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Quell'11 settembre del 1973...

di Stefano Magni - 12 dicembre 2006

Su Pinochet la memoria dei cileni è divisa. Per i perseguitati è il dittatore sanguinario che ha eliminato fisicamente più di 1800 oppositori politici, senza contare le torture (subite anche dall'attuale premier Bachelet), le intimidazioni, le deportazioni in campi di concentramento e i desaparecidos, molti dei quali sono stati ritrovati morti. Per un'altra parte della popolazione cilena, invece, Pinochet è essenzialmente l'uomo che «ha salvato il Cile» da Allende e da un governo, eletto sì democraticamente, ma pronto a disintegrare il Paese o a consegnarlo, chiavi in mano, al blocco sovietico. Il dibattito su Pinochet, infatti, non riguarda solo il popolo cileno, ma tutto il mondo coinvolto nella Guerra Fredda. Il golpe dell'11 settembre 1973 che portò al potere Pinochet è additato dalla sinistra internazionale come un esempio di ingerenza americana in una democrazia straniera. Il golpe fu alla base della paura dei comunisti italiani per un colpo di Stato di destra sponsorizzato dalla Cia. Dall'altra parte, Margaret Thatcher ha sempre sostenuto la tesi opposta: se non vi fosse stato Pinochet, il Cile sarebbe diventato un satellite sovietico.

L'apertura degli archivi della Cia sul golpe cileno e la pubblicazione dei documenti portati in Gran Bretagna da Mitrokhin hanno permesso di aprire gli occhi su quel che avvenne in Cile: gli americani non provocarono il golpe del 1973 (anche se intervennero pesantemente nei tre anni che lo precedettero), mentre i sovietici fecero di tutto per trasformare il Cile in una dittatura comunista, mantenendo un contatto confidenziale con Allende, consigliandolo e foraggiandolo. La tesi del golpe della Cia non è del tutto priva di fondamento storico: Nixon fu fortemente turbato dall'elezione di un governo guidato da un marxista, dichiaratamente amico di Fidel Castro e ammirato dal Cremlino. In un periodo in cui la tensione con Cuba era in crescita (i sovietici tentarono proprio in quegli anni di installare una base per sottomarini nell'isola caraibica), l'amministrazione di Washington temeva che si realizzasse l'incubo del «sandwich rosso»: il Cile a sud e Cuba al nord avrebbero stretto in una morsa l'America Latina non comunista.

Il golpe della Cia fu realmente tentato: non nel 1973, ma nel 1970 per prevenire l'insediamento del governo Allende. E fu un tentativo clamorosamente fallito. In seguito gli americani intervennero solo indirettamente, o in forma privata: finanziarono il giornale di opposizione El Mercurio e diedero il loro sostegno alle massicce dimostrazioni di massa contro Allende. Ma queste ultime partirono dal basso, dalla società civile cilena. Il governo Allende, infatti, iniziò da subito a sovietizzare il Paese sotto tutti i punti di vista: collettivizzò le terre, nazionalizzò l'industria e le risorse, tra cui il rame, che era sfruttato da un'azienda americana, la Kennecott. Il sequestro delle miniere fu effettuato in violazione degli accordi internazionali e la Kennecott riuscì ad ottenere, da numerosi tribunali, il pignoramento della produzione, sentenza che minò l'economia cilena, fortemente dipendente dall'esportazione di materie prime.

Nella sua opera di sovietizzazione, Allende fu direttamente assistito e sostenuto da Mosca. I documenti originali di Mitrokhin rivelano che il premier cileno era consigliato da un agente del Kgb, Svyatoslav Kuznetsov, che agiva tramite la segretaria personale di Allende, Miria Contreras Bell. Nel 1971, Mosca diede ad Allende 30.000 dollari per «consolidare il rapporto» e poi altri 60.000 per «il suo lavoro (di persuasione, ndr) su leader politici, comandanti militari e parlamentari». Il Kgb consigliò ad Allende anche di impiegare maggiormente i servizi di sicurezza per far tacere l'opposizione. Ad ogni riforma, infatti, la popolazione più produttiva rispondeva con manifestazioni e scioperi: avvocati, liberi professionisti, commercianti, piccoli imprenditori, poi infine i camionisti, incrociarono le braccia per protesta. Allende, tuttavia, confidava nel consenso della popolazione cilena e non impiegò la forza così come suggerivano i consiglieri sovietici. Secondo il Kgb, fu proprio questa riluttanza ad aver segnato il destino del governo di Unità Popolare.

Ma il golpe dell'11 settembre 1973 non fu il frutto di una congiura di palazzo, bensì una sollevazione massiccia di un esercito di leva appoggiata da buona parte della popolazione cilena, impressionata dall'opera di sovietizzazione del Paese. Pinochet non fu un fantoccio piazzato al potere dalla Casa Bianca, ma si fece interprete di un crescente sentimento popolare contro chi stava consegnando (realmente) il Cile nelle mani di Mosca. La storia sanguinosa della sua dittatura non può essere letta senza tener conto di questa premessa.

! Stefano Magni
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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