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La legge 40 funziona, e benedi Nicola Currò - 14 dicembre 2006 Qualche giorno fa quasi tutti i media hanno diffuso i dati di un'indagine che l'Osservatorio sul turismo procreativo ha condotto presso 27 centri di 10 Paesi esteri dove si pratica la fecondazione assistita. Secondo tali dati, i viaggi di coppie che negli ultimi tre anni si sarebbero recate all'estero per avere un figlio sono quadruplicati, passando da 1.066 a 4.173. Esposta così, la notizia, oltre a suscitare un falso allarmismo presso l'opinione pubblica, non è che dica molto, anche perché non sappiamo a quale intervallo di tempo si riferiscano i 1.066 viaggi effettuati prima dell'entrata in vigore della legge 40, mentre i 4.173 viaggi sono relativi agli ultimi tre anni: ciò significa che ogni anno vi sono stati 1.391 viaggi. Una cifra che non si discosta molto dai 1.066 indicati dall'Osservatorio. Sempre secondo i dati forniti dall'Osservatorio, inoltre, chi si reca all'estero lo fa non perché in Italia non sia possibile sottoporsi alla procreazione medicalmente assistita, ma perché in altri Paesi - come in Spagna, ad esempio, una delle mete preferite dai turisti della procreazione - tra le altre cose è possibile effettuare la diagnosi pre-impianto dell'embrione e selezionare il sesso del nascituro. Oltre queste specifiche casistiche, come ammette anche il professor Carlo Flamigni in un'intervista rilasciata al QN, «non è utile recarsi all'estero e occorre sottolineare che le coppie italiane vanno incontro a delusione, perché il 50% che va all'estero poi rimane senza figli anche dopo ripetuti interventi». Ricordiamo, per chi non lo sapesse, che Flamigni, oltre ad essere presidente della Tecnobios, l'importante centro di fecondazione assistita bolognese, è anche acerrimo nemico della legge 40. I dati forniti dall'Osservatorio sul turismo procreativo, comunque, appaiono alquanto parziali e risultano in netto contrasto con i dati ufficiali contenuti nella Relazione sullo stato di attuazione della legge 40, presentata in Parlamento lo scorso giugno dal ministro della Salute, Livia Turco. In tale relazione, dove si prende in considerazione il periodo successivo all'entrata in vigore della legge sulla Pma, si rileva che nel 2004 si sono registrate 3676 nascite, mentre nel 2005 i bimbi nati da fecondazione assistita sono stati 3705. Ciò dimostra che i limiti posti dalla legge 40 non hanno avuto nessun riscontro negativo sul numero delle nascite. A chi credere, allora? Ai dati forniti dall'Osservatorio o a quelli contenuti nella Relazione ministeriale? Ecco spiegato perché dinnanzi a notizie del genere si è sempre più portati a nutrire una certa diffidenza: leggendole non si capisce mai quale sia il limite tra l'aspetto scientifico e quello ideologico. Del resto, il sospetto che dietro certe notizie si celi una massiccia dose di ideologia appare del tutto fondato se si pensa che il presidente dell'Osservatorio sul turismo procreativo, il dottor Andrea Borini, è anche direttore sanitario della Tecnobios. Forse, riguardo a questioni delicate come quelle etiche, per il bene di tutti sarebbe meglio che i sostenitori del «no» alla legge 40 si rassegnassero alla volontà popolare. I cosiddetti «esperti» dovrebbero comprendere, una volta per tutte, che essi non hanno alcun titolo speciale per decidere in autonomia. La pretesa che possa essere un comitato di tecnici a decidere se la diagnosi pre-impianto sia giusta o no, se la scelta del sesso del nascituro sia giusta o no appare ormai del tutto grottesca. Nicola Currò |
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Ragionpolitica, periodico on line n.190 del 11/12/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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