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numero 280
6 marzo 2008
 
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Piero Melograni

Le bugie della storia

recensione di Mario Secomandi - 21 dicembre 2006

La storia, quella vera e reale, non di rado è andata diversamente da come ci è stato raccontato da chi detiene in qualche modo il monopolio della «storiografia ufficiale». Piero Melograni, studioso esperto e ad un tempo anticonformista, nel suo ultimo libro dal titolo Le bugie della storia, non fa che spiegare, mettendo in luce una serie di casi esemplari di mistificazione della realtà in ordine ad alcuni avvenimenti e personaggi del XX secolo (ovvero «false verità» che sono invece state spacciate dagli «storici di professione» per dogmi, miti, leggende e totem intoccabili), come la storia, in buona sostanza, sia una cosa seria, e non è giusto che essa venga strumentalizzata dalla volontà di potenza e potere assoluto di ideologie totalitarie, quale quella comunista in primis, che pretendono di assurgere al rango di uniche detentrici dell'interpretazione del passato per meglio esercitare il potere nel presente.

Melograni si è accinto a smascherare una gamma di grandi bugie, ha inoltre ben colto la palla al balzo per rammentare come nelle stesse scuole ed università (soprattutto quelle statali) anche qui da noi abbia avuto la meglio, nel corso del tempo, un approccio di matrice ideologica (orientato a sinistra) che ha coinciso con un lavorio di dissimulazione, ossia o di occultamento netto di verità storiche, o di non adeguata messa in luce delle stesse. In tale quadro si vuol andare al sodo e rendere evidente, ad esempio, come la scelta della quasi totalità dei manuali scolastici adottati nelle scuole, così come lo svolgersi delle carriere accademiche nelle università, avvengano in modo tale da non arrecare fastidio alla cultura e corrente dominante (che non è a ben guardare che quella della sinistra). Andiamo allora a vedere qualcuna di queste bugie che la corrente del «politicamente corretto» ha gabellato come verità e ristabiliamo contestualmente la «verità vera» in luogo delle falsità raccontateci dal «sistema».

Per smontare i luoghi comuni e menzogne che la cultura dominante del «pensiero unico» vuole propinarci è bene focalizzare l'attenzione ad esempio sugli aspetti più palesi del fallimento dei sistemi comunisti, ciò che permette di giungere a comprendere la portata anti-reale, illiberale e totalmente fallace che caratterizza l'impianto generale dell'ideologia marxista. Ci è stato detto, a tal proposito, che l'egualitarismo socialista sarebbe l'unico sistema capace di abbattere le disuguaglianze e portare in questo mondo una giustizia sociale tale per cui ognuno abbia una fetta, secondo i propri bisogni, di benessere e di felicità terrena. Niente di più falso. Se ben si esamina la storia dei Paesi dell'Est, ma ciò è altresì valevole con riferimento a ciascun Paese dalla bandiera recante i simboli della falce e del martello e dal colore rosso, ci si può avvedere senza troppa difficoltà di come l'egualitarismo sia un mito che, di fatto, impoverisce i popoli.

L'ideologia dell'eguaglianza, in realtà, non ha mai portato giovamento. Sui libri ideologicamente orientati, così come nella prassi politica di molti Stati anche occidentali in cui è stata predominante anche solo un'ideologia statalista, il fatto di redistribuire la ricchezza nazionale fra tutti i cittadini è visto alla stregua di passaggio necessario ed ineludibile al fine di garantire alle masse un buon livello materiale di vita. Lo Stato, in tale logica, dovrà intervenire pesantemente nell'economia per il tramite di un massiccio prelievo fiscale con cui poi procedere alla famigerata redistribuzione del reddito. Con dati ed indicatori alla mano, si è scoperto invece che una radicale suddivisione dei redditi è sostanzialmente dannosa e non fa che condurre ad un impoverimento generale. La verità è dunque che solo se si promuove, viceversa, la crescita della ricchezza e della produttività, ovvero lo sviluppo tout court, può aversi, come ripercussione nel corso del tempo, un accrescimento del benessere generale delle masse.

Si è sempre sparato a zero sulla dottrina e pensiero liberale, si è demonizzato il capitalismo in generale, si seguita a nutrire scarsa fiducia nella libertà e proprietà, si è sempre attribuita la colpa dei mali del mondo all'America, e non si è invece capito che sono piuttosto i pesanti sistemi tecnocratici di Welfare State novecentesco e le soluzioni social-comuniste ad aver fallito, con il loro mix insostenibile di interventismo statale d'impronta assistenzialista, spesa ed indebitamento pubblico, che è alla fine una mera maschera dietro cui si nasconde spesso l'incrostazione di privilegi e clientelismi improduttivi e costosi per le tasche di tutti i cittadini. Se poi si pensa alle immani miserie e carestie che hanno afflitto terribilmente i popoli soggiogati dal comunismo, da cui numerosi atti testimoniati di cannibalismo, si scopre ancor di più l'esistenza di una discrasia tra le teorie accreditatesi fino ad ora come le più ufficiali e la realtà di come sono invero andate le cose.

E' importante e necessario, allora, che cresca un approccio libero e «non allineato», volto allo studio della storia tale sì da poter imparare dagli errori e trarre conforto dalle vittorie del passato, ma allo stesso tempo ricordarsi nondimeno che la storia non è una scienza perfetta, ma è il prodotto di ciò che fabbricano, giorno per giorno, i singoli individui e l'intero genere umano, nella loro relativa libertà ed autonomia. Una delle principali bugie che Melograni ci ha smascherato è, infatti, proprio quella che sostiene la veridicità del ripetersi della storia ed il predirsi del futuro attraverso lo studio della stessa. Occorre invece riscoprire la bellezza e grande importanza del libero arbitrio, poiché non vi sono leggi inflessibili e teorie storiche generali che tengano, a fronte della potenza della centralità e libertà della persona umana.

! Mario Secomandi
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Le bugie della storia
  • Autore:
    Piero Melograni
  • Editore:
    Mondadori
  • Prezzo: 15,00 €
  • Pagine: 125

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Ragionpolitica, periodico on line n.191 del 18/12/2006
Ragionpolitica, periodico on line n.280 del 6/3/2008
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