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Una nuova «grammatica» della pace

di Gianteo Bordero - 14 dicembre 2006

A minacciare la pace e la convivenza civile tra gli uomini, tra i popoli e tra le culture non ci sono soltanto i conflitti armati, il terrorismo, la violenza. Ci sono anche, in maniera più sottile ma non per questo meno incisiva, «le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia». E' questo uno dei passaggi-chiave del messaggio che Benedetto XVI ha scritto in vista della Giornata mondiale della Pace del prossimo 1 gennaio, presentato martedì in una conferenza stampa tenutasi in Vaticano e intitolato, significativamente: «La persona umana, cuore della pace».

Il Papa invita ad andare oltre una lettura geopolitica e sociologica dei conflitti e a risalire a quelli che sono gli ostacoli più profondi che impediscono una convivenza pacifica. Ostacoli «antropologici», potremmo chiamarli. Infatti, quando si smarrisce il valore della persona, il suo legame con la trascendenza, il senso della sua natura, sono spalancate le porte al sopruso, alla violenza, alla privazione della libertà. Così, ad esempio, «l'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace».

Benedetto XVI chiede perciò di riscoprire la «grammatica trascendente iscritta nelle coscienze», cioè «l'insieme di regole dell'agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà». Il Papa propone, con ciò, anche una nuova grammatica della pace, un percorso che parta dalla persona per estendersi, a cerchi concentrici, alle società e alle Nazioni. Il cuore di tale percorso, come detto, risiede nel «rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l'immagine del Creatore». Questo comporta, come conseguenza, che «della persona non si possa disporre a piacimento... E' infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace».

E' una prospettiva originale, quella indicata da Benedetto XVI, e può servire ad affrontare il tema della pace al di fuori di ogni retorica ideologica, stretta nella morsa di una lettura soltanto economicistica e sociologica delle relazioni tra i popoli e tra gli Stati. Per reimpostare in maniera costruttiva e feconda queste relazioni occorre - scrive ancora il Papa - «lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza. E' comprensibile che le visioni dell'uomo varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza». E questo vale anche per coloro che fanno violenza e spargono terrore nel nome di Dio: un simile atteggiamento si pone, per ciò stesso, al di fuori di una sana esperienza religiosa e mostra che la religione, in questo caso, «si è già trasformata in ideologia».

Oltre a ciò, a rappresentare un oggettivo pericolo per la pace è anche «l'indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo». Infatti, afferma il Papa, «molti contemporanei negano l'esistenza di una specifica natura umana e rendono così possibili le più stravaganti interpretazioni dei costitutivi essenziali dell'essere umano». Ma «una visione debole della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell'oppressione e della violenza». Tali concezioni relativiste, che spesso si fanno a parole paladine dei diritti umani, in realtà smarriscono quella che è la vera origine (trascendente) di tali diritti, finendo così per indebolirli e slegarli dal loro riferimento ai doveri della persona nei confronti della vita.

Invece, il primo modo per difendere oggi i diritti umani e la pace, che su di essi si fonda, è proprio quello di riscoprire l'essenza della persona, tornare a parlare e a pensare secondo quella «grammatica trascendente» iscritta nella natura stessa dell'uomo, e che sola può arginare il prevalere della violenza, del terrore, della guerra. Non ci può essere pace fondata sul nulla, sull'idea che la vita non abbia senso e che questo senso non possa essere abbracciato dall'uomo. La persona non è soltanto politica, economia, diplomazia. E' anche, e soprattutto, apertura all'infinito, all'Eterno, a ciò che sta oltre. Senza tener conto di questa dimensione, ogni sforzo di pace rischia di essere sterile, improduttivo, fine a sé stesso.

! Gianteo Bordero
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Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998
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