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La Finanziaria penalizza l'apprendistato

di Antonio Maglietta - 23 novembre 2006

Il contratto di apprendistato è un contratto a contenuto formativo, in cui il datore di lavoro, oltre a versare un corrispettivo per l'attività svolta, garantisce all'apprendista una formazione professionale. La definizione del termine rende chiara l'importanza dell'istituto in questione e la sua funzione di porta privilegiata per l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. La legge Biagi aveva puntato molto su questa forma di contratto ed infatti, per meglio canalizzarne le opportunità, aveva previsto: l'apprendistato per il diritto-dovere di formazione indirizzato ai giovani e adolescenti (prevalentemente la fascia d'età tra i 15 e i 18 anni), l'apprendistato professionalizzante e l'apprendistato per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione(per giovani tra i 18 e i 29 anni e diciassettenni in possesso di una qualifica professionale - conformemente alla riforma Moratti). La strada intrapresa era quella della valorizzazione del ruolo dell'apprendistato, rendendolo il luogo ideale dove coniugare lavoro e formazione ed al contempo rispondere alle esigenze dei giovani ampliando le opportunità di ingresso nel mondo del lavoro.

In contrapposizione allo spirito della legge Biagi, ma anche agli interessi delle nuove generazioni e della piccola e media impresa, il governo di centrosinistra, con la Finanziaria 2007, ha previsto un aumento generalizzato della contribuzione dovuta dai datori di lavoro per gli apprendisti. Un articolo della Finanziaria introduce una serie di sgravi per i datori di lavoro che occupano alle dipendenze un numero di addetti pari o inferiore a nove, ponendo di fatto un limite oltre il quale il datore di lavoro sarà costretto a pagare la nuova aliquota, con conseguente impatto negativo sull'occupazione giovanile. L'Ufficio Studi della Cgia di Mestre ha calcolato che, nonostante il suddetto sconto sui contributi previdenziali, gli aumenti per i datori di lavoro saranno consistenti. Con la normativa finora in vigore gli artigiani non pagavano pressoché nulla: in tutto, negli ultimi tre anni, solo tre euro. Invece ora, ad esempio, il costo contributivo di un apprendista del settore metalmeccanico aumenterà fino a circa 1500 euro, e peggio andrà per i commercianti, per i quali è previsto un aggravio di spesa pari quasi a 2000 euro.

Insomma, i numeri parlano chiaro ed indicano che a seguito delle norme presenti nella Finanziaria 2007 per un datore di lavoro non sarà più conveniente assumere un ragazzo con un contratto di apprendistato. Ma i guai non finiscono qui. Il limite dei nove addetti, oltre il quale l'imprenditore sarebbe costretto a pagare la nuova aliquota senza riduzioni, pone un freno alla crescita della piccola impresa, costringendola al nanismo forzato. Infatti un piccolo imprenditore, la cui liquidità non può essere certamente definita cospicua, ci penserà mille volte prima di superare la soglia dei novi addetti e perdere quindi i vantaggi derivanti dagli sconti alla nuova aliquota contributiva.

Se a questo aggravio di costi dovuto all'aumento dei contributi previdenziali per gli apprendisti aggiungiamo anche l'aumento di quelli a carico dei lavoratori parasubordinati e la forte stretta fiscale che verrà dagli studi di settore, appare evidente che il mondo della piccola e media impresa sarà chiamato a pagare la maggior parte delle nuove entrate fiscali introdotte dal governo con questa Finanziaria, con l'aggravante che in questo modo si colpisce proprio quel settore produttivo del nostro Paese che storicamente è il più dinamico ed efficiente.

Se poi si allarga il discorso, diventa opinabile non soltanto il merito dei provvedimenti, ma anche il metodo con cui essi sono stati adottati. In campagna elettorale la coalizione di centrosinistra - Prodi in primis - aveva promesso di dialogare con le parti sociali. Una volta al governo, è stato chiaro che per l'Unione dialogo e concertazione non riguardano tutti, ma solo «amici» e «parenti», ossia i soliti sindacati confederali. Il ministro Padoa-Schioppa ha recentemente ribadito che questa è la Finanziaria dello sviluppo, ma si è dimenticato di specificare che si tratta soltanto dello sviluppo delle tasse e dei balzelli.

Antonio Maglietta

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Ragionpolitica, periodico on line n.187 del 21/11/2006
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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