dei cristiani per evitare «un'indicibile catastrofe», magnificando inoltre «questa "umiltà" cristiana che il nazismo schernisce e disprezza». In questo modo il Papa colpiva il cuore stesso dell'ideologia nazista, designando il nemico come «profeta del nulla».

All'inizio il potere nazista accolse l'enciclica in «un silenzio di morte». Poi scatenò la sua collera. La polizia del regime diede la caccia alle copie del testo pontificio, perquisì i presbiteri, arrestò gli stampatori. Nelle scuole i crocefissi vennero sostituiti dai ritratti del Fùhrer, gli arresti e i processi si moltiplicarono. Era caduta la maschera.

Vincenzo Merlo

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Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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