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Arrigo Petacco Viva la muerte!Mito e realtà della guerra civile spagnola 1936-39recensione di Vincenzo Merlo - 2 dicembre 2006 Veramente appassionante e coinvolgente l'ultima fatica letteraria di Arrigo Petacco, Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola 1936-39, pubblicata da Mondadori. La guerra civile che insanguinò il Paese iberico è qui rivissuta con il consueto rigore ed il sapiente pathos narrativo propri dello storico ligure che, partendo dal contesto storico e politico della Spagna dei primi decenni del Novecento, ripercorre i trentadue mesi del conflitto ricostruendo gli eventi in modo obiettivo, sfrondati da ogni sovrastruttura ideologica. Per troppi anni la storiografia aveva rappresentato la guerra spagnola in modo faziosamente unidirezionale, quasi si fosse trattato dello scontro tra il «bene» repubblicano e il «male» franchista. Naturalmente non fu così e bene ha fatto Petacco a rivisitare integralmente la storia di un conflitto controverso, offrendo nuove chiavi di lettura, nonchè riportando alla luce episodi poco conosciuti. Per le passioni intense e la faziosità violenta che suscitò e per il coinvolgimento ideologico che caratterizzò i due schieramenti contrapposti, la guerra spagnola fu davvero una guerra diversa da tutte le altre. «Entrambi i contendenti - scrive Petacco - considerarono la guerra civile spagnola al pari di una crociata: la destra si battè per ristabilire il vecchio ordine, per eliminare i "rossi" e per ridare vita a una Spagna pura, monarchica e cristiana; la sinistra si battè per sostenere la giovane Repubblica democratica, ma anche per trasformarla in una repubblica sovietica». Guerra diversa da tutte la altre, si diceva, al contempo ricca di atti di eroismo e di assurde atrocità; e queste e quelli comuni ad entrambe le fazioni in lotta. Sul primo versante lo storico ligure ci offre la ricostruzione di episodi di valore, quali l'assedio dell'Alcazar, la battaglia di Guadalajara, la resistenza di Madrid. Tra i momenti più suggestivi, Petacco riporta il dialogo telefonico intercorso tra il colonnello Moscardò, difensore dell'Alcazar di Toledo per conto dei franchisti, ed il figlio Luis, prigioniero delle truppe repubblicane del colonnello Cabello: «Che succede, figlio mio?». «Niente. Dicono che mi fucileranno se l'Alcazar non si arrende, ma tu non preoccuparti di me». «Se è così, figliolo, raccomanda l'anima a Dio e muori da spagnolo. Addio figlio mio. Ti abbraccio». (Luis Moscardò verrà effettivamente ucciso dai repubblicani due giorni dopo, ndr). Così come altrettanto significative sono le pagine dedicate all'inizio del «pronunciamento» militare, avvenuto casualmente e all'insaputa dello stesso Franco nella guarnigione di Melilla, sulla costa mediterranea del Marocco, il 17 luglio 1936; o le pagine relative all'entrata delle truppe legionarie italiane a Santander, così come riferite dal giornalista in camicia nera Lamberti Sorrentino: «Le ragazze gridano "Adios, adios italianitos"... I quartieri rossi sono superati e il centro santanderino grida il suo entusiasmo. Non più lo scoramento delle zone operaie, ma la gioia della parte franchista. "Arriba Espana! Viva Franco! Viva l'Italia! Viva Mussolini!" Scandiscono in ritmo con i legionari. Da una finestra sventola una strana bandiera italiana: un lenzuolo fra due coperte: una verde e una rossa. "Han pasado! Han pasado!", grida la folla ebbra di gioia». («No pasaran!» era stato invece l'appello della pasionaria rossa Dolores Ibàrruri, ndr). La partecipazione degli italiani che combatterono in Spagna sui due fronti è uno degli aspetti più interessanti del libro di Petacco: a decine di migliaia, infatti, furono i nostri compatrioti che si trovarono a guerreggiare gli uni di fronte agli altri armati, e sempre da protagonisti. Tra gli italiani presenti in Spagna va annoverato anche Palmiro Togliatti, vera e propria longa manus di Stalin, la cui azione di direzione politica, non priva di aspetti inquietanti (a partire dalle «segnalazioni» degli anarchici invisi a Mosca), è lungamente tratteggiata da Petacco. Oltre agli episodi di valore, la guerra spagnola va ricordata anche per le devastazioni e gli orrori, anch'essi comuni ad entrambi gli schieramenti. Ci preme a riguardo sottolineare ancora una volta come la Chiesa cattolica pagò un altissimo tributo di sangue (quasi settemila religiosi martirizzati) a causa delle violenze perpetrate contro di essa dai miliziani di sinistra (vedi Ragionpolitica del 4 luglio 2006: "Quando la Spagna rossa perseguitò i cristiani"). Sulle considerazioni circa l'esito del conflitto, per concludere, ci pare illuminante e condivisibile quanto scritto nel prologo dallo stesso Petacco: «Oggi, invece, col senno di poi, possiamo serenamente affermare che se al posto di Franco avessero vinto i suoi avversari, invece di una Spagna fascista avremmo avuto una Spagna comunista. Insomma: dalla padella nella brace». Vincenzo Merlo |
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Ragionpolitica, periodico on line n.188 del 28/11/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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