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Il governo dei «voli di gallina»

di Edoardo Pacelli - 14 novembre 2006

Una delle principali critiche che l'opposizione brasiliana rivolge al presidente Lula è che il suo governo non ha ancora capito l'importanza degli investimenti pubblici. La costante oscillazione di tutti gli indici di sviluppo economico, infatti, assomiglia ai voli di gallina, che durano pochi istanti per cadere poi rovinosamente a terra. Questa è la principale caratteristica degli anni di governo del Pt e questa tendenza, purtroppo, sembra che debba continuare anche per i prossimi quattro anni. I più autorevoli specialisti economici mettono in guardia il governo circa la necessità di una ripresa degli investimenti pubblici, oltre alla improcrastinabilità della riduzione dell'imposizione fiscale, del tasso di interessi e della burocrazia. Per effettuare un balzo in avanti nella crescita economica è necessario investire, ma che questo accada in Brasile sembra una pia illusione, visto che il governo attuale brilla per lo spreco di risorse, diventando ogni giorno più avido di ulteriori balzelli, utilizzati per finanziare lo sperpero continuo.

Lula non ha ancora compreso l'importanza del risparmio e il modo in cui si ricupera la capacità di investire. I maghi dell'economia, capeggiati dal ministro delle Finanze Mantega, continuano a parlare delle aspettative di crescita del Brasile, principalmente per quanto concerne l'offerta di occupazione ai milioni di nuove leve che si aggiungono ogni anno al mercato di lavoro. La disoccupazione, che ha come effetto collaterale lo spaventoso aumento della violenza soprattutto nelle grandi città, ha già raggiunto il 10,7% della popolazione economicamente attiva. Tale aumento è provocato dalla forte riduzione della crescita dell'economia brasiliana dovuta agli alti tassi di interesse, alla sopravvalutazione della moneta brasiliana, il reale, all'aumento delle tasse, alla mancanza di infrastrutture e all'aumento spropositato delle spese del governo Lula.

A questo proposito è utile esaminare uno studio, recentemente divulgato, effettuato dalla Banca Mondiale in collaborazione con la Prince Waterhouse Coopers. Lo studio individua nel Brasile il Paese nel quale occorre perdere più tempo per il completamento delle obbligazioni tributarie, che hanno bisogno, in media, di circa 2.600 ore all'anno. La media generale tra gli oltre 140 Paesi presi in considerazione è di circa 332 ore. La poco invidiabile posizione del Brasile è dovuta al fatto che ogni singolo Stato possiede una sua legislazione oltre alla presenza di una elefantiaca struttura burocratica federale, alla quale sono affidati il controllo e la riscossione delle imposte.

La causa della grande inefficienza dell'economia brasiliana si può facilmente individuare, quindi, nell'enorme onere fiscale e nella complessità delle questioni legate ai tributi. Buona parte dell'apparato giudiziario del Paese, infatti, è sovraccaricato dalle questioni relative all'area tributaria. L'opposizione non ha dubbi. Fintanto che il governo non migliorerà il modo di spendere il denaro pubblico, non ci saranno né crescita né sviluppo economico. Il governo trattiene quasi il 40% di tutto quello che la Nazione produce, ma poi lo spende molto male. L'esecutivo incassa come se fosse il governo svedese e restituisce ai brasiliani servizi simili a quelli offerti da una repubblica delle banane.

Edoardo Pacelli

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