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Un «Progress» europeo per l'occupazione

di Francesco Pasquali - 30 novembre 2006

E' davvero singolare la ricetta del ministro Damiano per contrastare la precarietà del lavoro. Damiano vorrebbe eliminare il precariato attraverso l'abolizione di forme contrattuali, come il job on call (lavoro a chiamata), a cui le aziende generalmente non fanno ricorso. La legge Biagi, diversamente dalla proposte del ministro del Lavoro, si ispira interamente alla SEO (Strategia Europea per l'occupazione), e deve quindi essere implementata. La sinistra, invece, allontana il nostro Paese dal raggiungimento degli obiettivi fissati a Lisbona, in quanto renderà il mercato del lavoro meno inclusivo, specie per i più giovani.

Ma Bruxelles potrà essere un valido alleato del centrodestra nel contrastare le dannose scelte politiche in tema di welfare che il governo Prodi intende realizzare. Le recenti decisioni dell'Ue, infatti, indicano chiaramente che l'Italia deve proseguire sulla strada delle riforme. Il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione Europea hanno istituito per il periodo 2007-2013 il programma per l'occupazione e la solidarietà sociale, denominato «Progress», destinato a sostenere finanziariamente la realizzazione degli obiettivi dell'Unione Europea nei settori dell'occupazione e degli affari sociali. L'accesso al programma è aperto a tutti gli organismi, istituzioni e operatori pubblici e/o privati, in particolare: Stati membri, servizi pubblici dell'occupazione e relative agenzie, autorità regionali e locali, organismi specializzati previsti dalla normativa comunitaria, parti sociali, ONG, in particolare quelle organizzate a livello europeo, istituti di istruzione superiore e istituti di ricerca, esperti di valutazione, istituti statistici nazionali e mezzi di comunicazione.

«Progress» contribuirà al conseguimento degli ambiziosi obiettivi fissati dal Consiglio europeo a Lisbona nel marzo del 2000, in cui la promozione dell'occupazione e dell'integrazione sociale sono al centro della strategia globale dell'Unione, volta a raggiungere il suo obiettivo strategico per il prossimo decennio: divenire l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e più dinamica al mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale.

Ecco le finalità generali del progetto:

  • Migliorare la conoscenza e la comprensione della situazione degli Stati membri e degli altri Paesi partecipanti mediante l'analisi, la valutazione e l'attento controllo delle politiche;
  • Appoggiare lo sviluppo di strumenti e metodi statistici e di indicatori comuni suddivisi, se del caso, per sesso e gruppo di età, nei settori contemplati dal programma;
  • Sostenere e seguire l'attuazione della legislazione e degli obiettivi strategici della Comunità negli Stati membri e valutarne l'efficacia e l'impatto;
  • Promuovere la creazione di reti, l'apprendimento reciproco, l'identificazione e la diffusione di buone prassi e di impostazioni innovative a livello europeo;
  • Sensibilizzare maggiormente le parti interessate e il grande pubblico alle politiche e agli obiettivi comunitari attuati nel quadro di ciascuna delle cinque sezioni;
  • Migliorare la capacità delle principali reti di livello europeo di promuovere, sostenere e sviluppare ulteriormente le politiche dell'Unione e i suoi obiettivi.

Il programma si compone di cinque sezioni:

  1. Occupazione;
  2. Protezione sociale e integrazione;
  3. Condizioni di lavoro;
  4. Diversità e lotta contro la discriminazione;
  5. Parità fra uomini e donne.

La sezione numero 1, la più importante, riguarda l'attuazione della SEO (Strategia Europea per l'Occupazione) attraverso l'aumento della comprensione della situazione relativa all'occupazione e alle prospettive del settore (mediante analisi, studi ed elaborazione di statistiche e indicatori comuni), il monitoraggio e la valutazione dell'applicazione delle raccomandazioni europee per l'occupazione e il relativo impatto, organizzando scambi sulle politiche, le buone prassi e le impostazioni innovative e favorendo l'apprendimento reciproco, sensibilizzando, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle sfide, le politiche e l'attuazione di programmi nazionali di riforma nel settore dell'occupazione, in particolare fra le parti sociali, gli attori regionali e locali e altri soggetti interessati.

Molto rilievo nel documento viene dato anche alla protezione sociale e all'integrazione. L'articolo 5 del documento, infatti, è interamente dedicato al miglioramento della comprensione dell'esclusione sociale e delle questioni legate alla povertà, delle politiche in tema di protezione sociale e di integrazione, in particolare mediante analisi e studi e l'elaborazione di statistiche e indicatori comuni, nel contesto del metodo di coordinamento aperto nel settore della protezione sociale e dell'integrazione; alla sensibilizzazione, diffondendo informazioni e promuovendo il dibattito sulle principali sfide e questioni politiche sollevate nell'ambito del processo di coordinamento delle Comunità nel settore della protezione sociale e dell'integrazione, in particolare fra parti sociali, attori regionali e locali, ONG e altri soggetti interessati. Anche la ripartizione dei finanziamenti tra le diverse sezioni indica l'importanza che viene attribuita all'occupazione e alla protezione sociale. Su un totale di 657.590.000 euro, infatti, oltre il 50% è destinato alle attività di queste due sezioni.

L'auspicio è che «Progress» non finisca per rappresentare l'ennesimo costo destinato ad appesantire la già gravosa burocrazia europea, ma rafforzi lo scambio di buone prassi e di esperienze innovative, così da poter frenare quella smania di controriforma del ministro Damiano e del suo sodale Guglielmo Epifani. Controriforma che finirà col far crescere il livello di ingiustizia sociale, in quanto aumenterà la differenza tra chi è già all'interno del mercato del lavoro e chi, in modo particolare i giovani, non vi è ancora entrato.

! Francesco Pasquali
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