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La sfida di Benedettodi Gianteo Bordero - 30 novembre 2006 Libertà religiosa non significa soltanto democrazia. Significa anche civiltà, possibilità di costruire una convivenza ordinata e pacifica tra i popoli e tra le culture. Proprio sul tema della libertà religiosa ha insistito martedì, nella prima giornata del suo viaggio in Turchia, Benedetto XVI. Dapprima nell'incontro col presidente degli Affari religiosi di Ankara, Alì Bardakoglu, e in un secondo momento di fronte ai diplomatici riuniti nel palazzo della Nunziatura apostolica della capitale turca. Quando la possibilità di manifestare liberamente la propria fede viene ostacolata o negata - ha fatto capire il Papa - non si fa solo un torto a una confessione religiosa e all'istituzione che la rappresenta, ma anche e soprattutto si impedisce alla persona umana di esercitare un suo diritto fondamentale, forse il più importante. Perché parlare di religione significa parlare, prima ancora che di devozione e di riti organizzati, del senso della vita e della risposta che l'uomo dà alle domande più profonde che abitano il suo cuore. Non solo, dunque, perde di spessore la democrazia quando la libertà religiosa non è pienamente riconosciuta e tutelata, ma è la stessa qualità del vivere civile a decadere, lasciando campo libero alle pulsioni più violente presenti all'interno di una società. «La libertà di religione - ha detto Benedetto XVI nel suo incontro con Bardakoglu - costituisce per tutti i credenti la condizione necessaria per il loro leale contributo all'edificazione della società, in atteggiamento di autentico servizio, specialmente nei confronti dei più vulnerabili e dei poveri». Per questo - ha sottolineato parlando al corpo diplomatico - «è compito delle Autorità civili in ogni Paese democratico garantire la libertà effettiva di tutti i credenti e permettere loro di organizzare liberamente la vita della propria comunità religiosa. Ovviamente, mi auguro che i credenti, a qualsiasi comunità religiosa appartengano, continuino a beneficiare di tali diritti, nella certezza che la libertà religiosa è una espressione fondamentale della libertà umana e che la presenza attiva delle religioni nella società è un fattore di progresso e di arricchimento per tutti». Non è dunque mettendo la sordina al fattore religioso, come spesso si pensa, che si possono evitare conflitti tra civiltà e culture, perché è proprio l'esclusione dalla vita civile dei valori spirituali a dare il la ad una visione monca dell'uomo e della sua libertà e ad innescare, con ciò, un pericolo scivolamento del clima politico e sociale verso esiti disumani. Da parte loro, però, le religioni - ha detto ancora il Papa riprendendo uno temi già sviluppati nella lectio magistralis di Ratisbona - non devono cercare «di esercitare direttamente un potere politico, poiché a questo non sono chiamate e, in particolare, devono rinunciare assolutamente a giustificare il ricorso alla violenza come espressione legittima della pratica religiosa». Si comprende così che il laicismo (che nega diritto di cittadinanza alla professione pubblica del credo religioso e ai suoi risvolti sociali) e il fondamentalismo (che punta ad imporre la fede con la violenza e a cancellare la distinzione tra la sfera spirituale e quella temporale) sono due facce della stessa medaglia, sono due conseguenze esiziali della cattiva comprensione del fenomeno religioso e, con esso, del fenomeno umano. Entrambi distorcono quella che è la vera natura dell'esperienza religiosa e privano la politica - ciascuno a suo modo - di quel riferimento ai suoi fondamenti spirituali, meta-politici, che soli le possono garantire la possibilità di essere autenticamente al servizio dell'uomo, dei suoi bisogni e delle sue aspirazioni alla pace, alla giustizia, alla libertà. Dimensioni, queste, che solo un sano e coraggioso riconoscimento del ruolo delle religioni nella società può assicurare. «Come uomini e donne di religione - ha detto ancora Benedetto XVI incontrando il presidente degli Affari religiosi turchi - siamo posti di fronte alla sfida della diffusa aspirazione alla giustizia, allo sviluppo, alla solidarietà, alla libertà, alla sicurezza, alla pace, alla difesa dell'ambiente e delle risorse della terra. Ciò perché anche noi, mentre rispettiamo la legittima autonomia delle cose temporali, abbiamo un contributo specifico da offrire nella ricerca di soluzioni adatte a tali pressanti questioni. In particolare, possiamo offrire una risposta credibile alla questione che emerge chiaramente dalla società odierna, anche se essa è spesso messa da parte, la questione, cioè, riguardante il significato e lo scopo della vita, per ogni individuo e per l'intera umanità». E' una sfida decisiva per il nostro tempo, tanto per l'Islam quanto per l'Occidente cristiano.
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Ragionpolitica, periodico on line n.188 del 28/11/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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