|
|||||||
|
|
La mancata riforma del pubblico impiegodi Antonio Maglietta - 21 dicembre 2006 Tra gli anni '80 e i primi anni '90 il legislatore concentrò la sua attenzione sull'efficienza della Pubblica Amministrazione quale condizione per la soddisfazione effettiva dei diritti dei cittadini. Questi ultimi, da titolari di un interesse potenzialmente confliggente con quello curato dall'autorità amministrativa, venivano ora considerati, prevalentemente, quali titolari dell'interesse che doveva essere realizzato dalla Pubblica Amministrazione. Proprio per meglio rispondere a questa nuova sfida, la PA adottò criteri propri del mondo imprenditoriale, quali l'efficacia, l'efficienza e l'economicità. Insomma, veniva messo al centro dell'intera attività dell'apparato burocratico pubblico il soddisfacimento degli interessi del cittadino, che diventava così il metro di valutazione principale del rispetto del principio costituzionale del buon andamento della Pubblica Amministrazione (art. 97, comma primo, della Costituzione). In questa vasta opera di riforma della PA assunse un rilievo preminente la riforma del pubblico impiego, poiché proprio il modo attraverso il quale i dipendenti pubblici svolgevano la propria attività andava ad incidere direttamente sul rendimento complessivo delle pubbliche amministrazioni. Già il Rapporto Giannini (1979) «sui principali problemi dell'amministrazione dello Stato» riteneva possibile il raggiungimento degli obiettivi di efficienza, efficacia ed economicità della PA attraverso la parificazione, sotto il profilo normativo e tecnico-operativo, del pubblico impiego a quello privato, e la conseguente eliminazione di un regime normativo eccessivamente garantista nei confronti dei pubblici dipendenti in quanto non supportato da modalità di concreta misurazione delle prestazioni e dei risultati, e ritenuto, inoltre, la causa principale del cattivo funzionamento dell'amministrazione. Successivamente, la legge n. 312/80 ha provveduto ad un riassetto complessivo delle carriere dei dipendenti pubblici, determinando lo storico passaggio dal sistema delle carriere a quello delle qualifiche funzionali proprio in virtù della volontà da parte del legislatore di imprimere una svolta legata all'aumento della produttività del lavoro ed al miglioramento dei livelli di efficienza. All'inizio degli anni '90 intervenne poi il dlgs n. 29/93 che, tra le altre, segnò una svolta storica in quanto prevedeva la riconduzione del rapporto di lavoro dei dipendenti pubblici, fatta eccezione per talune categorie, sotto la disciplina civilistica. Il tema della riforma del pubblico impiego è tornato prepotentemente alla ribalta dopo la proposta del professor Pietro Ichino di istituire una Authority per la valutazione dell'efficienza e della produttività delle strutture pubbliche e dei loro dipendenti. La proposta, condivisibile, è volta ad incentivare la produttività dei dipendenti pubblici, ad elevarne lo standard di efficienza e, soprattutto, a dare una qualche forma di risposta agli odiosi casi impuniti di nullafacenza conclamata che, pur certamente non essendo la norma, determinano un fastidioso privilegio nei confronti di altre categorie soggette a ben più rigorose regole di condotta. A riguardo il ministro Nicolais si è detto disponibile ad aprire un tavolo di discussione. Al momento, però, si è rimasti ai soli buoni intenti, mentre nei fatti, con la Finanziaria 2007, si è provveduto ad una spaventosa iniezione nella Pubblica Amministrazione di 350.000 nuovi dipendenti con contratto a tempo indeterminato, con forme peraltro abbastanza discutibili e senza il benché minimo richiamo ai temi della produttività e dell'efficienza. Il governo, sul tema, sembra essere frenato sia da motivi di buon vicinato con i sindacati confederali e la sinistra radicale sia da motivi squisitamente politici. Infatti la benevolenza e, in prospettiva, i voti dei dipendenti pubblici fanno gola soprattutto in una fase, come l'attuale, in cui il calo verticale del consenso - nei confronti del presidente del Consiglio e, in generale, di tutto l'esecutivo - sembra essere inarrestabile. Purtroppo ancora una volta il governo Prodi sembra voltare le spalle agli interessi degli italiani. Antonio Maglietta |
Iscriviti alla newsletter per ricevere gratuitamente la rivista al tuo indirizzo e-mail IN QUESTO NUMERO
|
|||||
|
Ragionpolitica, periodico on line n.191 del 18/12/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
|||||||