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numero 280
6 marzo 2008
 
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Paradossi o strategie?

La Turchia in Europa o l'Europa in Turchia?

di Aldo Vitale - 28 novembre 2006

Nel Vecchio Continente i paradossi non mancano mai come è usualmente risaputo; similmente in Italia.Fra i paradossi più facilmente rilevabili e maggiormente attuali vi sono quelli che riguardano la questione turca, cioè l'ingresso della Turchia nella comunità europea. In primo piano brilla l'intenzione degli Stati Uniti di ottenere l'ingresso della Turchia nell'Unione europea per scopi strategico-militari: per poter usufruire della Turchia come pista avanzata, come catapulta di lancio, come trampolino per lo scenario geo-politico, strategico ed economico mediorientale-caucasico.

Il primo paradosso consiste dunque in ciò: le scelte degli Stati Uniti, prescindendo dalla loro giustizia, sono state continuamente osteggiate, almeno nell'ultimo decennio, da gran parte dei Paesi europei; a Washington si è contrapposto, con energico vigore, l'asse Parigi-Berlino che è divenuto ancor più saldo con l'espansione verso Madrid avvenuta con la recente elezione delle forze socialiste al Governo madrileno; la politica estera dei maggiori Paesi comunitari è stata interpretata, dunque, sempre più come una anti-politica estera rispetto a quella degli Usa. Sorge così spontaneo chiedersi cosa faccia ritenere agli Usa di poter avere l'appoggio europeo nel futuro senza intravedere, invece, che all'allungato asse Madrid-Parigi-Berlino possa teoricamente aggiungersi Ankara, capitale di un Paese islamico che è sì laico, ma che ha comunque visto, negli ultimi anni, un incremento dell'ondata revanscista dell'ala più radicale dell'islamismo nazionalista.

Esaminando, invece, l'aspetto più prettamente europeo si individuano ulteriori paradossi. L'Europa ha varato una farraginosa e burocratica Costituzione da cui è stata sottratta l'anima europea, il cuore pulsante dell'Europa stessa, ciò che ha fatto del vecchio continente una civiltà sana e compiuta, se non certamente perfetta, consapevolmente perfettibile: il cristianesimo. Il depauperare la Costituzione europea della sua tradizione cristiana è stato l'affondo più brutale, o comunque fra i peggiori, che l'Europa si sia auto-inflitta.

Elidendo le radici cristiane l'Europa ha perduto la sua genialità, come affermerebbe Friedrich von Hardenberg (Novalis), si è resa simile alle popolazioni barbariche che l'invasero secoli addietro, e che tutt'oggi la invadono, come preciserebbe Francois Renè de Chateaubriand. Da qui il secondo paradosso: l'Europa, se non apertamente anti-cristiana quantomeno a-cristiana, ha deciso arbitrariamente di cancellare parte della sua storia, parte cospicua della sua essenza, la totalità del suo futuro, e come risultato si è ottenuta la bocciatura referendaria della Costituzione comunitaria da parte di popoli e Stati di primo piano a livello europeo, come Francia ed Olanda, da parte, cioè, proprio di quegli Stati che sembrano aver preso, negli ultimi anni, maggior distanza dal fenomeno religioso in genere e cristiano in particolare. Dal secondo paradosso discende il terzo, sfociante in un naturale e forse insolubile quesito: come può l'Europa, che ha così ripetutamente e convintamene negato la sua identità, accettare l'ingresso nella sua «federazione di Stati e di popoli» d'un Paese come la Turchia, che si è sempre caratterizzato per la sua forte tradizione, per il suo forte orgoglio di questa forte tradizione e per un crescente aumento politico, ideologico e sociale della componente estremista al suo interno?

