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Brasile, il ritorno del Mstdi Edoardo Pacelli - 9 dicembre 2006 La tregua elettorale del Movimento dei Senza Terra (MST), la cui ultima azione eclatante era stata l'invasione vandalica del Parlamento brasiliano (azione rimasta senza conseguenze per gli organizzatori ed i partecipanti), è stata infranta dopo sei mesi. Riunitosi sotto varie denominazioni, il movimento ha ripreso la sua criminale attività paralizzando, per oltre dodici ore, il porto della capitale dello Stato di Alagoas, Maceiò, impedendo il carico e lo scarico delle merci. L'occupazione non è durata di più perchè le autorità costituite hanno immediatamente raccolto la protesta espropriando un'area di 20 mila ettari di una fazenda nella parte occidentale dello Stato. L'INCRA (Istituto Nazionale di Colonizzazione e Riforma Agraria), ente governativo responsabile, che aveva visto la propria sede alagoana invasa alcuni giorni prima dagli stessi manifestanti, si è arresa immediatamente alla protesta, senza neppure intavolare negoziati, e i rivoltosi hanno abbandonato, alcune ore più tardi, le banchine del porto. Da parte sua il ministro per lo Sviluppo Agrario, Guilherme Cassel, si è guardato bene dal condannare l'azione e si è limitato ad una paternale tiratina di orecchi, affermando che i dimostranti avevano esagerato un poco, anche perché - sono parole sue - «l'INCRA aveva già ottenuto l'atto di esproprio della fazenda». Il fatto che la paralisi delle operazioni portuali abbia potuto arrecare danno alle fabbriche produttrici di zucchero e alcool non ha sensibilizzato i rappresentanti del governo, così come il fatto che queste organizzazioni senza riconoscimento giuridico infrangano sistematicamente l'ordine costituito e la legalità. Fino a qualche tempo esisteva almeno la preoccupazione di condannare formalmente tali azioni. Ora il potere pubblico accetta senza fiatare le imposizioni e accoglie prontamente le richieste. In questo modo si è arrivati ad istituzionalizzare l'illegalità. La mansuetudine del governo sembra dire al popolo e a coloro che subiscono le invasioni: «E' bene che vi abituiate, perché le cose stanno così. Il governo non si sente assolutamente obbligato a garantire i diritti individuali di proprietà, nè quelli collettivi di potere andare e venire liberamente». Esistono delle differenze tra le persone: ci sono quelle con carattere e quelle senza carattere, quelle che hanno la vocazione del rischio e dell'impresa e quelle senza questa vocazione. Ci sono quelle nate per lavorare e quelle che preferiscono il dolce far niente e che vivono come parassiti sul lavoro altrui, invidiando e desiderando appropriarsi, senza sforzo, del patrimonio creato dagli altri. Nelle democrazie borghesi capitaliste la funzione sociale delle imprese è quella di generare profitto e impiego. In queste società la funzione dello Stato è quella di proteggere la libertà, i diritti individuali e garantire che le imprese compiano questa funzione sociale. Nei Paesi socialisti, invece, la funzione dello Stato e delle imprese statali è quella di spogliare sia i ricchi che i poveri per arricchire le corporazioni parassite, minacciando il diritto alla proprietà, ostacolando chi vuole lavorare, generare impiego e ricavare profitto. È in questa direzione che si sta dirigendo il Brasile? Edoardo Pacelli |
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Ragionpolitica, periodico on line n.189 del 5/12/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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