|
|||||||
|
|
Riaffermare il ruolo pubblico del Natale come argine al nichilismodi Mario Secomandi - 16 dicembre 2006 In un momento in cui pare espandersi a macchia d'olio la tendenza ad estirpare le radici del cristianesimo dai luoghi pubblici, ciò che è visibile ad esempio nei sempre più numerosi tentativi esperiti in alcune scuole italiane di non allestire più il presepe o non far più recitare la recita natalizia ai ragazzi e ragazze, occorre riaffermare, riproporre e non disperdere la nostra tradizione più genuinamente cattolica. Su tale scia, un gruppo di 31 deputati di Forza Italia, fra cui lo stesso coordinatore nazionale Sandro Bondi, hanno convenuto sul fatto di procedere alla creazione di un sito, www.natalesiamonoi.it(a cura di Antonio Palmieri), allo scopo di far sentire alta la propria voce in difesa del Natale e dei suoi segni e rappresentazioni pubbliche, e rivolgere per ciò stesso un appello al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nella sua qualità e ruolo istituzional-costituzionale di garante di tutti gli italiani, affinché non vengano cancellati i simboli più tangibili ed evidenti del Natale dalle scuole del nostro Paese. Si tratta di un'iniziativa, questa, cui è chiamato ed invitato ad aderire ciascun cittadino italiano onde poter manifestare il proprio convincimento in ordine al significato unico ed insostituibile di quello che possiamo chiamare «l'Evento degli eventi», venendo sul medesimo sito data a tutti la possibilità anche di segnalare in rete come venga o meno festeggiato il Natale nelle scuole del proprio territorio. E'una vera e propria battaglia culturale quella che si va giocando attorno all'attuale moda «politicamente corretta» di eliminare il fatto religioso (soprattutto se cristiano) dallo spazio pubblico, o quanto meno di confinarlo e dunque marginalizzarlo nella sfera privata, abitudine che affonda le sue radici nella malapianta del relativismo etico, del laicismo culturale e del nichilismo morale. Rischiano di non essere meri episodi isolati quelli che sono accaduti qualche giorno addietro in una scuola materna bolzanina ed in un'elementare padovana, ove è successo che un manipolo di maestre, probabilmente affette da un certo qual «eccesso di zelo» nell'interpretare il principio laico nella scuola pubblica, hanno bene pensato, rispettivamente, di tentare di censurare la recita natalizia dei bambini, essendone «politicamente scorretti» gli espliciti riferimenti a Gesù, e di vietare per lo stesso motivo i canti tradizionali, da taluni, con certa aura di snobismo radical-chic , ritenuti «datati» e bisognosi di «svecchiamento». In tale quadro, qualche cantore del relativismo starebbe proponendo a titolo esemplificativo sia di sostituire la parola Gesù con quella più neutra di «virtù», sia di rinunciare al canto Tu scendi dalle stelle, in quanto troppo richiamante la manifestazione del Bambinello e perciò cosa «non corretta» e suscettibile di provocare «fastidio» a bambini o ragazzi di altre fedi, ora di modellare la recita natalizia sulla favola di cappuccetto rosso, ora di allestire, in luogo del classico e sempiterno presepe cristiano, simil-presepi multietnici dal carattere «new-age» richiamanti icone orientali od africane, per non parlare del caso ora scoppiato a Bologna per la presenza nel presepe della sede del Comune di statue di Prodi in bicicletta e di Moana Pozzi. Anche multinazionali ed alcune catene della grande distribuzione fra cui l'Ikea, come sottolineato dal senatore azzurro Gaetano Quagliariello, sulla scorta di un puro pregiudizio multiculturale non starebbero più vendendo pastori e le statue del presepe, per non «disturbare la sensibilità della clientela non cristiana». All'ideologia del multiculturalismo, che impone l'occultamento del cristianesimo a fronte di una (malintesa) tolleranza da profondere verso una sempre più massiccia presenza islamico-musulmana nel Paese, bisogna opporre un vero modello di integrazione, riposante sulla difesa e ripromozione pubblica delle nostre radici cristiane, in quanto le uniche e più autentiche portatrici di valori e principi universali che sono impressi nella natura di ogni essere umano, su tutti l'assoluta centralità e dignità della persona. Ai laicisti militanti rispondiamo focalizzando l'attenzione sull'errore che andrebbe poi a commettere chi si accingesse ed ostinasse a voler integrare le minoranze di islamici agendo in una maniera tale da «discriminare» la maggioranza di cristiani. Un valido modello di laicità sarebbe allora non quello che cancellasse tutte le religioni e tradizioni nel vuoto contenitore di un nulla impersonale ed indistinto, ma quello che valorizzasse per converso il meglio di ogni identità e fede. Di più, non si può non tener conto di come l'islam (quello non fondamentalista) rispetti e veneri le figure di Gesù e Maria e non disconosca il dogma dell'Immacolata Concezione. Occorre dunque una rinnovata alleanza tra il sacro ed il moderno, in considerazione del fatto che l'elemento religioso è parte essenziale della vita civile e sociale. Quanto più specificatamente al Natale, è da rammentare come la nascita di Gesù, vero e più assoluto spartiacque e tratto centrale dell'intera storia umana, manifestazione del Verbo che si fa carne, del Dio che si fa uomo per redimerlo, salvarlo e dare esaustiva risposta alle sue domande di vero amore, felicità, pace e pienezza, sia altresì l'elemento che rimarca l'irriducibile alterità del cristianesimo rispetto a qualsivoglia altra religione e fede. Solo il cristianesimo contempla un Dio che sceglie la sembianza umana di un bimbo in fasce per comunicarsi agli uomini. Solo qui, in un tale connubio di incarnazione di Dio e divinizzazione dell'uomo è dato il vero senso della vita umana, un'esaltazione dell'umanità per ogni uomo e donna, ciò che non ha pari ed eguali altrove. In conclusione, è dal cristianesimo che è disceso l'approccio culturale che ha portato nel mondo la libertà, la democrazia, la dignità dell'essere umano e la pari dignità di uomo e donna. Ragion per cui, nessuno tolga i simboli cristiani dai luoghi pubblici. Di contro, rinnoviamo urgentemente la presenza pubblica della nostra fede e cultura. Senza riaffermazione consapevole della propria identità non sarà possibile alcun dialogo ed integrazione con chicchessia.
|
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.190 del 11/12/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||