In sostanza: l'Europa aspira davvero ad una parità delle identità, la sua e quella turca, o sta piuttosto correndo il rischio, negando la sua essenza, di essere fagocitata proprio dalla Turchia? La riprova può essere rintracciata, anch'essa circostanza sospettosamente paradossale a fronte dello spettro laico e laicista che si aggira per il continente, nel fatto che in tutti gli Stati europei continuino a costruirsi moschee e luoghi di culto islamico, mentre non solo non si edificano più chiese, basiliche e battisteri come nel Medioevo, nel Rinascimento o in tutta la storia dell'Europa e della cristianità, ormai apparentemente remote e nebbiose, ma addirittura la Turchia palesa tutto il suo disagio, il suo imbarazzo, il suo intollerante fastidio per la visita di Benedetto XVI che proprio della storia europea e cristiana rappresenta non solo l'ultimo segmento in ordine cronologico, ma uno degli esponenti di spicco della sua cultura, della sua tradizione, del suo pensiero.

Ulteriore paradosso è rappresentato dalla bizzarra circostanza per cui le forze conservatrici e di centrodestra, europee in genere e italiane in particolare, che sono ordinariamente filo-americane non approvano, in questo caso, le finalità degli Usa, o meglio, gli effetti che le finalità degli Usa produrrebbero; le forze di sinistra, invece, che normalmente sono schierate a spada tratta contro ogni proposta di Washington sono, in questo caso, fortemente favorevoli. Approfondendo l'analisi, tuttavia, si oltrepassa la superficiale patina paradossale che avvolge i fatti, e si penetra in un profondo più oscuro e preoccupante: con qualche attimo di riflessione, infatti, ciò che prima appariva come un coacervo disordinato e casuale di insensati paradossi, acquista le reali sembianze di un ingranaggio di pericolose strategie eseguite con militaresca meticolosità.

Le strategie individuabili sono sostanzialmente due: una interna alla Comunità europea, ed appartenente alla sua particolare dialettica «domestica»; l'altra esterna, appartenente, invece, alla comunità islamica internazionale. Quella interna all'Unione europea consiste nella prassi politica, istituzionale e sociale messa in atto dalle forze socialiste del vecchio continente in assoluta e dogmatica obbedienza agli apriorismi ideologici di cui risentono in quanto forze dal loro passato dichiaratamente comunista. L'analisi non può certamente non evidenziare che la dinamica, già grave ed evidente sul piano continentale, non possa che risultare più pregante in Italia, che storicamente ha visto tra le sue forze politiche il partito comunista più forte ed organizzato del mondo libero oltre la cortina di ferro. Tutto questo si traduce, insomma, nel perseguimento di un obiettivo scomposto in due fasi: la prima dimostrare all'Occidente che il suo non è il migliore dei mondi possibili; la seconda fase realizzare il tanto agognato dissolvimento dell'Occidente, così come ogni marxista del XX secolo ha sognato più o meno convintamente, approfittando biecamente dell'assedio islamico.

Avendo citato l'assedio islamico si passa alla seconda strategia, quella esterna all'Europa, quella della comunità islamica internazionale.Per quanto sia vero che non esiste un'autorità islamica internazionale, una sorta di «Komintern maomettano», sembra altrettanto vero che la popolazione di fede islamica di tutto il mondo abbia deciso di prender parte, più o meno veementemente, al fervore anti-occidentale, alla distruzione del giudaismo e di Israele, alla jihad contro gli infedeli. Questa finalità comporta un inasprimento della intolleranza islamica verso ogni atto di fede che non sia un suo atto di fede, contro ogni altra fede insomma. Ancora una volta il viaggio del Pontefice in Turchia e l'insofferenza manifestata dal popolo turco ne rappresentano un clamoroso esempio.

La questione turca sembra dunque l'ultimo atto, insieme alla questione libanese e alla sempreverde questione palestinese, di una più larga strategia volta alla distruzione della civiltà occidentale a seguito dell'operato di una silenziosa alleanza fra le forze islamiche, che battono l'ariete della jihad su ogni porta dell'Occidente, e le forze socialiste occidentali che erodono l'Occidente dall'interno sotto i colpi del martello del relativismo e della falce del nichilismo. Occorre dunque riflettere attentamente sulle conseguenze di una eventuale annessione della Turchia all'Europa, come già osservato anni addietro dal Cardinal Ratzinger, per evitare che sia l'Europa ad essere annessa alla Turchia e alla costituenda sunna universale.

Aldo Vitale

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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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