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L'occupazione cresce grazie alla legge Biagidi Antonio Maglietta - 24 dicembre 2006 L'Istituto nazionale di statistica ha condotto, con riferimento al periodo che va dal 3 luglio al 1 ottobre 2006, la rilevazione sulle forze di lavoro in Italia. Nel terzo trimestre 2006 l'offerta di lavoro è salita, rispetto al terzo trimestre 2005, dello 0,9% (+221.000 unità) ed il numero di occupati è risultato pari a 23.001.000 unità, il 2,0% in più (+459.000 unità) rispetto a un anno prima. Sempre nello stesso periodo il tasso di occupazione della popolazione tra 15 e 64 anni si è portato dal 57,4 del terzo trimestre 2005 all'attuale 58,4% mentre il numero delle persone in cerca di occupazione è risultato pari a 1.489.000 unità, in calo del 13,8% (pari a -238.000 unità) in confronto a un anno prima. Il tasso di disoccupazione si è posizionato al 6,1%, un punto in meno rispetto al terzo trimestre 2005. Un tale livello minimo di disoccupazione non si registrava dal lontano 1992. Il dato ancora più confortante è che la crescita dell'occupazione si registrata soprattutto tra le fasce più deboli e cioè tra le donne (264.000 unità in più), gli stranieri (172.000 unità in più) ed i giovani tra i 15 ed i 24 anni d'età (il tasso di disoccupazione è sceso al 18,9 per cento). I numeri, quindi, parlano chiaro ed indicano una trend positivo dell'intero sistema occupazionale italiano. Il dato diventa ancora più interessante se paragonato con quello del Pil che, sempre nello stesso periodo in esame, secondo l'Istat, è aumentato dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente e dell'1,7 per cento nei confronti del terzo trimestre del 2005. Insomma, in Italia, l'occupazione cresce tendenzialmente più del Pil ed è questo che, più di ogni altro dato, assegna alla legge Biagi la paternità dell'exploit del trend positivo dell'occupazione. Infatti, nonostante l'analisi dell'Istat, secondo cui il calo del tasso di disoccupazione è inquadrato in un contesto positivo per l'economia, proprio il citato confronto Pil/occupazione, dimostra come l'aumento dei posti di lavoro non è trainato dalla crescita della produzione ma è frutto delle buone norme che regolano il sistema occupazionale, le quali, come dimostrano i risultati, riescono a produrre un virtuoso moto inclusivo che va oltre la performance della produzione. Quindi i numeri dimostrano come la legge Biagi, come peraltro sottolineato anche dall'ex ministro del Lavoro Roberto Maroni, si è dimostrata la più importante riforma del mercato del lavoro degli ultimi trent'anni. Va annotato un altro dato importante. L'indagine in questione ha rilevato che l'incidenza del lavoro non a tempo indeterminato è arrivata al 9,8 per cento sul totale degli occupati. Quasi la metà dei nuovi lavoratori (215.000 su 459.000) vanta un contratto a termine, 23.000 sono Co.co.pro, circa 48.000 hanno avviato una nuova impresa ed infine 173.000 possono contare su un contratto a tempo indeterminato. Quindi possiamo aggiungere che la legge Biagi non solo crea posti di lavoro ma tendenzialmente ne crea di stabili, smentendo la falsità che fosse solamente sinonimo di precariato ed incertezza. Alla luce di questi dati inconfutabili diventa sempre più evidente l'intento puramente ideologico e distruttivo del ministro Damiano, ma in generale dell'intero Esecutivo, che sta alla base della volontà di voler smantellare gradualmente la Biagi, con l'aggravante che all'orizzonte, in alternativa, sembrano esserci solo le retrogradi proposte del gruppo di Rifondazione Comunista che prevedono un ritorno in grande stile al posto fisso, intoccabile ed improduttivo, con buona pace dei problemi legati alla produttività e all'efficienza. Antonio Maglietta |
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Ragionpolitica, periodico on line n.191 del 18/12/2006 Reg. Tribunale di Genova del 11/03/2003 n. 06/2003 Editore: Gnosis S.r.l. P.I./C.F. 01821410998 Direttore responsabile: Alessandro Gianmoena, Redazione: Aurora Franceschelli, Gianteo Bordero © 2003-2010 Ragionpolitica Riproduzione riservata Riproduzione riservata |
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